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mi dia un bang lhassi bello potente

Kalopedia 06: 01set2014-04set2014

Chi diamine? Pink floyd
Che diamine? The dark side of the moon – immersion edition
Ma quando? 2011
Allora? L’esecuzione integrale dal vivo di The dark side of the moon inclusa in questo cofanetto testimonia la celebre mancanza di empatia della band col pubblico. Che poi è il modo mezzo pieno di vedere il bicchiere delle performance dei Pink floyd. Il modo mezzo vuoto invece consiste nell’ammettere che i Pink floyd dal vivo fanno cagare. Nei fatti l’esecuzione è fredda e pedissequa (fatta eccezione per una superba Any color you like), eppure in continuo affanno, come se il lato oscuro della luna lo stessero rincorrendo invece di metterlo in scena. Le bellissime jam pre-dark side, collocate sorprendentemente più dalle parti di Obscured by clouds e When you’re in che di Dark side medesimo, testimoniano che anche l’album più perfetto della storia del rock in realtà proviene da una serie di jam session. Come dire che anche il re, di tanto in tanto, deve per forza andare a cagare.
Sì ma allora? XXXX
Però almeno cosa sento? The travel sequence; The mortality sequence

Chi diamine? Birth control
Che diamine? Live
Ma quando? 1974
Allora? Chi l’avrebbe mai detto che un album di rock germanico del 1974 con brani da 15-20 minuti potesse essere genuinamente rock senza quella krautcoltre di sperimentalismo tipica dei coevi teutonici? Di Amon duul e Tangerine dream questi Birth control prendono certi usi estensivi di tastiere, ma il resto ricorda a tratti Arthur Brown (The work is done), Atomic rooster (Gamma ray) ma anche il primo Santana, i Deep purple (l’intro di Back from hell) e i Moody blues (sempre Back from hell), forse i Cream. Un live suonato in maniera non ineccepibile, ma ugualmente godibilissimo. L’ideale per sbagliare uscita durante un viaggio notturno lungo la costa Adriatica.
Sì ma allora? XXXX
Però almeno cosa sento? The work is done

Chi diamine? Francesco Guccini
Che diamine? L’ultima Thule
Ma quando? 2012
Allora? “Gli artisti non nascono artisti / non sembrano strani animali / ma nascono un po’ come tutti / come individui normali”. E se il concetto non è abbastanza chiaro: “Hanno lacrime e riso / hanno due occhi e due mani / hanno stampata sul viso / l’impronta di esseri umani”. Gli artisti, penultima traccia dell’album, imbastisce sei minuti di ovvietà e versi leggiadri come un cubo che rotola giù da una collina, emblematica testimonianza di un album totalmente privo di contenuti, di un gioco che si è fatto da tempo peso e tetro, di un vecchio autore brontolone e nostalgico che da molti anni non ha più niente da dire o fare, se non vendere all’infinito il suo didietro. A proposito di colline si apprezzi che Su in collina perlomeno ci prova, a essere una canzone.
Sì ma allora? X
Però almeno cosa sento? Su in collina; Gli artisti

Chi diamine? Big blue ball
Che diamine? Big blue ball
Ma quando? 2008
Allora? E’ curioso come il genere cosiddetto “world music” in aperto contrasto con ciò che suggerisce abbia un baricentro creativo precisamente localizzabile nello spazio e nel tempo. Lo spazio sono gli studi Real World di Peter Gabriel, il tempo sono i primi anni novanta, A quei tempi i più importanti musicisti del mondo non anglofono facevano sosta alle cinque del pomeriggio alla Real World per un bang lhassi bello potente, uno spinello di charas o una tazza di mate de coca. Il problema è che quindici anni di produzione filogabrieliana sono un po’ tanti e oggi questo album dal cast stellare appare polveroso e un cicinino poco spontaneo. Sono convinto che chi lo critica oggi lo avrebbe osannato se fosse uscito quando doveva uscire, cioé nel novantacinque. Me compreso. Il coretto di Exit through you è un esplicito omaggio a Self control di Raf.
Sì ma allora? XXXX
Però almeno cosa sento? Everything comes from you; Habibe; Whole thing

Chi diamine? Uriah heep
Che diamine? Into the void
Ma quando? 2011
Allora? Come i padroni invecchiando somigliano sempre di più ai loro cani, così gli Uriah heep somigliano sempre di più ai Deep purple. Bernie Shaw per esempio ormai è il sosia di Steve Morse. Se riuscite a vincere il disgusto per la copertina (orripilantissima tra le tante orripilanti della band) e per la prima traccia (kamikazemente scelta come primo singolo dell’album), in particolare per quel doppio colpo di batteria prima delle parole “Over and over again” che arriva direttamente nelle palle, ecco, se riuscite a passare sopra a tutto ciò vi troverete un album spensierato e un po’ nostalgico, ben fatto e con una manciata di momenti memorabili. Nel senso che entrano nella testa e non ne escono più. La melodia di Trail of diamonds deve più di qualcosina a Ohio di CSN&Y
Sì ma allora? XXXX
Però almeno cosa sento? Money talk; Trail of diamonds; Southern star

Chi diamine? Coldplay
Che diamine? Ghost stories
Ma quando? 2014
Allora? Tra le tante band inspegabilmente miliardarie questa è forse la più miliardaria e anche la più inspiegabilmente. Questo album in realtà non è peggiore degli altri che ho sentito (credo fossero i primi due: Parachutes e A rush of qualcosa in qualcos’altro). Semplicemente fa schifo uguale. Una insulsa miscela di U2 odierni e uno a caso dei new romantics danzerecci anni 80, diciamo Howard Jones, gli Spandau o Paul Young, fate voi. Ma peggio degli U2 odierni, e ce ne vuole, e meno genuini dei danzerecci summenzionati. A sky full of stars illustra doviziosamente questo concetto.
Sì ma allora? X
Però almeno cosa sento? A sky full of stars

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