SE QUESTO E’ UN EBREO

Primo Levi l'aveva scritta diversa. Se questo è un uomo, scriveva. Nessuna distinzione. Il camino ,come i nazisti, non ne faceva.
Ma quanti altri esseri umani non fanno parte di quella distruzione così narrata e spesso inflazionata da un aspetto che sembra rifarsi ai soli numeri. Sei milioni… sei milioni di ebrei… Chi piange gli altri morti, differenti per nulla in quanto anch'essi uomini e donne di una stessa fine? Chi piange quei piccoli popoli fatti anche di una famiglia anonima, prima freddata e poi bruciata (gioco di parole “freddo come una rana d'inverno”)?
Meno male che c'è il giorno della memoria, perchè la memoria non c'è ormai più. Meno male che c'è il natale, serve a ricordarsi più buoni. Meno male che ci stanno i compleanni, almeno una volta l'anno ci si sente. Meno male che ci sono i giorni intitolati, che ci dicono cosa si ricorda oggi. Che a dimenticare non serve il calendario. Meno male.
Gli ebrei… sono altri uomini della stessa specie e viceversa.
Primo Levi scriveva “se questo è un uomo” ma il 27 di gennaio si ricorda lo sterminio così tanto da scordare che la memoria andrebbe estesa a tutti.
O forse è solo la cifra incalcolabile o la burocratizzazione dell'olocausto o la forza di una comunità che regola le sorti di una diaspora che ha messo radici, come ulivi, come ulivi palestinesi sradicati da soldati israeliani e che nessuno ci racconta.
Fare del giorno della memoria un fatto ebraico è un ghetto della memoria: va in fumo il ricordo.
ciao,quello che hai scritto è davvero toccante, e ti devo appoggiare.