Ale, Dani o Michi
Mettiamo che Alessandra Mussolini, dopo una notte complicata durante la quale la parte del leone oniricamente parlando l’ha fatta l’immagine del nonno che morde la testa ancora molle del papà neonato fino a triturargli il lobo parietale del cervello spegnendogli sul nascere le velleità pianistico-jazzistiche, si svegli e capisca di non essere più né fascista né postfascista né nostalgica né revisionista né simpatizzante del ventennio, e mettiamo più precisamente che svegliandosi da questi sogni inquieti Alessandra Mussolini si scopra con sollievo, ma non senza un travaglio interiore che per semplicità trascureremo, trasformata in una militante di quello che oggi viene denominato partito democratico italiano.
Mettiamo anche che un paio di giorni dopo tale risveglio Alessandra Mussolini, recatasi nel quadrilatero della moda al fine di acquistare una borsa a spalla Gucci nouveau in pitone, incontri la sua amica Daniela Santanché, la quale si trova nello stesso geometrico, esclusivo luogo in quanto intenzionata a comprare una Louis Vuitton Alma in vernice, e già che ci siamo mettiamo che le due donne ne approfittino per recarsi in un bar poco distante e lì, complice la dialettica della Mussolini che come è noto è stringente come una boa constrictor, anche la Santanché si scopra, con o senza sollievo, con o senza travaglio interiore, trasformata in una militante di quello che oggi viene denominato partito democratico italiano.
Mettiamo inoltre che una settimana dopo l’incontro a due Alessandra Mussolini e Daniela Santanché, che per l’occasione indossano l’una una Prada Clutch – Alessandra – e l’altra una Hermès Kelly – Daniela -, si imbattano casualmente in una Michaela Biancofiore che – per motivi che può essere narrativamente stuzzicante evitare di chiarire – imbraccia un sacchetto despar biodegradabile di taglia medio grande pieno di porri e nient’altro, e che successivamente Michaela, annichilita da quello che considera un imperdonabile pas faux e conseguentemente divorata da un’ansia di omologazione postadolescenziale che noi tutti le perdoneremo senza esitazione, davanti a una tazza di cioccolata calda aromatizzata all’anice stellato consumata con le due amiche nel medesimo bar di cui sopra, come d’incanto si scopra trasformata in una militante di quello che oggi viene denominato partito democratico italiano.
Mettiamo ora che due mesi dopo l’incontro a tre scada la presentazione delle liste elettorali, e che si dia il caso che alcune potenziali candidate all’inserimento in lista – candidate affidabili, presentabili, di lunga militanza – non siano più disponibili – Anna Finocchiaro sfiancata da una dissenteria che le impone l’utilizzo dei pannoloni per adulti depend dentro i quali ciondola per casa passando dal cesso al letto, Livia Turco irretita dal mondo del porno a basso budget per colpa di un nuovo amante che le ha richiesto una prova d’amore piuttosto stravagante, Deborah Serracchiani, quell’idealista anacronistica di Deborah Serracchiani, autoesclusa per protesta nei confronti della direzione del partito che ha accettato le candidature di Alessandra, Daniela e Michaela -, e mettiamo che tali defezioni impongano una scelta al redattore delle liste elettorali che prevede l’inserimento di una tra Alessandra, Daniela e Michaela, e questo per via della cosiddetta legge sulle quote rosa o sulla parità di genere che dopo essere stata in un primo tempo bocciata dalla trasversale casta dei misogini e dei misoginifilici è stata poi approvata dall’altrettanto trasversale casta delle misoginofilicofobiche, le quali hanno in seguito avuto la capacità di resistere stoicamente all’onda d’urto dei temibilissimi misoginofilicofobicofobici.
Bene, date le premesse, su chi è lecito supporre ricadrà la scelta del redattore delle liste: Ale, Dani o Michi?