Ufj

la infuocata performance di janis joplin

Kalopedia 28

Chi diamine? Tune yards
Che diamine? Whokill
Ma quando? 2011
Allora? Ascoltando questo album artificiosamente straripante di suggestioni ethnic-free-funky-reggae-pop qualcuno potrebbe immaginarsi Captain Beefheart che ficca di nascosto un francobollo di acido nel cappuccino di Frank Zappa durante una colazione in un trafficato caffè Newyorchese mentre Janis Joplin si esibisce in una infuocata performance orale sotto al tavolino. Qualcun altro potrebbe ribattere che Prince aveva già fatto tutto già ai tempi di Lovesexy, o persino prima. Compreso esibrsi sotto al tavolo durante una colazione tra Captain Beefheart e Frank Zappa. Tre stelline, ma poca voglia di risentirlo.
Sì ma allora? • • •
Però almeno cosa sento? Gangsta; Riotriot; Doorstep

Chi diamine? Meat loaf
Che diamine? Hell in a handbasket
Ma quando? 2011
Allora? Fomentato dalla mia recensione di Bat out of hell III (Kalopedia 01) il Polpettone Vivente finalmente si incazza con qualcuno e pubblica il suo primo buon album non-Steimaniano all’unico scopo di smentirmi. L’incendiaria All of me per esempio è un pirotecnico vaffanculo indirizzato al sottoscritto. I toni non si quietano per buona parte dell’album, attraversato da chitarrismi quasi NWOBM (Party of one), pennellate southern-gospel (The giving tree) pistolotti rap (a metà di Mad mad world spunta nientemeno che Chuck D, ma non è tutto). Se vi capita di guidare una limousine al cui interno le Spice girls, completamente nude, si dedicano al sesso saffico, ecco, questo è l’album giusto da mettere nel lettore CD.
Sì ma allora? • • •
Però almeno cosa sento? Party of one; Fall from grace; 40 days

Chi diamine? Jason Bonham
Che diamine? In the name of my father – the Zepset, live from Electric Ladyland
Ma quando? 1997
Allora? Il primo album solita del Bonzino è una superflua operazione live di rivisitazione zeppeliniana. Al primo ascolto vien da pensare “Questo sì che è un complesso” e vaffanculo al vecchio Freud. Il volonteroso Tony Catania nel ruolo che fu di Jimmy Page è disciplinato ma dissennatamente agiografico. Il pur dotato Charles West pare più a suo agio confrontandosi con l’ultimo manieristico Plant (la frignolenta In the evening) piuttosto che col ragazzetto (la testicolare Since I’ve been loving you) che strappò furiosamente le orecchie (e le mutande) agli Stati Uniti interi sul finire dei sessanta. Eh, non avete idea di cosa darei per esserci stato.
Sì ma allora? • •
Però almeno cosa sento? In the evening; Whole lotta love (encore medley)   

Chi diamine? The Firebirds
Che diamine? Light my fire
Ma quando? 1968
Allora? Se nel 1968 aveste pigliato quattro ventenni sconosciuti strafatti di acido e gli aveste proposto di suonare in ottica “buona la prima” una manciata di oscure b-side scartate dai retri dei 45 giri di altre band e poi al disco gli aveste messo un titolo ad effetto, tipo Light my fire, e una supertopa avvolta dalle fiamme in copertina, se aveste fatto tutto questo probabilmente i ragazzetti avrebbero suonato con un’adrenalina superiore a qualunque professionista. Oggi vi ritrovereste tra le mani un’incisione amatoriale in odore di Experienced Cream of Iron Butterfly così grezza e sconclusionata da apparire sinistramente premonitrice di ciò che sarebbe capitato in quel di Birmingham soltanto un annetto più tardi.
Sì ma allora? • •
Però almeno cosa sento? No tomorrows; Reflections

Chi diamine? Arboretum
Che diamine? The gathering
Ma quando? 2011
Allora? Proseguendo a ritroso nella discografia della band, di nuovo quelle cumulonembiche rarefazioni psych, (Destroying to save), quelle diroccate costruzioni melodiche (The highwayman), quegli ineffabili muri di suono nitidamente fuzzy (Waxing crescent), di nuovo un pezzo, Song for the Nile, capace, da solo, di sbattere la porta della percezione sulle dita dei blasonati epigoni del desert rock, qualunque cosa ciò significhi. Se vi capita di inoltrarvi nei sabbiosi dintorni di Albuquerque per cucinare cristalli di metanfetamina ricordate di portare questo album con voi.
Sì ma allora? • • • •
Però almeno cosa sento? The highwayman; Song for the Nile

Chi diamine? Il Tenente
Che diamine? Odor ed lumàdeg
Ma quando? 2010
Allora? Nei dieci anni di onorata militanza nel collettivo reggiano Kattiveria Posse il Tenente si dedica nel tempo libero allo studio di glottologia e semantica del dialetto reggiano frequentando il malfamatissimo bar dell’angolo. Nelle fervide session alcoliche Il Tenente porta alla luce insospettate e misteriose analogie tra l’arszàno e certi slang gangsta Losangelini. Odor ed lumàdeg, ma soprattutto la prima traccia A gh’no per tot è la rigorosa documentazione della rivoluzionaria scoperta di archeologia linguistica. Interrogato sui contenuti sovente graffianti e a tratti criptici di questo articolato concept Umberto Eco avrebbe commentato: “A gh’o capì ‘n càs”.
Sì ma allora? • • • • •
Però almeno cosa sento? Bar sport; Al trafic; L’anguéla e ‘l sciop

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *