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quella cosa

Lo scorso weekend ero in quella città, quella molto grande con un sacco di monumenti, sporca, sbruffona, inquinata, soffocata dal traffico e dal malaffare, quella città che una volta era la capitale del mondo mentre oggi è popolata da gente che trascorre le giornate a spennare turisti esclamando “anvedi quello”, ero là a fare quella cosa che si fa sempre prima di un matrimonio e che non è un sacramento, ero là con un certo numero di amici che vengono da quella città emiliana con la Bonissima, il Dòm e la Ghirlandina, quella stessa città che ha quella squadra di calcio che una volta era anche abbastanza forte ma adesso fa un po’ cagare, quella squadra che negli anni sessanta aveva come inno una canzone scritta apposta da Francesco Guccini che parlava di un canarino, e ci siamo andati col treno, che non era un treno vero e proprio delle Ferrovie dello Stato, ma sembrava più una navetta spaziale della Federazione dei Pianeti e faceva lo stesso rumore dell’Enterprise quando entra nella Velocità Curvatura e le porte scorrevoli facevano lo stesso sguish delle porte scorrevoli che si aprivano quando passava il capitano Kirk e questo treno aveva dei tavolini e a un certo punto qualcuno ha pensato “ora ci pianto la faccia, sul tavolino, e dormo fino a destinazione” ma non aveva fatto i conti con l’oste, quel qualcuno, perché l’oste c’era veramente, su quel treno, in quella carrozza, e a un certo punto del viaggio che coincideva più o meno con la prima periferia di quella città emiliana famosa per essere da sempre un covo di comunisti chic ma che recentemente è stata amministrata da una giunta di centrodestra e poi commissariata proprio come l’altra città emiliana, quella dove hanno il prosciutto buono e dove attualmente risiede l’autore di questa spiritosaggine, a un certo punto del viaggio questo oste ha estratto tre bottiglie di quel vino rosso frizzante che si produce in grande quantità in quella zona dell’Emilia compresa tra la città commissariata, la città con la ghirlandina e l’inno di Guccini e l’altra città commissariata, e poi ha estratto delle schiacciatine e delle merendine e mentre tutti dicevano cose del tipo “ma che stronzata è bere del vino alle 9:30 del mattino”, mentre dicevano così si versavano il vino e mangiavano la schiacciatina e mentre dicevano “ma che stronzata è bere del vino alle 9:30 del mattino” in realtà lo dicevano macchiandosi la maglietta di vino e sputacchiando le briciole masticate, poi un tizio che doveva essere in combutta con l’oste ha estratto una bottiglia di liquore, quello famoso con l’uovo, quello che ha un nome palindromico, e qualcun altro ha ideato una specie di quiz dove il festeggiato, se sbagliava a rispondere alle domande che gli venivano poste, doveva bere un goccetto di quel liquore lì, quello con l’uovo che si usa bere al termine di una giornata sciistica, e il festeggiato beveva, beveva, e intanto rispondeva alle domande, e a un certo punto era completamente sbronzo e a una domanda il cui senso era pressappoco “qual è il significato dell’universo?” lui ha risposto prontamente: “centodue” e a quel punto nella carrozza tutti si sono zittiti, e per un po’ si sono sentiti solo dei bisbiglii e un rumore come di gente che si gratta la testa, e alla fine qualcuno ha detto a voce alta che la risposta era corretta e nel frattempo eravamo già arrivati alla stazione di quella città famosa nel mondo per aver dato i natali ai Litfiba e così il treno ha rallentato e io mi sono buttato fuori dal finestrino e ho cominciato a correre come inseguito da un’orda di klingoniani omosessuali e ho comperato altre tre bottiglie di vino saltando la coda alla cassa e risalendo sul treno che stava per ripartire sempre attraverso il finestrino e il gioco è ricominciato e poi quando siamo arrivati in città, quella che dicevo all’inizio, quella con tutti i monumenti, abbiamo travestito il festeggiato come se fosse un imperatore di quella città e poi abbiamo raggiunto lo stadio e assistito a una partita di rugby tra l’Italia e quella squadra tutta vestita di nero che non è la nazionale degli arbitri e mentre guardavamo la partita abbiamo bevuto esattamente centodue birre e così conciati siamo andati a ballare in un posto lì vicino che si chiama terzo tempo e alla fine considerando che avevo pisciato nove volte in tutto ero convinto che fossero le tre del mattino ma invece erano soltanto le otto e mezza, e forse era per via della birra ma avevo la sensazione che il tempo scorresse come una pallina in un flipper, e il mondo mi sembrava di vederlo attraverso il vetro di un acquario, tanto che di quei momenti, così come del ristorante, della scarpinata sotto la pioggerella, della corsa in taxi per raggiungere i paraggi di quel monumento che somiglia all’Arena di Verona ma che in realtà non è situato in quella città scaligera di cui non ricordo il nome, poi del locale notturno e di tutto ciò che è successo là dentro conservo una memoria lacunosa ancorché molto vivida, e così pure del giorno successivo, del pranzo, della passeggiata in giro per la città piena di monumenti e del ritorno con quel treno che somigliava a quello che avevamo preso all’andata e a questo punto credo sia il caso di venire al sodo, cioè ai ringraziamenti a tutti i miei compagni di viaggio, ché ci sono stato bene con loro, molto bene, a cominciare dal festeggiato, e poi l’oste, quello senza il quale nessuno avrebbe dovuto fare i conti, e poi vorrei ringraziare il suo aiutante, quello che si lamentava continuamente del caldo e suonava continuamente il campanellino della reception senza accorgersi che la ragazza della reception gliel’avrebbe ficcato su per il culo volentieri, il campanellino della reception, e poi quelli in camera con me, a cominciare da quello che nel cuore della notte, che poi era mattino inoltrato, ha gesticolato e per tutta risposta io gli urlato che non sentivo un cazzo perché avevo i tappi nelle orecchie ma intanto urlando ho svegliato anche l’altro compagno di stanza, quello che aveva messo la sveglia alle 7:15 per motivi molto poco chiari ma difficilmente diversi dalla volontà esplicita di venire pigliato a ciabattate, e poi volevo ringraziare quello che viene dal profondo sud e vorrebbe tanto andare a visitare il profondo nord per vedere se anche la ‘nduja è buona come giù, quello che vorrebbe andare a fare il macchinista sulla trombonave che va da Stoccolma a Helsinki, quello che vorrebbe scrivere un libro intitolato “101 buoni motivi da raccontare a tua moglie”, quello che si è addormentato dopo l’antipasto e si è svegliato giusto in tempo per pagare i 40 euro del ristorante, quello che dopo dieci minuti era già talmente sbronzo che dovevi andare in giro tenendolo per mano come farebbe un padre col figlio o un gay closet case con il nuovo amichetto, quello che di professione riduce le molecole di gasolio in molecole di gasolio più corte e poi allunga tutto con acqua, lime e una spruzzata di seltz, quello che ha inaugurato il treno che non era esattamente delle Ferrovie dello Stato annaffiando se stesso e il treno medesimo di prosecco, quello che ha cercato di darmi uno schiaffo mentre ero affacciato al finestrino della stazione di quella città con la ghirlandina e l’inno di Guccini ecc. ecc. e mentre ci provava si è fracassato il coccige, quello che è originario della stessa città degli altri però vive nella città di fianco, quella dove hanno inventato il tricolore e la parola dimondi, vorrei ringraziarli tutti, insomma, e dire che sono stato molto bene con loro lo scorso weekend a fare quella cosa che, ora come ora, non ricordo più cos’era.

