Rapporti che intercorrono tra me e me
Stavo pensando di scrivere qualcosa sul fatto che se invece il killer che mi dà quindici secondi e poi si ammazza, profondamente colpito dai miei turbamenti interiori espressi per esempio dai miei dubbi in stile “scelta di Sophie” sulle mie due figlie, si rivelasse una persona buona, una persona che alla luce dei miei turbamenti interiori non solo non vuole ammazzarmi, ma anzi è interessata a capire meglio i diversi strati della mia personalità, e questo killer si dimostrasse non solo una persona buona ed empatica, una persona ricca di tali e tanti strati al suo interno che al confronto io sono una specie di monolite nero Kubrickiano, se l’ex killer si dimostrasse non solo questo ma anche una sorta di genio della lampada seppur privo di superpoteri, quindi in un certo senso un genio del cazzo seppur buono empatico e variegato, e questo genio – così buono ed empatico da accettare in estrema analisi che gli si dica in faccia che non è altro che un genio del cazzo privo di superpoteri, se uno ha il fegato necessario a dire una cosa del genere a uno che fino a poco fa era un killer professionista -, e questo genio mi chiedesse per esempio “ma tu, insomma, dimmi, se potessi capire una sola cosa del mondo, tu, quale cosa vorresti capire?”, io, a questo ex killer pentito multiforme ed empatico, credo che non direi nulla sul fatto che è inutile dirglielo, che cosa vorrei capire del mondo, visto che tanto non è un vero genio e quindi può far poco per aiutarmi nell’opera di comprensione, e non so se eviterei di dirgli questo per evitare di scherzare col fuoco o perché mi sembrerebbe di sfruttare in un certo senso la debolezza del forte che si atteggia a debole, se così si può chiamare, fatto sta che non gli direi questo e invece gli direi che la prima cosa che vorrei capire del mondo, e forse l’unica, è cosa penso.
Gli direi così: voglio capire cosa penso. Poi, se mi lasciasse il tempo di spiegare meglio il concetto, gli direi che più passa il tempo più io ho dei dubbi, e non parlo solo dei dubbi stile scelta di Sophie riguardo alle figlie, no, parlo dei dubbi sulle mie opinioni, perché mi sembra che su ogni argomento ho opinioni che si contraddicono, e anche se penso che uno dei due pensieri che si contraddicono a vicenda è una specie di reazione adolescenziale all’altro pensiero, che è il mio vero pensiero, il retaggio di un bastian contrario che latra da qualche parte al mio interno, o l’illusione pseudo onnipotente di poter abbracciare tutto col cervello che anche quella secondo me ha a che fare con periodi della vita che sarebbe bene a questo punto essersi lasciati alle spalle, la verità è che io non so mai quale pensiero sia reattivo all’altro, quindi non so niente o quasi niente su cosa so, cosa penso, cosa preferisco e robe del genere.
Se poi gli dicessi così, al finto genio con un passato nel crimine, attualmente esperto di counseling, forse il genio perderebbe l’equidistanza e la pace interiore appena conquistate e mi direbbe “ti sei appena lasciato sfuggire l’ennesima occasione per dimostrare che c’è dell’altro dentro di te oltre a un pozzo nero di solipsismo narcisistico”, e io a quel punto avrei poco da obiettare, credo.
Stavo pensando di scrivere qualcosa del genere, ma poi mi è venuto in mente che io ho appena passato un capodanno molto bello, con Camilla Agata e Nora. E dopo essermi detto che ho passato un capodanno molto bello, con Camilla Agata e Nora, sono stato un momento fermo e zitto per vedere se arrivava il pensiero reattivo, un pensiero come “sarà pure stato un bel capodanno, però se ci pensi non è andato proprio benissimo, non almeno come quello del 1995 del 1999, e faresti bene a scandagliare la cosa prima di lasciarti andare a facili entusiasmi che poco ti si addicono: forza, rifletti per benino poi ne riparliamo”.
Ho aspettato un po’, ma non è arrivato nessun pensiero reattivo, invece.
però potrebbe insinuarsi il pensiero reattivo che ciò che ricordi ora non è il capodanno ma la tua impressione di quel capodanno che si è formata in un determinato momento durante o dopo il capodanno e non necessariamente rappresenta l’esatta somma algebrica delle emozioni provate nel corso del capodanno con la forza e la valenza che esse avevano al momento cui le hai provate, forza e valenza immediatamente dimenticate in favore dell’emozione subito successiva e via dicendo, e quindi infine ciò che ti piace non è il vero capodanno ma uno scatto mentale di quel capodanno, anzi ormai già solo la descrizione sul tuo blog di quello scatto mentale del capodanno reale, capodanno reale che a questo punto ha una parentela molto lontana e quasi inesistente con la cosa che ti piace, ammesso che ti piaccia ancora.
Mi sono preso due giorni per pensarci, ma non mi hai convinto del tutto.