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l’amico di laura

Pensavo ieri sera prima di addormentarmi.
E’ noto che tutte le cellule dell’essere umano si rigenerano, ad eccezione di quelle cerebrali. I neuroni, insomma. Suppongo che la ragione sia che l’essere umano, nella maggioranza dei casi, i neuroni non li usa affatto. O li usa a modo suo.
Ho un collega che lavora nella logistica. Lavora sodo, si applica ed è pure un tizio simpatico, davanti a una birra. Ma è discalculiaco. Non distingue una spedizione di 186 pezzi da una di 816. il nove luglio e il sette settembre per lui sono lo stesso giorno. Lavorarci insieme, credete, richiede pazienza e determinazione.
La moglie di un mio caro amico parla correntemente quattro lingue, tra cui il giapponese. Eravamo in birreria e a un certo punto, a fine serata, s’è alzata in piedi, ha sventolato il portafogli e ha detto: “Non ho contanti, pago tutto io col ventilatore”. Proprio così. Ha detto: “Col ventilatore”. Lei è fatta così: parla perfettamente quattro lingue quattro, ma di tanto in tanto le capita di aprire il cassetto sbagliato.
Ammetto che io non sono da meno.
Mi capita sempre più spesso di incontrare gente che non riconosco. Non mi è del tutto chiara la causa: forse conosco più gente di prima perché sono diventato molto più simpatico? Oppure sono solo un poco più rincoglionito?
In ogni caso, ho sviluppato uno stratagemma tutto mio.
Di solito il tizio si avvicina, mi tende la mano: “Ciao Alberto, che piacere. Come stai?”
Farfuglio un “bene” atono e gli agito la mano come se fosse l’estremità di una fune.
Mi guarda perplesso. Capisce. “Ti ricordi, vero, di me?”
Ecco il mio stratagemma. Rispondo: “Certamente. Tu sei l’amico di Laura”.
Voglio dire: chi non ha un’amica di nome Laura?
Mentre quello riflette, ché gli sembra parecchio strano avermi conosciuto proprio tramite Laura, aggiungo lesto: “Solo non mi ricordo il tuo nome. Posso offrirti una birra?”
A quel punto la faccenda si fa seria. C’è in ballo una birra. Il tizio difficilmente risponderà qualcosa come “Emerita testa di cazzo, guarda che ci siamo conosciuti sabato scorso al Gatto azzurro”; più facilmente accetterà la birra e vi ripeterà il suo nome.
In linea di massima funziona.
La settimana scorsa, però, è successo un piccolo imprevisto.
Ritorno con la birra e la consegno al tizio. La afferra e ringrazia. Alza il bicchiere e brindiamo alla nostra.
C’è molto caldo e facciamo tutti e due una bella golata lunga.
“Sai com’è andata poi quella faccenda dell’affitto?” domanda poi il tizio.
“Che cosa?”
“Laura. Quel problema col contratto d’affitto. Sai come s’è risolta?”
Penso un po’.
“Affitto? Laura? Ma chi cazzo è ‘sta Laura?”, gli faccio infine.

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