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stieg larsson – uomini che odiano le donne

Essendo che non ho mai letto nulla di Crichton Brown Follett Grisham e compagnia bella non ho termini di paragone per quanto riguarda il genere poliziesco-avvincente-da-autogrill.
Sta di fatto che ‘Uomini che odiano le donne’ l’ho davvero comperato in autogrill e, sì, è un giallo indubbiamente avvincente.
E’ dato di fatto che questo romanzo sia stato letto praticamente da chiunque. Quei pochi che fanno eccezione farebbero bene ad astenersi dal prosieguo di questa chiacchierata poiché rivelerò alcuni passaggi-chiave della storia, finale compreso.

‘Uomini che odiano le donne’ è il classico intrigo – parole dello autore stesso – da stanza chiusa a chiave: un’isola, un ponte d’accesso interrotto, una giovane che scompare e un certo numero di sospettati.
Nonostante alcune evidenti facilonerie (vedi sotto), la trama si sviluppa in modo ingegnoso e al contempo facile per il lettore. Mica come quel canchero di Ellroy che ogni volta dovevo andare indietro di tre capitoli, accidenti a lui. L’escamotage narrativo per, diciamo, venire incontro al lettore, è semplice ed efficace: il protagonista, Mikael, deve periodicamente rendicontare a un certo numero di committenti sullo stato dell’indagine. Essendo che i committenti sono un pochetto anziani, Mikael deve scandire bene, parlare lentamente, e a voce alta.
Ma l’aspetto che più di altri contribuisce a rendere accattivante questo romanzo-da-autogrill è la plateale suddivisione in buoni e cattivi, anzi, in buonissimi e cattivissimi, accompagnata da questo senso incombente di ‘arrivano i nostri’ che ti fa voltare pagina ancora prima di aver finito di leggerla; e che si chiude in un finale non lieto ma trionfante: chi era infamato si riscatta, chi era povero diventa ricco, chi era malato guarisce, chi aveva voglia di figa scopa, chi era morto ritorna vivo. Allez allez!

Ma c’è qualcosa non mi torna. Qualche esempio:
– C’è una ragazza (invero molto sveglia) dichiarata incapace di intendere dal fottuto governo svedese. Il suo tutore è un brillante avvocato ricco e perbene, il quale però la costringe a umilianti prestazioni sessuali in cambio di favori. Ebbene, al secondo incontro la ragazza inchioda il brillante avvocato con una banale telecamera piazzata nel suo zainetto. Un po’ disattento, il ragazzo. O forse era semplicemente troppo ingrifato?
– C’è un serial killer talmente astuto che per oltre trentacinque anni ha seviziato e ucciso decine di donne in una stanza insonorizzata all’interno della propria villa, in fondo a una strada abitata. Come adescava le sue vittime? Come si liberava dei cadaveri? Il serial killer è talmente astuto che i vicini non si erano mai accorti di nulla e la polizia non ha mai neanche sospettato che gli omicidi fossero opera, appunto, di un serial killer. Questi viene naturalmente scoperto da Mikael. A questo punto decide di torturare e uccidere Mikael in quella medesima stanza. Beh, che avreste fatto voi? Ma c’è un ma: l’astutissimo serial killer è in realtà un po’ sbadato e stavolta si scorda, pensa, di chiudere la porta della stanza degli orrori, cosicché la ragazzina sveglia di cui sopra arriva proprio al momento giusto e gli spacca una mazza da golf sulla testa. Chissà come, mi sovviene un certo Masellus Wallace e un certo Butch con una mazza da baseball…
– C’è un tostissimo e fetentissimo mafioso internazionale (droga, armi, riciclaggio) che tutti – polizia, governo, giornalisti – vorrebbero inchiodare al muro da anni. Niente da fare. Inafferrabile. Ci riesce naturalmente la ragazzina sveglia. Come? Si intrufola nel PC del fetentissimo e in pochi minuti si copia tutto quello che c’è dentro. A questo punto l’autore usa una tecnica narrativa ben nota che prende il nome di ‘digestivo per stronzate’. Gioca d’anticipo. Ti scrive in qualche modo qualcosa che suona come “Caro lettore, ti avviso: stai per berti una colossale stronzata. Ma non ci crederai: nella storia che ti sto raccontando le cose andarono esattamente così”. Nella fattispecie, pag. 611, il giornalista dice: “Non capisco come [il fetentissimo] possa essere così idiota da radunare tutto il materiale circa i suoi affari sporchi su un hard disk”! Là, questione risolta in due righe due.

Sulla copertina del sequel, intitolato ‘La ragazza che giocava con il fuoco’, sta scritto: “Entrate nel mondo di Stieg Larsson e non vorrete più uscirne!”. Vero. Sono già a metà del secondo volume. Anzi, sapete che faccio? Ora torno di là e leggo un altro po’.

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