Fogliazza

difOTTO(LENGHI) di fabbrica

 E' noto che un giornalista della Gazzetta di Parma, a Parma, leviti a venti centimetri da terra solo per questo. E' noto che se “lo dice la Gazzetta”… Dio non deve nemmeno confermare.
Mi presento a Valeriana Ottolenghi, la nota critica teatrante del quotidiano più vecchio d'Italia, a fine spettacolo. Mi presento, le chiedo se necessita di qualche documento inerente lo spettacolo, mi risponde che ha preso appunti. Sorrido come i ballerini, costretti a nascondere lo sforzo fisico in paresi facciali e penso “al buio… come ha fatto?”. Ma essa è una granddissima penna locale e sicuramente si muove al buio con dimestichezza.
Questa mattina, finalmente, sulla Gazzettona di Parmetta, finalmente, eccola: la recessione di Valeriana Ottolenghi. Per un istante penso dovrei credere in Dio, almeno per Grazia Ricevuta, poi mi ricordo che dio è un delegato dei giornlieri della Gazzetta e io non me la faccio coi subalterni.  Leggo e rileggo da questa mattina il pezzo (chissà perchè degli articoli si usa dire pezzo, non è dignitoso), chiamo amici e parenti, mi confronto con un numero verde messo a disposizione per chi non ci arriva, mi sforzo ma non riesco a capire cosa c'è scritto.
La dote del riassunto c'è, prendi di qua prendi di là, forse per questo si dice “pezzo”, ne metti insieme un po' e di tanti ne fai, appunto, un pezzo unico. Valeriana occupa 225 cm quadrati (25 x 9) del Quotidiano (su un giornale l'equivalente di un attico) senza prendere mai posizione, e già che c'è omette ciò che più aveva senso scrivere: Stanley Milgram. Vabé…

Mi sa che pure la Valeriana ha il suo bel difetto di fabbrica, se smettesse di prendere appunti al buio… forse i suoi pezzi si illuminerebbero d’immenso anziché di auto-incenso. Cara Valeriana… ti scrivo da autore satirico: non c'ho capito un tubo della tuo pezzo, ma è bello bello BELLO!!!

 

5 commenti

  1. Ma come hai ragione. Quando ho letto “il pezzo” mi sono chiesta preoccupata (ma sono così ignorante da non capire un Czz.di quello che ha scritto?). Forse dovrebbe chiedersi (o ne è diventata consapevole vedendo lo spettacolo) sono una torturatrice?

  2. Mi ha dato soprattutto fastidio quella citazione iniziale, della serie “io ne so più di voi”. Basterebbe prendere in mano qualsiasi libro sullo sterminio nazista per trovare altre mille citazioni. E poi è una citazione che non ha niente a che fare con lo spettacolo, poteva occupare quelle dieci righe un po’ meglio. Sono proprio delusa.

  3. CAPISCO SE FOSSE UN GIORNALE DI NICCHIA, PER ADDETTI, MA UN QUOTIDIANO DOVREBBE PRIMA DI TUTTO ESSERE COMPRENSIVO. LEGGENDO L’ARTICOLO DI OTTOLENGHI SEMBRA LA RECENSIONE DI UN ALTRO SPETTACOLO.

  4. Ecco: ha preso appunti e basta. Si è proprio dimenticata di scrivere il pezzo e ha buttato su quello che gli è rimasto nei fogli di carta. Oddio, un bel pezzo proprio non è. Diciamo la verità: in potenza gli è piaciuto.

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