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traum – traum (2024)

Traum – Ttaum (2024)

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Il motorik esotermico Kali Yuga in apertura, possibilmente la traccia più atmosfericamente sludge dell’album, tinteggia scenari assolati e materici, immanenti e maestosi, roba da nu-scemenze Mad Max, forse per via della chitarra fuzz/osamente cosmica, o della batteria magmatica e incendiaria. Suggeriscono continuità, con un landscape, se possibile, di proporzioni ulteriori, la successiva Vimana e, a modo suo, anche la contrazione siderale di Katabais, a generare un compendio sonoro psych-free (Ummagumma/Zabriskie/iano) da gola secca e, in chiusura, il secondo motorik che introduce il retro del disco (i Kraftwerk di Karl Barthos ascoltano Remain in light dei Talking heads annuendo in piedi davanti al PC, ma anche i momenti psych-trance dei Motorpsycho anni20, Inner space) a comporre una sorta di cosmicissima suite frattale e decostruita. Da qui in avanti gli indizi si fanno più radi e il percorso più ardimentoso. Tra le sonorità marcatamente ambient (il Vangelis di Spiral, certo Jarre mid-ottantiano) di Antartic dawn e Erwachen (i primi Sigur ros, il Robert Fripp ante-Thrak, quindi praticamente tutto Robert Fripp), il dub elettrogeno e spavaldo di Infraterrestrial dub, la conclusione onirica e Fuzz/orchestrale affidata a Eterno ritorno, con tanto di campionamento Pasoliniano sugli orrori del consumismo. Inner space è il nome che Holger Czukay diede allo studio di registrazione realizzato da lui medesimo. Traum in tedesco significa sogno.

Highlights: Inner space / Erwachen

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