sampdoriani?
se tra coloro che sbirciano questo blog vi sono dei sampdoriani probabilmente farà loro piacere leggere il resoconto che linko qui. il senso di questo post è anche – e soprattutto – quello di porgere un affettuoso saluto all'autore, silvio72… da sempre e per sempre lontano dall'amata genova, suo malgrado.
il franco dell'articolo è gianfranco bellotto, ex giocatore ed allenatore sampdoriano. forse silvio72 spiegherà proprio in questo blog l'origine e le ragioni di cotale frequentazione.
un estratto.
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In auto tutti e tre in centro a Vicenza, sono già le 19:30 passate e dovremo essere a Camposampiero alle 20:00.
I saluti ai ragazzi del bar devono essere per forza assai rapidi, perché tra un quarto d’ora Leone comincerà a telefonarci e a domandarci a che punto siamo e non potremo certo dirgli che dobbiamo ancora partire.
Il primo dubbio: andiamo per Padova o per Piazzola sul Brenta?
A fianco a me c’è Renzo, vicentino che abita da sempre a Vi, io alla guida sono qui da quasi sette anni e dietro si trova Renato, che ci sta da quasi tre anni ma siccome conosce bene il mercato degli antiquari di Piazzola è lui ad indicare la via.
Se ci fossimo mossi per Genova prima o dopo avremmo visto dal finestrino il mare, qui invece la successione è la seguente: rotatoria, mais, capannone, frumento, mais, capannone, rotatoria, mais, rotatoria, capannone, capannone, mais.
Il cielo ha il colore della confezione del fluimucil, che mi davano da piccolo per la tosse, e c’è anche il sole arancione dietro all’albero / bronco rovesciato, solo che l’albero qui ha le foglie.
Insomma il tipico cielo di metà giugno alle 20 tra Vi e Padova.
Ad un bivio di fronte a noi tre frecce stradali: la prima in alto segna Padova a destra, la prima in basso segna San Giorgio delle Pertiche a sinistra e quella in mezzo segna a sinistra ma è un pezzo di lamiera blu senza scritte.
Nuovo dubbio: “e adesso dove devo andare?”.
Me lo chiedo spontaneamente ad alta voce, ma nessuna risposta mi solleva, fino a che non arrivo allo stop, dove ci accorgiamo che sulla freccia in mezzo, in rilievo, ormai blu su blu, si legge la parola “Camposampiero”, lavata via dai decenni.
A questo punto è chiaro che il fatto di aver raggiunto Camposampiero per le 20:20 ha del miracoloso.
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