Fogliazza

LAVORI SOCIALMENTE INUTILI

Biblioteca Civica, due mesi fa. Mostro la lista e chiedo alle due bibliotecariatidi all'ingresso. Mi fanno assumere la posizione multimediale: “E' capace?”. Provo. Nicolò dorme: resterà la persona più ragionevole della giornata. Il sistema informatico è bloccato. Ri-chiedo alle due girls e loro “Anche il nostro è bloccato”. C'è un altro sistema per trovare i libri? Chiedo. “No, però le diamo la piantina della biblioteca, salga al piano di sopra”. Vado. Arrivo. Altri due bibliotecariati (li chiamo così, altrimenti non saprei come definirli, non possono essere turisti). Chiedo. Sorriso. “Provi là”. Là ci sono migliaia di libri. Lascio perdere. Me ne vado.
Stamattina, Biblioteca Pavese. Un quarto d'ora di fila per riconsegnare, dopo due mesi durante i quali non son riuscito a leggerlo, “Un papà quasi perfetto”. Non l'ho scritto io.
Chiedo alla precocemente antica bibliotesaura se hanno “la sottile linea rossa” in dvd. Ella controlla. Digita. Riappare dietro lo sguardo occhialuto, fa un cenno. E' un sì. Imbratta un pezzetto di carta, me lo porge e indica vagamente dove lo devo andare a pigliare (tutte le strade portano a Roma). Chiedo “Dopo devo rifare la fila?”. L'istante si dilata. Essa mi guarda. Sorride come chi scorregga in pubblico e non riesce a sprofondare dalla vergogna, ma soprattutto dal fatto che se ne sono accorti tutti e nessuno, ripeto NESSUNO, avrebbe mai giurato che una bibliotecuria potesse loffare al rumore. Risponde loquace: .
Me ne vado. Vaffanculo. E poi dicono dei farmacisti che sono solo dei commessi.

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