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italiano medio

Fatevi un giro in un aeroporto qualsiasi. Fatevi un giro e date un’occhiata ai passeggeri seduti in attesa del volo. La maggior parte di coloro che non lavorano con un computer la troverete intenta a leggere un libro o intrattenere i propri figli. Tranne gli italiani. Gli italiani li riconoscerete perché se per caso leggono qualcosa quel qualcosa è la Gazzetta dello sport e se giocano con qualcosa quel qualcosa è il loro cellulare, che vista la circostanza non sarà certamente in modalità silenziosa ma al contrario emetterà insistenti e fastidiosissimi bip-bip.
Quando sono all’estero in albergo talvolta accendo la TV perché mi aiuta a svegliarmi al mattino. CNN, telegiornali, approfondimenti. I sottotitoli vanno così veloci che neanche riesco a leggerli. La TV italiana: chiappe, zinne, televendite, forum e resdore analfabete che cucinano sformati. Sugli altri canali satellitari: karaoke iraniani, salmi in arabo, Al-jazeera.
Un individuo che trascorre il suo tempo a leggere la Gazzetta dello sport e sbirciare chiappe e zinne in TV: sintesi perfetta dell’italiano medio. Non c’è da meravigliarsi che a rappresentarlo sia un tizio che possiede una squadra di calcio, una emittente che trasmette chiappe e zinne, un tizio che ama sollazzarsi organizzando orgette private con giovani ex-minorenni (tra i tanti, ho trovato questo articolo particolarmente gustoso). Non c’è da meravigliarsi che un popolo che si fa togliere le multe dall’amico carabiniere sia capeggiato da un tizio che promulga leggi ad personam. Quel tizio è tutti noi (me compreso, beninteso: ne è riprova ciò che si sostiene qui). Quel tizio racchiude in sé la quintessenza dell’italianità.

Quest’anno, per via del centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia, tutti se ne vanno in giro col tricolore sulla spalla. Quello stesso tricolore che fino al centoquarantanovesimo anniversario usciva dagli armadi solo quando vinceva la Nazionale. Io diffido di gente del genere, come diffido di chi va a messa solo a Natale o di chi attacca l’arcobaleno con la scritta “pace” e poi, con la coscienza alleggerita, compie veri e propri atti di guerra come un pieno di benzina alla Esso. Questa gente si trasforma, si mistifica.
Piuttosto preferisco quelli che urlano che col tricolore si puliscono il culo. Perlomeno posso riconoscerli, posso misurare la distanza tra me e loro. (in effetti dubito che quella gente si sia mai pulita il culo con qualcosa.)
Lo scorso 17 marzo gli organizzatori della manifestazione in piazza a Parma hanno invitato i cittadini a portare con sé una copia della costituzione. Sara è andata in agitazione e ha messo sottosopra la soffitta di Botteghino. Mentre gli ospiti si alternavano al microfono, in piazza c’erano molte facce solenni che annuivano e sventolavano il libello. Ma io avrei voluto chiedergli: dato che ce l’avete in mano, la costituzione, l’avete aperta? L’avete letta?

Se il popolo italiano compie davvero centocinquant’anni, allora forse è il caso di levarsi le braghette corte e asciugarsi la candela del naso. E’ ora di levarsi di torno quella oscena reputazione di bambocci ignoranti, individualisti, frignoni, menefreghisti e superficiali che ci si incolla alla schiena non appena varchiamo in confini nazionali. Non fraintendetemi. Non ce l’ho con la mia nazione. Ancora credo di credere a quegli ideali di democrazia e libertà sui quali l’Italia è stata prima fondata e poi ricostruita col sudore colato dalle tempie dei nostri nonni. No, non mi vergogno dell’Italia.
Mi vergogno di essere italiano.
Qui non si tratta di destra o sinistra, di premier erotomani, di ministresse soubrettes, raccomandazioni e favoritismo, di politica o di ideologie buone o cattive. Se non vogliamo colare a picco c’è rimasta una sola cosa da fare. E va fatta subito. Dobbiamo cominciare dall’asilo. Solo così di qui a quarant’anni forse vedremo qualche risultato.

Trovo che questo videoclip dei Talking heads datato 1988 descriva mirabilmente la situazione politica italiana. Non perdetevi l’inatteso finale “kubrickiano”

Devo ringraziare il buon Silvio per avermi fornito, nel corso di una interessante chiacchierata avvenuta quasi dieci anni or sono, le illuminanti parole “Cominciare dall’asilo”. Non credo esista modo migliore per sintetizzare il suo pensiero. E a conti fatti pure il mio.
Qui sopra ho riprodotto le copertine di due celebri album di musica italiana. Non dovrebbe essere difficile riconoscerli.

Un commento

  1. bravo!
    aggiungerei solo una cosa, non c’è tanto un rappresentante, quanto un creatore che ha incontrato cervelli malleabili, perchè noi da sempre abbiamo la sindrome dei conquistati e dei sottomessi e non possiamo né immaginare né tollerare una vita disobbediente.

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