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in un posto che neanche somiglia al jack rabbit

Quentin osserva le labbra di Uma appoggiarsi alla cannuccia e succhiare rumorosamente. Il fatto che le labbra di Uma occupino per intero il campo visivo di Quentin non sfugge a Quentin stesso.
“Questo posto non ha niente a che vedere col Jack Rabbit”.
“Delusa?”
“Anzi”.
“Anzi?”
Sorride. “Sei un artista, dico bene?”
“Ho una memoria prodigiosa, tutto qui”.
“Nient’altro?”
“Tu cosa pensi?”
“E tu?”
Quentin pensa ai bottoni della camicetta di Uma che sfiorano il petto di lei.
“Penso che hai dei bottoni bellissimi”.
La donna si china in avanti. Sussurra qualcosa.
Quentin legge il labiale. “Tu non sei Mia e questo non è il Jack Rabbit” risponde
“Appunto”.
“Appunto”.
Qualcuno mette una moneta nel juke box. Parte un pezzo di Buddy Holly. Quentin Tarantino muove la testa come a seguire la traiettoria di una mosca. “Sai, si parla di Cannes”, dice infine schiaffeggiando lo schienale del divanetto.
“Sei sorpreso?”
“A dire il vero no. A sorprendermi è stata l’Academy”.
“L’Academy?”
“Cannes non saprei, ma vincerai l’Oscar, Uma”.
“Il merito sarà soltanto tuo”.
Quentin scuote il capo. “Verresti a cena con me, Uma?”
“Stiamo già cenando, Quentin”. La dona schiocca le ditta. “Ragazzo! Due Rocky Marciano, uno con ketchup e uno senza!” Poi di nuovo a lui. “Devi dirmi qualcosa, Quentin?”
“Tu che ne pensi?”
“Non trovi irritante chi risponde a una domanda con una domanda?”
“Secondo te?”
“Secondo me hai un progetto”.
Le unghie dipinte di nero di Uma sono lunghe e bellissime. Quentin deglutisce. “Un film”.
“Pensi di sorprendermi dicendomi che farai un film?”
“Un film con te”.
Uma si schiaccia i capelli dietro l’orecchio. Le orecchie di Uma sono sottili e bellissime.
“Io protagonista? Fantastico! Arti marziali?”
“Veramente pensavo a qualcosa sulla guerra. Nazismo, tradimenti, sangue. E tanto cinema. Brad Pitt, Samuel Jackson, magari Daryl Hannah, lei è così… tedesca. E Tim Roth”.
“Una Mia Wallace ninja”, prosegue lei. “Mi piace, mi piace, mi piace!” Uma batte le mani. Le macchie dipinte di nero nere sulle unghie danzano nell’aria. “E poi tanti cattivi da ammazzare. Una specie di vendetta da consumare a freddo”.
“Io avevo in mente un film corale, dopotutto sono le mie sceneggiature migliori. Sto pensando a un soggetto forte, calato nella Storia, quella con la S grande, capisci?”
“Lei ha subito un torto, un torto gravissimo. Forse le hanno ucciso il marito. Oppure un figlio. Sì, le hanno ucciso il suo bambino. Ma loro non sanno che lei è la donna più pericolosa del mondo. Coltelli, katane, stelline, mosse ninja mortali! Serpenti! Un film che duri almeno tre ore, anzi, quattro! Oh Quentin, Quentin, come sono eccitata!” Uma si alza di slancio e afferra tra le mani la faccia di Quentin. Gli schiocca un bacio sulla bocca.
“Uma, rifletti. Il tema della vendetta è trito. E non ci sono serpenti in Giappone. Non possiamo mica fare un film di tre ore con una donna ninja che va avanti e indietro ad ammazzare della gente, ti pare? Ti ricordo che io non sono Sylvester Stallone”.
Il problema però è che Uma è eccitata per davvero e i capezzoli bucano la camicetta bianca come lame di katana. Quentin si pulisce la bocca col tovagliolo poi prende il cellulare, si scusa ed esce fuori dal locale. Uma si accende una sigaretta e sorride tra sé.
“…sì… sì… no… ma che vuol dire trito?… ma sì, riempio con le citazioni, no?… ma che dici?… forse avranno rotto le tue di palle, ma vedrai che la gente … no… tra tre settimane… ma no, per ora solo il soggetto, poi la sceneggiatura vediamo… sì, una donna ninja… katane, stelle ninja, serpenti mortali… ma che c’entra?… ma sì, lo so anch’io che non esistono serpenti mortali in Giappone, ma troverò il sistema, vedrai, cazzo sono io lo sceneggiatore o sei tu?… d’accordo… ma cosa?… cosa?… no, solo un anticipo?… sì, be’ no, per ora soltanto la protagonista… Uma Thurman… no, non è un film corale… sì, lo so che i film corali mi vengono meglio ma stavolta volevo fare qualcosa di diverso… ok… no… no… senti… ma che vuol dire?… un bell’amico… sei proprio un grande amico… e allora sai che ti dico? Che ce li metto io i soldi, capito? E vaffanculo!”
Quentn chiude la comunicazione e sbatte in terra il cellulare per la stizza.
Cammina avanti e indietro per un po’. Nella vetrina il riflesso della sua faccia si sovrappone alla sagoma di Uma girata di schiena. “Ora entri, paghi il conto, chiami un taxi per lei e uno per te, poi vai in casa, ti fai una bella sega e non ci pensi più, OK?”
OK.
Quentin entra nel locale. Si siede al tavolo. Uma si umetta il labbro superiore con la lingua.
“Ho parlato con la Miramax. Il film si fa. La pre-produzione partirà l’anno prossimo. Ho già alcune idee sui cui lavorare. Sai, Uma, io credo che tu abbia una schiena davvero bellissima”.

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L’immagine qui sopra ritrae il burbero Marrabbio, al quale si è ispirato senza dubbio Quentin Tarantino per creare il riuscito personaggio Hattori Kenzo.

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