METROPOLIJECKPOT

Da mesi non esco più. Non voglio vedere nessuno, non parlo con nessuno, sono incazzato nero, non ho quasi più un soldo. Tutti sono abbronzati e io no. Ho staccato il cellulare, non controllo più la posta elettronica. Non m'importa più di nulla. Da mesi sono asserragliato in questa tabaccheria di quartiere e continuo a giocare quella che secondo me è la sestina vincente. Come quella di Catania da cento milioni di euro che gli ha risanato il fallimento. Ogni giorno i tiggì nazionali parlano del montepremi che sale. Ogni giorno istigazione incessante allo sperpero imbecille del popolo becero che obbedisce. Siamo tutto superenalotti. Ogni giorno il servizio sul jackpot. La crisi l'abbiamo abbandonata negli autogrill. Si è creato un vero e proprio movimento turistico che dall'estero porta in questo stivale investitori nella sestina vincente.
Da un po' di tempo mi sento meno solo. Regolarmente viene qui in tabaccheria un ragazzo per bene, uno che mi sembra d'aver già visto da qualche parte. Non mi viene il nome. Su di lui girano leggende metropolitane (ricoveri d'urgenza per annuso di cocaina, doppio codice fiscale, gran lavoratore, sessualità ambigua). Viene qui tutte le settimane, è gentile, saluta sempre. Mentre aspetta che la tabaccaia registri la sua giocata, prende un grattino e cerca di grattare via la patina dorata. Senza riuscirci. Si mangia un sacco le unghie. Lui, imbarazzato, dice grazie, ritira lo scontrino, esce.
Oggi ho trovato il coraggio per rivolgergli la parola. “Se vince cosa ci fa con tutti quei soldi?”. Mi ha risposto “Mi compro la metropolitana“. Ha ritirato il suo scontrino, ha ringraziato, ha salutato, è uscito.
Così a modo!