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the nightmare of the black kalzamaglia

WACKY RACE – SEDICESIMA TAPPA

Black sabbath, 7 dicembre 2013, O2 Arena, Praga

Dopo quasi due decadi di attesa è finalmente giunto il momento. Il Wacky Race fa tappa in quel di Praga, città  gotica per eccellenza, per assistere al concerto dei Black sabbath. Inizia così: le formalità  sul bagaglio sono appunto delle formalità, costose, ma pur sempre delle formalità. Cinque Wacky Racers, inguainati nelle loro calzamaglie nere, salgono a bordo dell’aereo senza grosse difficoltà, accolti da due inquietanti hostess attempate vestite anch’esse di nero e dotate di un setoso eccesso di peluria sotto al naso. Una di loro indossa una collana con un ciondolo a forma di croce rovesciata. L’altra invece sfoggia uno scintillante dito d’oro. Le due donne sono invero cortesi e molto professionali. Si accomodano nei posti assegnati, WR3 e WR6 si cimentano nella loro attività preferita a bordo degli aviogetti: sfogliare cataloghi di valige mentre WR1 approfondisce il suo rapporto simbiotico col sacchettino di carta e WR2 si rilassa elaborando matrici complesse su un foglio bisunto. Io mi guardo intorno pensieroso, domandandomi cosa potrebbe mettermi definitivamente a mio agio. A un certo punto alzo la mano e chiamo lo steward. L’uomo arriva canticchiando “I told you once about your friends and neighbours. They were always seeking but they’ll never find it” così mi guardo in giro come in preda a una vertigine. WR2, WR6, WR3, WR1. Sono tutti scomparsi. L’uomo mi posa una mano sulla spalla. “It’s alright”, mi sorride, “yes it’s alright”, ripete. Stappa una bottiglia di birra e me la mette in mano. Inchioda i suoi occhi nei miei. “E ricorda bene che io non faccio parte di questo cazzo di equipaggio”, dice prima di andarsene fischiettando un motivetto allego. Ora l’aereo decolla. Subito risuona una sirena tipo sirena antiaereo e il comandante annuncia con voce impastata: “Are you crazy?… come ooooon… Are you fucking craaaaaaaazy?”
Tempo pochi minuti: l’aereo finisce nel mezzo di una tempesta e prende a sobbalzare, WR3 e WR6 sono di nuovo lì, fagocitate da una montagna di bagagli a mano, WR1 è stato risucchiato dal sacchetto di carta e ora spuntano solo i piedi. Picchio sulla spalla di WR2 e gli domando secondo lui cosa diavolo stava canticchiando lo stewart. “Quale stewart?” risponde lui. “Quello che mi ha portato la birra canticchiando un motivetto allegro”. “Quale birra?”. Guardo in basso. In mano non stringo niente. Qualcosa mi spinge ad alzare la tendina del finestrino ed eccolo là, lo stewart di prima, seduto sull’ala che traffica col motore canticchiando quel motivetto allegro che dice “Va tutto bene, sì, va tutto meravigliosamente bene”.
E così mi sveglio di soprassalto madido di sudore. Tutto è tornato alla normalità, tranne questo assurda calzamaglia nera che non riesco a levarmi di dosso.

Sono all’interno di una metropolitana molto affollata, una metropolitana che ha più l’aspetto della cabina di un aereo. Il conducente accende gli altoparlanti e urla “Are you fucking craaaaaaaazy?”. Le hostess, se sono hostess, corrono avanti e indietro freneticamente. Le mani cariche di boccali di birra nera e schiumosa e gridano “Cerveza, cerveza!”. Ad ogni fermata si aprono le porte ed entra un folata di aria gelida e carica di neve. Il nevischio si posa sulle giacche e sui capelli dei passeggeri come forfora sui chiodi dei metallari. WR5, WR1, WR3, WR2 indossando calzamaglie nere. WR5 si esibisce in pliée e relevée languidamente appoggiato al palo del vagone. Sento l’ansia crescere dentro di me. Un presentimento tanto vago quanto fastidioso. So di aver dimenticato qualcosa, ma anche spremendomi le meningi non riesco proprio a ricordare cosa. una cosa banale, di una banalità devastante, come quando parti per un viaggio e arrivato in aeroporto ti accorgi di aver lasciata a casa il passaporto. Allora infilo la mano in tasca ed estraggo il passaporto. Al posto della foto c’è la sagoma di un viso avvolto in un passamontagna nero.
Le porte si aprono all’improvviso. WR5 balza fuori con una piroetta. Gli altri lo seguono affannosamente. La stazione è in realtà una piazza con un albero di natale luminoso e un gigantesco brezel piazzato al posto della stella cadente. Poco lontano uno strambo orologio astronomico diffonde una musichetta satanica a ogni scoccare dell’ora che fa più o meno: “Where can you run to? What more can you do? No more tomorrow, life is killing you. Dreams turn to nightmares, heaven turns to hell. Words of confusion, nothing more to tell”. La piazza è gremita di gente, ma WR1 mi tiene per mano e la gente che ci guarda inorridita si apre in un lungo corridoio davanti a noi. Improvvisamente un uomo ci si para di fronte con aria di sfida. Una specie di Wolverine con addosso il cappotto del Corvo. Al posto degli artigli estrae una spilletta di Garfield e dice una sola parola: Tiket. All’improvviso mi torna in mente cosa avevo dimenticato. Il biglietto. Sento una forza incontrollabile pervadermi mentre il mio corpo muta in qualcos’altro. Sono più alto, sempre più alto, e ora posso schiacciare un uomo con un piede. Possiedo molte braccia. Con una mano stringo il Wolverine, con l’altra gli stacco la testa mentre con la terza mi accendo una paglia e con la quarta schiocco le dita al tempo della musichetta satanica. Nella quinta stringo ora non più la mano di WR1 ma tutta la sua figura mentre la sesta… “La sesta dorme dentro di me”, mi tranquillizza con un sorriso WR6, comodamente seduta nel palmo della mia sesta mano.
Sobbalzo urlando “Shamalà! Shamalà! Shamalà!”. Mi siedo sul letto e mi guardo intorno. I vinili sono tutti al loro posto, la pila di biglietti dei miei 357 concerti pure. Ma questa calzamaglia nera?

