DI VAJONT CE N’E’ UNA FOLLA

Eppure ci dev'essere un'alternativa a tutto questo, un modo diverso per essere diversamente italiani. Ci dev'essere una via di fuga all'emergenza vergogna (qui non ci si vergogna più come ladri, ma come ladri si ostenta la propria fierezza di esserli) e all'emergenza memoria (che assolve presto i colpevoli dall'idignazione popolare perchè questo paese ha la memoria cortissima).
Ci deve essere nell'Italia sciacalla del dolore di rappresentanza una strada diversa, da battere per abbandonare l'asfalto di una corrente fangosa che oggi racconta tutto in diretta, poi silenzio fino alla prima udienza, poi silenzio fino alla prima sentenza, poi addio al ricordo di colpevoli troppo vecchi per pagare.
Eppure ci dev'essere un'alternativa all'Italia sciacalla del Papa che a “breve farà visita” (la polvere delle macerie stona sul rosso Prada delle scarpe); al calcio squallore che sospende la serie B e fa giocare la serie A (come dire invece che tirare l'acqua diamo la merda in beneficenza); a Bruno Vespa che abbraccia i disperati contando lo share prima dei cadaveri (e la Ragazzetta di Parma ospita gli editoriali di questo sciacallo certificato); alla politica che siede nei talk-salotti invece che in Parlamento e avalla condoni, indulti, autocertificazioni al metro cubo (mi manca da morire Sandro Pertini…).
Ci deve essere una variante a tutto questo. Ma non oggi. Non ancora.
Hai detto bene, una variante. Urbanistica
o una rivoluzione?
Una rivoluzione.
Porta a Porta ieri sera, Enrico Letta è andato a presenatare il suo libro sull’edilizia in Italia. Vespa ha detto che si è trattato solo di una coincidenza. Se non l’avesse invitato, avrebbero fatto più bella figura in due e invece… che schifo.