l’abbraccio

lasciai sara il primo febbraio 2005. le cose tra noi andavano male, parecchio male. fu comunque una decisione… diciamo… avventata. sono passati due anni e mezzo da allora. due anni e mezzo in cui ho avuto modo di riflettere e rendermi conto di quanto grande e importante fosse la storia che mi ero gettato alle spalle.
———————-
Quattordici agosto. Nel silenzio afoso della stanza i pensieri turbinano come mosconi. Sono sdraiato sul letto da questa mattina. Mi mancano le forze per alzarmi. Mi manca la VOGLIA di alzarmi.
I dottori sono stati chiari: non ho nulla di patologico. “Esaurimento nervoso”, hanno sentenziato.
“Esaurimento nervoso? A ME???”
“Sì a te, perché?”
“Niente… niente” mi sono rivestito e sono uscito lesto di lì, tutto sommato rinfrancato dalle loro parole sicure. Si sono raccomandati: ‘riposo assoluto’ hanno ripetuto più volte. Le vacanze imminenti sono capitate a fagiuolo, come si dice.
Ho rifiutato una manciata di inviti vacanzieri ed ora me ne sto qui, sdraiato sul letto, la serranda abbassata, la luce fioca dell'abat-jour, ad ascoltare il mio malessere, a chiedermi ‘se davvero non ho niente, com’è che sto così male?’
Il cellulare vibra: un messaggio. Mi alzo e corro a leggerlo. Un po’ di compagnia è proprio quello che ci vuole, penso.
Mittente: Sara. Testo ‘torno ora da w-end in Abruzzo. Mare sole e solita ciotola serale’. D’istinto premo il tasto ‘richiama’ ma no, no… che sto facendo mai? E chiudo la comunicazione. Mi distendo nuovamente sul letto a soffrire me stesso sofferente.
Quattro ore dopo, sotto sera, un secondo messaggio di Sara: ‘ci 6 stasera?’ Richiamo subito. “Sì ci sono”. “Fattoria?” “Fattoria”. “Alle dieci?” “Alle dieci”.
Mi alzo finalmente dal letto e corro a lavarmi. Il tremore e il senso di soffocamento si sono attenuati, forse addirittura spariti.
Dieci meno un quarto, ora di andare. Sono emozionato, parecchio emozionato.
In fattoria Sara è con un paio di amici. Delusione: mi aspettavo un’uscita a due, io e lei. Però, visto che sono qui, gli intaso le orecchie con una manciata di cazzate in velocità. Un po’ ascoltano, un po’ no. Dieci minuti e slegano i cavalli. Bene.
Rimango solo con lei. Ci sediamo a un tavolino e attacchiamo a chiacchierare. Una conversazione fluida, priva di imbarazzi, di silenzi, priva di quella sensazione spiacevole di disagio latente che ti fa sobbalzare: ‘oddio, vuoi vedere che qua m’è scappata una parola di troppo?’
Una serata normale, assolutamente speciale. Come mille altre in passato.
Già, in passato.
Vengono le due in un momento. Dice: “Andiamo?”
Il parcheggio è praticamente deserto, ci sono soltanto la polvere e le nostre due auto parcheggiate una vicina all’altra. Apre la portiera. Mi avvicino: “Buonanotte”, dico e le appoggio un bacio sulla guancia e uno sull’altra.
“Buonanotte” risponde.
La guardo. Non sale in auto. Se ne sta lì, immobile, lo sguardo basso sugli alluci, come un marmocchio durante una ramanzina.
In quell’istante nella testa mi esplode un concerto dei Marduk: non riesco più a ragionare. Le carezzo una guancia, giro i tacchi e salgo in auto. Metto in moto, ruoto la testa a guardare attraverso il finestrino. Sara è ancora lì, impalata, l’espressione statica e triste di uno spaventapasseri circondato d’asfalto.
Il concerto si articola in parole distinte: “SeiunidiotaidiotaIDIOTA!!” ripete la voce didentro. Mi sento mancare. Che mi succede? Mi rendo conto che sono in apnea da un paio di minuti. Espiro e cerco una sigaretta. Quante volte ho fantasticato che accadesse? Quanto a lungo ho atteso? Mi ero dato tempo: ‘ci sarà un solo approccio – mi dicevo – al momento giusto’. Ebbene: quello era il momento giusto. Ce ne saranno altri?
Stanotte tremerò parecchio, penso, fanculo.
Salgo in casa, amareggiato, stanco e deluso da me stesso. Tolgo dalle tasche il portafogli, le chiavi, il cellulare e li getto sulla scrivania con un gesto stizzito, come se fosse colpa loro.
Nel telefono vedo un messaggio. Di Sara. ‘Mi aspettavo un ‘abbraccio’’, dice. La parola ‘abbraccio’ è tra virgolette. Si riferisce a una frase de ‘L’abbraccio’ dei Marlene kuntz: ‘un giorno o l’altro io prendo il coraggio e ti abbraccio’. Gliel’avevo scritta in un mail giusto una manciata di giorni prima.
“IDIOTAAAAA!”
E ZITTO UN ATTIMO! Fammi pensare. Dunque… Oh, sì. Trovato.
Raccatto la mia roba e ritorno in strada. Rispondo immediatamente al messaggio: ‘non ho avuto il ‘coraggio’. Troppo tardi ora?’
Dieci interminabili minuti. Arriva la replica: ‘che devo rispondere?’
E io: ‘rispondi no ed esci’.
Una luce s’accende, un’ombra bianca: è Sara in camicia da notte che gironzola per il cortile come un fantasma.
Io sono lì che attendo, nel vialetto di casa sua. Varco il cancello, le gambe rigide come tralicci, il cuore che cerca di evadere scavandosi un tunnel tra le costole, il respiro convulso di un asmatico in crisi anafilattica. Sono davanti a lei, ora. Trattengo il fiato e… la abbraccio.
Il resto, beh…
Dice che è molto confusa, che però il tempo trascorso con me è straordinario, che ha paura, che anche lei ha atteso a lungo questo momento. Che non sa, che deve pensarci su, che non vuole pensare affatto, che finalmente è successo, che è tutto sbagliato e che, che, che…
Io?
Io non ho nessuna voglia di lavorare, tremo un po’ meno di prima, inganno il tempo scrivendo questo post nell’attesa che giunga presto stasera così da poterla finalmente rivedere.
Non c’è altro, mi spiace, nient’altro. Che vi aspettavate?
Nient’altro che il desiderio di rivedere Sara stasera e il terrore che un giorno tutto questo possa finire di nuovo. Tutto qui.
Delusi?
Deluso?
No, affatto; piacevolmente sorpreso, invece.
Finalmente tu, di persona; lieto di incontrarti nella pubblica piazza.
vedersi da lontano e trovarsi.. bellissimi! mmh una birra te la meriti (l’accenno allo shoegazing!)
ci son momenti nella vita che lasciano un segno ,mi auguro per te che sia l’inizio di qualcosa di fantastico.
…la tua storia più bella…l’ho letta tutta di un fiato, densa di emozioni…finale ancora incerto…ti auguro comunque che vada tutto nel miglior modo possibile! quale?!
Molto commovente!
C4L A3> AB>8B!
che belle parole…….
anch’io stò messo
per il fatto dei medici…
non ci andare!
spesso è colpa delle cose che abbiamo in tasca
un abbraccio
Che bella storia d’ammmmore! Sono proprio contento per te. Non male anche come hai raccontato la vicenda.
In bocca al lupo ad entrambi!
E come disse De Gregori
…il vero amore può
nascondersi,
confondersi
ma non può perdersi mai…