grazie, depeche mode

Depeche mode 18/6/2009 – Milano, stadio San Siro
Sarà che sono scomodo sui gradini. O che l’omunculo delle bibite ogni volta che passa mi sbatte la cassetta delle bibite contro l’orecchio. L’orecchio mi fischia poi per dieci minuti. O il fatto che il tizio seduto di fianco si sarà fumato settecento canne e considerando un ragionevole rapporto di uno a duecentotrentacinque ne ho tirate su circa tre pure io, soltanto per osmosi. O che le casse penzolanti dal soffitto hanno la medesima resa sonora di un megatarzanello afono.
In due parole: non sento un cazzo.
Quattro. Quattro parole.
S’aggiunga che là in fondo, sul palco, Dave Gahan è statico come un… uh, mi viene in mente una cosa successa nel novantaquattro. Ero a Modena, alla Festa dell’Unità, per vedere i Pink floyd. A un certo punto un mio amico s’avvicina e mi fa: “Gilmour è in forma strepitosa stasera”.
Tengo d’occhio Gilmour per un po’, poi domando al mio amico: “Te come fai a dirlo?”
“Beh, sta battendo un piede a ritmo di musica”.
Ecco, Gahan sul palco è fermo come Gilmour nel novantaquattro.
Nei maxischermi (due affari delle dimensioni grosso modo del mio vecchio Blaupunkt a tubo catodico) Martin Gore somiglia a un Andy Warhol fuori stagione. No, scusate, alla statua di cera di un Andy Wahrol fuori stagione. Di Martin Fletcher, là dietro, nessuna notizia.
Dopo un’ora di concerto mi sto rompendo il cazzo. Mi alzo e decido di procurarmi un’altra birra. Lì in coda, sbotto: “Ne ho avuto abbastanza di queste ex-band multimiliardarie che vengono qui, si ciucciano cinquanta banane, accendono un po' di luci colorate e fanno i compitini! Basta! Avete montato una passerella in mezzo al pubblico? Non chiedo molto ma, cazzo, almeno camminarci sopra. E il suono. Possibile che ’sti tre stronzi coi milioni che gli zampillano dal culo a ogni scorreggia non riescono manco a tirare fuori un straccio di suono da stadio?” Mi guardo intorno. Nessuno mi sta ascoltando. “Sapete una cosa? Ho idea che i Depeche mode dal vivo fan cagare punto e basta!”
Il tecnico del suono dev’essere quello davanti a me nella coda delle birre perché arraffa il bicchiere e fila via come se gli stessero correndo dietro i Motörhead coll’uccello di fuori. Giusto il tempo di smorzare nel nulla una lofia In your room (o era Policy of truth? Non ricordo) e quello arriva trafelato in consolle, schizzi di schiuma da tutte le parti, e dà un bel giro alla manopolona del volume. I feel you erompe epica, imponente, ineluttabile. Gahan e Gore, risvegliati dal torpore, cominciano a esplorare guardinghi il palco. Da lì in poi, complice un pubblico in evidente visibilio, le canzoni più classiche sono un crescendo di energia. Gahan corre e fa roteare il microfono: la voce è sempre quella, calda, sicura, inimitabile. Gore muove il piede e financo la testa, Fletcher si leva finalmente gli occhiali da sole e accende la tastiera.
Never let me down again, Enjoy the silence, Strangelove. Brani che ho semplicemente adorato a cavallo dei… beh, vent’anni fa. Belli tondi. Anzi, qualcuno in più. ’Codìo.
Numerosi e generosi i bis, tra cui una vigorosa Master and servants, una corale Personal Jesus e una inutile Waiting for the night in versione ‘nuda’.
Due ore e passa di show.
Ebbene, adesso lo posso dire: grazie Dave, grazie Martin, grazie Andy.
Ho temuto per tutta la sera, davvero, poi al calar del sipario ho tirato un bel sospirone di sollievo.
E ora vi ringrazio, Depeche mode. Vi ringrazio con tutto il cuore.
Vi ringrazio per avermi risparmiato quella incommensurabile, inimitabile, immarcescibile cagata che risponde al titolo di Just can’t get enough.
Setlist
In chains
Wrong
Hole to feed
Walking in my shoes
It's no good
A question of time
Precious
Fly on the windscreen
Little soul
Home
Come back
Peace
In your room
I feel you
Policy of truth
Enjoy the silence
Never let me down again
Stripped (encore #1)
Master and servant (encore #1)
Strangelove (encore #1)
Personal Jesus (encore #2)
Waiting for the night (encore #2)