nell’universo in cui io ascolto solo jovanotti

Kalopedia 12: 13ott2014-17ott2014
Chi diamine? Pink floyd
Che diamine? Delicate sound of thunder
Ma quando? 1988
Allora? Il primo live dei Pink floyd dai tempi di Ummagumma arriva al culmine di una onanistica attesa da parte di flottiglie di fans protrattasi per un buon quindici annozzi e si compone di due dischi belli pieni, il primo dei quali quasi interamente dedicato alla meticolosa perlustrazione dell’incappottato Lapse of reason, il secondo dei quali finalmente dedicato alla pornografica esposizione dei genitali musicali della band, peraltro in avanzato stato di avvizzimento. Dal patinato (Shine on you crazy diamond), al siliconato (Comfortably numb) senza lasciare indietro il genere coniglietta (Wish you were here), il facial (One of these days) e il grannies (Brick in the wall pt. 2).
Sì ma allora? X
Però almeno cosa sento? Comfortably numb; Sorrow
Chi diamine? Bulbous creation
Che diamine? You won’t remember dying
Ma quando? 1970
Allora? La Creazione Bulbare è un leggiadro tappeto volante hard-psych americano tardosessanta che sorvola pigramente il Kansas, poi però a un certo punto del lato A una perturbazione improvvisa lo catapulta nella scuramente nuvolosa Birmingham, dove una raffica di sulfurei riff proto-metal da Sabba Nero lo crivella senza requie. Se Fever machine man e Under the black sun ne sono le testimonianze più evidenti, è altrettanto vero che l’album è stato retrodatato non col carbonio 14 ma paragonando la parte centrale di Let’s go to the sea alla zeppeliniana Whole lotta love.
Sì ma allora? XXX
Però almeno cosa sento? Having a good time; Fever machine man
Chi diamine? The Skys
Che diamine? Colours of the desert
Ma quando? 2011
Allora? Nel loro ultimo album la più importante progressive band lituana tra le cui fila milita la seconda tastierista più carina di Vilnius e il quarto cantante con la voce più curiosamente grunge di tutta via Ciurlionis applica con successo il metodo compositivo chiamato “Soffitta di Pippo” molto comune nel genere neo-prog. Lethal kiss, per esempio, parte come un pezzo dei Black heart procession e finisce come una canzone di Ofra Haza cantata da Amy Lee. Onnipresenti il tastieronismo alla Eloy (Colours of the desert sopra tutte) e il chitarradormismo alla Gilmour (When the western wind blows). Questo è uno di quegli album che finiscono col piacermi ben più di quanto sia disposto ad ammettere in pubblico.
Sì ma allora? XXX
Però almeno cosa sento? Is this the way; Colours of the desert
Chi diamine? Skid row
Che diamine? Skid
Ma quando? 1970
Allora? La meteor-band irlandese in cui militarono nientemeno che il sedicenne Gary Moore e il futuro leader dei Thin lizzy Phil Lynott propone un suono duro e contaminato tutto sommato allineato ai tempi che correvano. E quindi giù di Jimi Hendrix in For those who do, Led zeppelin a palla in Unco-up showband blues (una Dazed and confused persino più hardbluesmetalcore) con qualche sbarellata alla Frank Zappa in An awful lot of woman. Felicity riassume e dilata tutto questo in una lunga divagazione progressive. Dev’essere durante l’esecuzione dell’eccezionale assolo di chitarra in conclusione che Gary Moore ha realizzato che quella non era roba per lui e che preferiva il blues alla psichedelia. Peccato, perché nell’altro universo, quello in cui io ascolto soltanto Jovanotti, i signori Gary Moore e Phil Lynott, insieme negli Skid row per tutti gli anni settanta, hanno dato del bel filo da torcere ai Led zeppelin.
Sì ma allora? XXX
Però almeno cosa sento? Unco-up showband blues; Felicity
Chi diamine? Thom Yorke
Che diamine? Tomorrow’s modern boxes
Ma quando? 2014
Allora? Fschhhh ptptptptptpt chktktk-chktktk-chkchkchktktktktk ooooouuuaaaaa gneeaooww wwaaaaaaaaiiiignnneeouuu chktktk-chktktk-chktktk-chktktk- bloooblooobloooo chktktk-chktktk-chktktk gneeeeeaaaaaoooooowwwwwwww chktktk-chktktk-chkchkchktktktktk ggneeeauw-ggneeeauwggneeeauw-ggneeeauw-ggneeeeeeeeeeeeauuuuuwwwww.
Sì ma allora? X
Però almeno cosa sento? Nose grows some
Chi diamine? Neil Young
Che diamine? Psychedelic pill
Ma quando? 2012
Allora? A un minuto e 18 secondi dall’inizio della prima traccia, che per inciso ne dura oltre ventisette, succede una cosetta che non è esplicativa del brano o dell’intero album, ma dell’intera carriera di Neil Young come artista e come uomo. E’ una cosa che assomiglia alla famosa spallata a Stephen Stills durante un’esibizione televisiva del 1967. Una cosa che spiega tutti i litigi con Stills, la macellazione dei Buffalo springfield, la separazione da Crosby, Stills e Nash all’apice del successo, tutti i capolavori completati e mai pubblicati, gli album invece raffazzonati con vecchi scarti e tutti i quei dischi inspiegabili che schizzano via come scalciati da un dinosauro impaziente. Una piccola cosa che fa capire perché Neil Young ancor oggi si ostini a ruggire coi Crazy Horse ogni volta senta il bisogno di rifugiarsi da se stesso. Che la musica è il modo perfetto in cui l’aria vibra in questo preciso istante governato da un imperscutabile istinto
Sì ma allora? XXXXX
Però almeno cosa sento? Driftin’ back