io non sono charlie hebdo

Ieri ho visto una vignetta che circola in rete così come circolano in rete tante altre vignette di Charlie Hebdo in questi giorni e in questa vignetta c’era un tizio coi capelli lunghi che sembrava Gesù Cristo ed era indubbiamente Gesù Cristo visto che aveva dei buchi nelle mani e nei piedi e aveva anche un triangolo conficcato nel culo con scritto sopra Spirito Santo e lui stesso stava inculando un vecchio coi sandali e la barba e l’aureola in testa e ho pensato che quella vignetta mi faceva cagare e non l’ho pensato perché la vignetta in realtà mi scandalizzasse e io non fossi disposto ad ammetterlo ma soltanto a liquidare la faccenda con un generico “mi fa cagare” o perché mi facesse arrabbiare oppure mi disgustasse o mi generasse qualunque sentimento moderatamente o fortemente negativo oppure positivo, no, quella vignetta mi faceva semplicemente cagare perché non mi faceva ridere e non mi faceva ridere perché non applicava nessuno degli elementari meccanismi della comicità ma si limitava a dissacrare una cosa che per me tra l’altro non è neanche sacra e a questo punto mi sono domandato cosa avrebbe invece pensato una persona per la quale cose come quelle sono in realtà sacre e parecchio importanti e sono arrivato a concludere che quella persona avrebbe provato rabbia e frustrazione non tanto perché si mettevano in gioco gli ideali in cui a torto o a ragione credeva saldamente ma soprattutto perché tutto avveniva gratuitamente, come un insulto da un microfono a cui non puoi rispondere, come uno schiaffo nei denti che non puoi restituire e poi ho pensato che se da un lato il fatto che oggigiorno qualcuno possa ritenersi offeso da una vignetta del genere o da vignette analoghe mi fa pensare che l’uomo è in realtà molto più vicino alla scimmia di quanto creda, dall’altro è pur vero che queste persone esistono e possono essere miti oppure violente e se sono violente possono reagire dissennatamente e compiere orrori che non è mia intenzione né condividere né giustificare né legittimare in modo alcuno e anzi mi indignano più di ogni altra cosa, ma un’altra cosa che mi indigna, che mi indigna un po’ meno dell’orrore in sé ma mi indigna comunque parecchio sono le parole di cui si riempie la bocca chi parla di terrorismo riferendosi a qualcosa che somiglia molto più a un tragico regolamento di conti ma soprattutto mi indigna chi parla di libertà di espressione convinto che la libertà di espressione significhi avere il diritto di dire qualunque cosa senza curarsi che le parole stesse siano o paiano violente o esprimano concetti violenti, di chi parla di tutto questo solo quando vede il sangue sul pavimento e non quando per esempio un presidente del consiglio condannato in primo grado per un reato minore come la pedofilia e salvato in secondo grado solo grazie a un cavillo legislativo introdotto tempestivamente dal sedicente partito della sinistra, quando un presidente del consiglio dicevo uccide sistematicamente per vent’anni le parole e le opinioni di tutti i più importanti pensatori italiani, no, perché dopotutto se non c’è il sangue sul pavimento non c’è neanche il gusto e ti viene quel senso di torpida delusione un po’ come quando hai rallentato per un incidente e quando passi vicino all’ambulanza scopri che il ferito si sta rialzando da solo, ecco, io penso queste cose qua ed è per questo che io non sono Charlie Hebdo, o forse farei meglio a dire che non sono sicuro di essere Charlie Hebdo, perché non sono sicuro che Charlie Hebdo sia soltanto satira e non anche un serbatoio di insulti e parole violente, magari non del tutto consapevolmente, e io sono contrario alle parole violente, a tutte le parole violente, perché credo che ogni gesto violento scaturisca da parole violente pronunciate poco prima, che siano quelle di Charlie Hebdo, di questo o di qualunque altro post in rete o di qualche fanatico predicatore del cazzo.
La vignetta in questione si trova facilmente in rete. Non l’ho messa qui per non negarmi il piacere di descriverla. Qui, invece, un paio di tavole di quel fottuto geniaccio di Cavezzali, giusto per sdrammatizzare un po’. L’immagine sopra è stata rilanciata il 7 gennaio scorso da un account Instagram attribuito a Banksy.
sono sostanzialmente d’accordo