invece di fare il doppiatore di paperino

Kalopedia 16: 16nov2014-22nov2014
Chi diamine? Shilpa Ray and her Happy hookers
Che diamine? Teenage and torture
Ma quando? 2011
Allora? Sentendola strepitare in quel modo le sue ossessioni metropolitane verrebbe da pensare che Shilpa Ray è una tipa di quelle che se ti avvicini per offirgli da bere ti rompono una bottiglia in testa e se invece accettano finisce che ti mandano KO in una gara di bevute. Io invece che sono un romanticone me la immagino da sola, seduta a gambe incrociate sul pavimento di una stanza vuota, vinili sparsi tutt’intorno, mentre ascolta tutta la notte i dischi di Nick Cave e di Patti Smith ma anche di Doors, Jane’s addiction, Mazzy star, e fuma sigarette in continuazione. Un’immagine che riconduce chissà come a certo cinema anni novanta, nichilistico ed elegiaco, di cui questo album insinua subliminalmente una strana nostalgia.
Sì ma allora? XXXX
Però almeno cosa sento? Dames a dime a dozen; Hookers
Chi diamine? Jim Steinman
Che diamine? Back for good
Ma quando? 1981
Allora? Quattro anni dopo aver scritto e prodotto un album che ha venduto soltanto quaranta milioni di copie l’inventore del Wagnerian rock si rifa vivo con un album a suo nome di canzoni altrettanto buone e altrettanto ben arrangiate. Il tutto tra l’indifferenza del pubblico e le risatine della critica. Le stesse canzoni, più una manciata di altre, finiranno nel 1994 su un album che venderà un altro paio di decine di milionate di copie. Io stesso sto attribuendo un voto più basso di quello che darei a Bat out of hell I e II. Perché, dico io. Perché?
Sì ma allora? XXX
Però almeno cosa sento? Rock and roll dreams come through; Surf’s up
Chi diamine? Pink floyd
Che diamine? Pulse
Ma quando? 1995
Allora? Il secondo inutile e costosissimo live dei Pink floyd riempie i suoi fottutissimi centocinquanta minuti con una sbadigliata di pezzi di Division bell identici a come sono su Division bell ma con qualche violino del cazzo preregistrato in più (High hopes), una stiracchiata di pezzi più vecchi identici a come sono su Delicate sound ma con qualche effettuccio pirotecnico in più (Run like hell), una sonnambula esecuzione integrale di Dark side identica a Dark side ma con parecchi chili di tessuto adiposo in più. Un album ad uso esclusivo di quei pervertiti che adorano le confezioni di cartone rigido con lucine lampeggianti e libretti di duecento pagine con le foto del concerto.
Sì ma allora? X
Però almeno cosa sento? Astronomy domine
Chi diamine? Pavlov’s dog
Che diamine? At the sound of the bell
Ma quando? 1976
Allora? Invece di fare i milioni come doppiatore di Paperino, David Surkamp mette insieme per questo secondo album un cast all-prog deludendo unanimemente critica e pubblico, quelli con le orecchie ancora troppo appiccicate al culo di King Crimson, Genesis e compagnia progmasturbante, questi troppo occupati a sballarsi con Ramones e Sex-P e compagnia spaccaturbante. Non c’è spazio quindi nel 1976 per questa manciata di perle morbidamente orchestrate che fanno a torto venire in mente certi brutti dischi di Blood sweat & tears, Air supply, Jefferson Starship. Dischi che, sia ben chiaro, non ho mai sentito. “Bring back the good old days” starnazza giustamente il nostro sul finale di Valkerie, il suo anthem più riuscito.
Sì ma allora? XXXX
Però almeno cosa sento? Valkerie; She came shining
Chi diamine? Crystals
Che diamine? Crystals
Ma quando? 1994
Allora? Siamo nei primi anni settanta. I King crimson sono avanti, certo, ma vuoi mettere il ruggito chitarristico di Page nell’intro di Moby Dick (Wrought iron)? E i Genesis, bravissimi anche loro, come no, ma vuoi mettere quelle raffiche basso+batteria alla Judas priest rantolate dalle urla di Rob Halford (Time out)? Succede così che nel 1974 un manipolo di affermati musicisti artisticamente iperavanguardistici e ideologicamente ipercomunisti provenienti da Area, PFM, Banco, Raccomandata ricevuta di ritorno decide di mettersi occhiali da sole, parrucca e baffi finti e chiudersi in un luogo segreto a registrare un disco di fottuto hard rock suonato coi coglioni di fuori (Women under water). Un crimine disgustosamente efferato per quei tempi, tant’è vero che, una volta ascoltato il master, l’allora produttore discografico si mise una patata in bocca e, con perfetto accento svedese, gli disse che il disco non sarebbe uscito neanche morto. Coerentemente, la bara uscirà dall’edificio soltanto vent’anni dopo.
Sì ma allora? XXX
Però almeno cosa sento? Time out; Women under water
Chi diamine? Sheryl Crow
Che diamine? Feels like home
Ma quando? 2013
Allora? Con la sua saponosa miscela di pop per casalinghe e folk radiofonico da autolavaggio questo disco riesce nel difficile intento di far apparire Shania Twain come la nuova Dolly Parton, Beyoncé come la nuova Aretha Franklin e Rihanna come la nuova Uhura. E’ il disco giusto per chi aspiri a gettarsi dal finestrino della corriera in corsa durante una inaspettata vendita di pentole. Ho scritto questa recensione dopo la terza canzone, ma avrei potuto farlo guardando semplicemente la copertina.
Sì ma allora? X
Però almeno cosa sento? Senti piuttosto il primo album di William Shatner