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controsensi

Pochi soldi, tante idee, ogni primavera i ragazzi di Controtempi riescono a mettere in piedi una bella rassegna di sette-otto serate sul rock: la storia, l’eredità. Incontri, dibattiti, filmati, concerti.
Ho sempre pensato che il team di Controtempi porti avanti da quasi dieci anni un lavoro più che pregevole.
Poi lo scorso 30 marzo si è svolta la serata su Neil Young.
Neil Young, accidenti. Non potevo mancare.
Certo che…
Certo i filmati…
A parte un paio di eccezioni, la selezione di filmati sa di sommaria e affrettata selezione da Youtube, effettuata senza logica né continuità. Pessimo audio e riprese meno che amatoriali. Solo noia per i fan che speravano nella chicca a sorpresa, una gran voglia di darsela a gambe, metaforicamente parlando, per il novizio curioso. Un plauso speciale a chi ha messo giù la pagina di autorun del DVD, che preannuncia inediti e rarità dai titoli esotici quali Out on thr weekend (sic!), Journey true the past (sic!!), Souther man (sic!!!), I shall be relased (sic!!!!), Rokin’ in the free world (sigh!!!!!)…
Out on the weekend è una versione solo pre-Harvest piuttosto singolare, in realtà, ma perché non tagliare la lunga scena del cambio dell’armonica in Journey through the past? Altrettanto interessante il protopunk di For what it’s worth / Mr. Soul targato Buffalo springfield (la quasi-spallata che Neil rifila a Stills per accaparrarsi il microfono e sbraitarci dentro la sua Mr. Soul riassume da sola quarantacinque anni di conflitti stilistici e personali). Ma perché etichettare “Neil solo”  la I’ve been waiting for you eseguita nel 2001 coi Crazy horse? E perché quella imbarazzante Sugar mountain con un Willie Nelson di cartapesta e un crocchio di pellerossa saltellanti e impiumati come fossero drag-queen? Perché includere una canzone di Dylan in cui Neil Young non fa che starsene sul palco a trincarsi una pinta al gargarozzo e poi fare il cascamorto con Joni Mitchell? Perché? Perché? Perchéééé?
Certo che il dibattito…
Il moderatore, un certo Enzo Gentile, dichiara ogni dieci minuti il suo amore spassionato per Neil Young e poi mostra di saperne quanto una pagina di Wikipedia scritta in maltese. Elenca le collaborazioni di Neil Young: i Crazy horse, appunto (collaborazione?), Crosby, Stills e Nash (collaborazione???), i Buffalo springfield (collaborazione?????) e dimentica, oltre al resto, gente del calibro di Pearl jam, Booker T e Daniel Lanois.
Certo che anche l’ospite speciale Omar Pedrini…
Prima esordisce raccontandoci che ha iniziato a strimpellare la chitarra proprio suonando Harvest, wow, poi fa su tre minuti di misturotto tra Sleeps with angels, Harvest moon e Kurt Cobain e infine si congeda sostenendo che in fin dei conti quando c’è un assolo di Neil Young lui preferisce farsi un giro al bar e pigliarsi un caffè (a Pedrini suggerirei di sentirsi uno qualunque dei suoi album e a seguire l’assolo centrale di Cowgirl in the sand sul Live at the Fillmore East 1970, pubblicato nei NY live series nel 2006).
Certo che…
Certo che anche i tombini sanno che Cobain scrisse un frammento di My my hey hey su un foglietto prima di farsi saltare le cervella, ma magari un dibattito appena decente dovrebbe investigare il perché. Perché il nuovo “Seattle sound”, postumamente e orrendamente rinominato grunge, adotta proprio Neil Young come epigono? Quali album, quali canzoni? Quali aspetti del suo stile chitarristico e di songwriter? Abbiamo dei filmati? Non è curioso che proprio in quegli anni i Sonic youth all’apice della loro carriera si ritengano onorati di aprire i concerti americani di Neil Young? E che proprio in quegli anni, tra l’uscita di Nevermind dei Nirvana e quella di Superunknown dei Soundgarden il Nostro pubblichi Harvest moon, uno smaccato ritorno alle radici folk di vent’anni prima? Come mai in quegli anni i cui persino i barboni nelle metropolitane suonano grunge, Harvest moon diventa l’album più venduto di Neil Young?
Certo che l’esibizione finale di Pedrini…
Sono certo di sintetizzare efficacemente sostenendo che ha cantato meglio di come ha suonato la chitarra. Il fonico (che poi somiglia mica tanto a Pete Townshend) ci mette del suo e strapazza la slide guitar di Strapazzon facendola suonare come una mucca in preda a un attacco di mastite. E perché, tra le quasi mille canzoni scritte da Neil Young, proporre di nuovo Out on the weekend dopo che avevamo appena visto il filmato? Era forse una sfida?
Sono certo che…
Sono certo che i ragazzi di Controtempi sapranno riconoscere il passo falso e trarne beneficio migliorandosi. Anche perché peggio non si può.
Ad maiora.

Un commento

  1. Certo che i ragazzi di Contro Tempi hanno avuto una bella sfiga ad imbattersi in uno dei massimo esperti di Neil Young che esistono in Italia…

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