ottomenocinque

dedicata a g*** e d*** con affetto.
sono curioso di vedere se dopo questa mi rivolgeranno ancora la parola.
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Ooorgh… un SMS.
Cosa? Che… COSA? Bidonaro a me? No, dico, ho letto giusto? BIDONARO A ME??? Ma sentile, che facce da tungsteno. Io lì ad aspettare tutta sera, che per colpa vostra mi sarò scaraffato cento birre almeno e voi mi date del bidonaro? Veh, belle, che ho guardato persino dietro i quadri, ieri sera. Ma di voi due neanche l’ombra.
O forse sì, forse invece c’eravate e io per qualche ragione non vi ho visto. O forse vi ho visto e non vi ho notato, forse vi ho notato ma non vi ho riconosciuto, o vi ho riconosciuto ma ho dimenticato. Cazzarola, siano maledetti questi anni che incedono pachidermici, trabalzando come un trattore in una carraia, senza tregua, inesorabili come scoregge, le fitte al ginocchio ogni santa volta che piove, e cazzo se piove, il maldischiena se sto troppo seduto, o troppo in piedi, o troppo a metà tra seduto e in piedi, eppoi davanti quest’affare floscio che mi pare una quaglia impallinata, due coglioni penduli come orecchie di cocker e dentro non più di dieci o quindici spermatosauri, la coda bianca e irrigidita dall’artrosi, lividi, vitali come capperi andatiammale, e per finire tre catorci di amici che mi pigliano per le chiappe che secondo loro sarei ugualeuguale a quel vecchietto alcolizzato ch’è appena entrato caracollando MACCHEDDIAMINE, VI SIETE MAI VISTI VOI TRE? attorno al tavolino zitti come cadaveri, mezza birra calda davanti, a sfogliare la gazzetta dello sport, e guardatevi: uno zecchino d’oro per disabili mentali, sembrate.
O magari ci siamo visti davvero, sì, e ‘ciaocomestai’ e ‘iobenevoinvece’, un bacio di saluto, ci siamo seduti al tavolo e chiacchierato per alcuni minuti, ah, chi si ricorda, e avevate fretta, sì, avete insistito per andare, questo me lo ricordo, che volevate a tutti costi farvi un’intera notte di sesso a tre a base di giochetti sadomaso, latex, cera calda e cumswapping, e alla fine, esauste eppure felici, mi avete sussurrato frasi del tipo ‘E’ stato bellissimo’ e ‘Saremo le tue schiave per sempre’, e nonostante la pioggia insistente il dolore al ginocchio un po’ s’è attenuato, mal di schiena, ma quando?, e un doveroso ringraziamento alla Congrega dei Senescenti Spermini, capaci di vivere il loro imperituro momento di gloria con solenne dignità balzando alti, altissimi come i delfini del circo, un guizzante canto del cigno prima di spiaccicarsi onorevolmente contro il soffitto, e al termine di tutto, mi ricordo, vi siete slinguate languidamente, nude, sul letto, l’espressione corrucciata, ‘Ci consoleremo così – avete detto strusciandovi l’una contro l’altra – nell’attesa che tornerai presto da noi’ e io ‘Mah, valuterò, voi intanto attendetemi lì’.
Di nuovo quel rumore insistente, assordante, che pare l’allarme antincendio dell’inferno. Apro gli occhi, tiro un diocane e guardo la sveglia. Ottomenocinque. Non sono ancora uscito dal letto che già sono in un ritardo strastronzo. Mi alzo, mi accendo una sigaretta, la spengo, mi lavo i denti, la riaccendo, piscio, mi vesto e mi scaravento in strada. Tiro su la tapparella del cervello e do un’occhiata didentro. Niente di nuovo, figuriamoci, a parte uno strano odore che aleggia come di corpi sudati. Non lo definirei sgradevole, anzi, tutt’altro. Che cosa sarà successo lì dentro, stanotte? Mah, chi si ricorda più.
Devo cominciare a prendere appunti.
DIAMINE’ sarà il tormentone estivo.
DIFFONDETELO!