Qui non c’è il solito caldino, anzi, qui c’è un freddo fottuto. E che cibo di merda. Quella roba gassata sembra anche buona ma ne arrivano solo delle pisciatine sottilissime. Diverso dalle montagne di popcorn a cui sono abituata da un po’ a questa parte. Intravedo le sagome di quattro persone. Uno dice sempre delle frasi che cominciano con dio e che mi fanno molto ridere anche se non le capisco, l’altro invece decide sempre i posti dove andare e nessuno le mette mai in discussione perché quando sceglie un posto va sempre a finire che quel posto è bellissimo. La terza secondo me è una femmina, come me, ed è sempre dolce e a volte un po’ sarcastica, soprattutto con quello che fa tremare i vetri coi rutti, che mi pare sia sempre lo stesso che dice quelle cose divertenti che iniziano con dio. L’ultimo è quello che dà sempre un bacino al mio culo prima di addormenarsi e mi chiama Trinity, è quello che dice sempre “andiamo” e allora improvvisamente stiamo tutti andando da qualche parte, neanche fosse lui il leader. C’è una quinta persona ma non riesco a vederla eppure deve essere molto vicina. Quando parla o quando fa quei rumori col sedere la sento dappertutto, come se fosse tutt’intorno a me. Però ora scusatemi, mi sento improvvisamente stanca. Sapete, tutto questo sballonzolio concilia. Credo che mi farò un pisolino. Quando mi sveglio intravedo tre sagome che parlano della discografia dei Rainbow mentre la quarta sta parlando di mercatini assieme a quella che ho intorno. Poi all’improvviso ci sono delle luci fortissime, e dei fischi, e delle urla e tutti che spingono e sgomitano. Da qui non vedo bene ma sembrano centinaia di mani alzate che fanno le corna. Vorrei proprio sapere dove diavolo sono capitata. Quello che sento è un tizio che sbraita come una gallina e ogni volta che dice “are you fu kong craaaaaaaazy” tutti impazziscono e fanno un gran casino. Gallina farfuglia frasi senza senso sul diavolo. Secondo me quello si fa la pipì addosso come me. Ora c’è un suono che mi fa traballare e il cordone a cui sono attaccata daang daaang vibra che sembra la corda di un contrabbasso. Mentre Gallina farfuglia la sagoma che mi circonda canta nananà  nananà  nananà  forse perché non vuole sentirlo o forse perché vuole canticchiare le stesse cose che dice Gallina ma non ricorda le parole.
Oh, ma questa mi sembra di conoscerla! E anche questa! E senti che bel suono. E vai con questo riffone. Bella faccenda. Uno dei tre che prima parlavano dei Rainbow ora è dietro di me che grida ghegheghé. Poi però a un certo punto i rumori sono forti, troppo forti, come un rullo di tamburi, sì, sono proprio tamburi e sono più forti sempre più forti e il rumore è dappertutto è accecante è assordante e il cordone vibra forte troppo forte e mi sbatte di qua e di là , sopra e sotto e di lato e allora urlo…
“Bastaaaaaa!”. Mi sveglio di soprassalto. Ma che razza di incubo. D’istinto poso le mani sul mio prominente ventre, stranamente avvolto in una confortevole calzamaglia tutta nera.

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L’ineffabile illustrazione qui sopra raffigura i Black Kalzamaglia in concerto. Concordo con voi che vederla alla risoluzione consentita da questo blog rappresenta un crimine nei confronti in primo luogo di WR1, in secondo luogo dell’umanità intera. Vedremo come risolvere il problema. Nel frattempo potete cimentarvi a individuare nel testo la frase nascosta, la frase della Bestia. La frase del triplo 6.

3 commenti

  1. Secondo me il messaggio satanico è:
    Shamal! Shamal! Shamal!
    ReKenzionen fottutamente incredibile!!
    Ooooh, ma chi è quello che inizia le frasi con dio, e rutta che fa tremare i vetri?

  2. Alcuni passaggi di questo post mi hanno fatto lo stesso effetto che la storia del signor Libero nato il 25 aprile 1945 ha fatto all’autore di questo post.
    Non avevo idea che i cataloghi di valigie potessero toccare certe intime corde

  3. guido: coautore, soltanto coautore. e, per quanto riguarda i contenuti, soltanto in minima parte.
    gual: no, la frase del triplo 6 non è quella.

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