6 commenti

  1. Che bello! Ma che bello! Bellissimo! Emozionante e commovente!
    Un racconto vorticoso e inebriante, in cui ho sguazzato come un Mori nella sua Haka-haka dance.

  2. Racconto letto tutto d’un fiato, come rivivere o essere ancora nella città eterna!

    Dal posto famosa “solo” per aver dato i natali ai mitici Litfiba…
    ciao alla prox.

    Simo

  3. un lungo week end di metà novembre… di nitido l’oste ricorda poco, come poco ha eguali al mondo il famoso terzo tempo del rugby, sempre mitizzato e osannato dai partecipanti. ebbene si, c’eravamo, ben gonfi dallo sponsor della nazionale e l’unico suo aspetto negativo è stata la durata. non sarebbe dovuto mai finire ! ma giove pluvio l’avrebbe interrotto da li a poco. applausi a tutti.

  4. no ancora no, non mi sposo. ma quando sarà, se sarà, o quando sarà, se sarà, o quando, be’ sicuro ci sarà un evento preliminare, che non sarà un sacramento, al quale sarebbe bello ci fosse tanta bella gente, poprio come è successo stavolta.

  5. Bela !! Dopo aver letto il racconto mi sento nello stesso stato di sabato notte : ubriaco ! Ubriaco di immagini e di momenti piacevoli vissuti tra amici ! Aggiungerei altre cose folli accadute in quel posto che una volta era la terra degli imperatori e della cultura mondiale, in cui adesso regna la regola dei “5 euro”: i nuovi compagni di viaggio piGMa, tumpla e soci che sono venuti a scrocco e manco hanno salutato alla fine….lo scontrino di birre più lungo e costoso di tutti i tempi…il fine serata al “l’alibi” dove avevano appena finito di girare un documentario anni ’80 sulla vita dei mostri !
    Grazie a tutti e naturalmente un grande grazie a Nerone e all’oste che in modi diversi han permesso tutto questo…e un grazie a tutti quelli che mi han suggerito di mettere l’acqua nel diesel…ora grazie lo dice anche il mio meccanico !!! Porcatr…!

    Ps…e la prossima volta, per colpa della sveglia, non mi inserite tra le teste di serie !

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