intervista al frontman dei criogenia

WACKY RACE – QUINDICESIMA TAPPA (prima parte)
Criogenia, 29 marzo 2014, Bar dei Giardini, Imola
Dopo il concerto di addio dei Criogenia ho intervistato il frontman della band. Poi ho perso il foglietto delle domande.
(…)
Ma no, anzi. Sono io che ti ringrazio per aver esordito con una domanda tanto originale. Si tratta di una sorta di predestinazione. Pensa che i Criogenia si formano lo stesso giorno, dico, lo stesso esatto giorno che i Duran duran pubblicano l’indimenticabile “Violence of summer”. Ora capisci cosa intendo?
(…)
Questo bisognerebbe chiederlo a loro. In ogni caso ti basti sapere che i Criogenia si sono formati il 23 luglio 1990 in Europa e l’11 agosto negli Stati Uniti. Proprio come “Violence of summer”.
(…)
Più o meno come succede sempre in questi casi. Sei adolescenti che non hanno niente da condividere se non una passione per la musica rock, per il film “The Commitments” e il fatto di essere stati concepiti tutti e sei a Woodstock. Più precisamente durante la versione di “With a little help from my friends” mirabilmente eseguita da Joe Cocker.
(…)
Esattamente. E proprio perché i Beatles sono nel nostro DNA che li proponiamo a ogni nostro concerto. Ti ho già detto che “Happiness is a warm gun” è la mia canzone preferita in assoluto?
(…)
Bene, con questa fa un milione e uno.
(…)
No mai. Suoniamo invece “While my guitar gently weeps”, la traccia precedente.
(…)
La ragione è molto semplice: Alberto, il nostro chitarrista, è uno stronzo.
(…)
Quello che più mi irrita è la superficialità di quelli, e sono tanti, che canticchiano una canzone senza conoscerne il significato. Per esempio tu la conosci “Rewind” di Vasco?
(…)
Bravo, proprio quella. Strafamosa, sì. Bene. Quella canzone parla di un tizio che si fa una sega sul divano guardando un film porno.
(…)
E allora leggiti il testo. Te ne dico un’altra. L’altro giorno salgo sull’autobus e di fianco a me un tizio canticchia “Here come old flat-top, he come grooving up slowly. He got joo-joo eyeball, he one holy roller” e via discorrendo. Gli faccio due domande e quello parte con un treno di idiozie. Personaggi grotteschi che si muovo come burattini, dice, pensa un po’. Poi mi parla di politica, di Timothy Leary. Arriva a sostenere che l’uomo con gli occhi a jojo sarebbe Dr. John. “Tutte scemenze”, dico io. “Come together è una canzone che parla di orgasmi simultanei”. Come together, right now, over me. C’è bisogno di aggiungere altro?
(…)
Esattamente. Proprio durante l’assolo finale di “Come together”. Si trattò di una performance molto all’avanguardia. Ci beccammo una condanna per atti osceni in luogo pubblico e fummo estradati dal paese.
(…)
No una volta sola.
(…)
Credimi, una volta sola è più che sufficiente.
(…)
No le altre quarantasette condanne sono per il reato di pubblicità comparativa. Non hai idea di quanti paesi al mondo puniscano il reato di pubblicità comparativa.
(…)
Bravo, quarantasette.
(…)
Ripetiamo la scena dei tastieristi a ogni evento. Io dico nel microfono che Krishna suona una Roland e nel frattempo lui fa un solo pazzesco. Poi l’altro tastierista prende in mano la sua tastiera, che è una tastiera prodotta nel paese in cui stiamo suonando, la sbatte in terra e la fa in mille pezzi. Qualunque cazzo moscio è capace di spaccare una chitarra sul palco. Ma provaci tu a spaccare una tastiera intera. Questo è fottuto rock and roll, ragazzo.
(…)
Certamente. La Roland ci paga sei milioni di dollari per questo.
(…)
Questo lo dici tu.
(…)
No, non esagero affatto. E quando dico che Krishna riesce a suonare le varizioni Goldberg al contrario non intendo che Krishna suona le variazioni Goldberg leggendo lo spartito da destra a sinistra. Quello sono capaci tutti, basta girare lo spartito. Quando dico che Krishna suona le varizioni Goldberg al contrario intendo con la testa sul pavimento e le gambe sullo sgabello.
(…)
Lo dico e lo ripeto. Massimo è il sex symbol della band.
(…)
Ti basti sapere che quelli che io stesso erroneamente chiamo “baffi” sono in realtà peli pubici femminili.
(…)
Macché. Massimo si lava la faccia ogni mattina come tutti. Tu no?
(…)
Indubiamente “She’s waiting for me”. Nel corso della serata la suoniamo sempre in due versioni. La prima versione, “She’s waiting for me”, serve per ottenere quell’effetto di tiepida empatia che i Criogenia chiamano ossimoricamente “rompere il ghiaccio”. La seconda versione, “She’s waiting for me fatta meglio”, è una sorta di tributo al pubblico rimasto in sala. Come dire: “Questo è l’ultimo concerto dei Criogenia, e sono tutti cazzi vostri, perché se mai ci fosse, e non ci sarà, ma se mai ci fosse un altro concerto dei Criogenia avreste certamente il privilegio di sentire “She’s waiting for me fatta ancora meglio”. Ma non sarà così. E, come dicevo, questi sono tutti cazzi vostri”.
(…)
Sbaglio o ti avevo chiesto di non farmi domande sul famigerato “Imola affaire”? Ti basti sapere che il chitarrista dei Kordz mi ha telefonato ieri mattina. Si offriva di sistemare le cose aprendo il nostro concerto di stasera.
(…)
Naturalmente.
(…)
No, perché non so come si dice vaffanculo in libanese.
(…)
No, non dirò nulla neanche sulla Herzigova.
(…)
No, ti assicuro.
(…)
No. Neanche il secondo. E neanche il terzo. Sei probabilmente il milionesimo giornalista che sostiene che somiglio al cantante dei Midnight oil. Bravo. Hai vinto un’intervista gratis.
(…)
I rapporti tra Metafora viva e Criogenia sono custoditi in un X-file presso il Pentagono. Il fascicolo sarà desegretato fra circa quarant’anni. Nel frattempo mettiti comodo e fatti una birra.
(…)
“Ali della deflagrazione”, per esempio. Talvolta invece suoniamo “Stato di censura”. Ma sono poche le nazioni che ancora ci consentono di farlo.
(…)
Quell’immagine del pesce nella rete è un chiaro riferimento al protocyberpostpunk di Hakim Bey. Conosci le sue teorie sulle zone temporaneamente autonome?
(…)
Jung, naturalmente. Che domanda stupida. Credi forse che la strofa “Esci da me o esci con me” potrebbe mai essere scritta da un paroliere freudiano?
(…)
Sì che me lo hai già chiesto. E ti ho pure risposto.
(…)
Ah, tu intendi proprio l’origine del nome. Criogenia. Molto semplice. E’ l’unica parola del dizionario italiano che contiene due iati.
(…)
Ah sì? Se ho detto una scemenza allora trovane un’altra.
(…)
D’accordo, l’unica parola del dizionario italiano che contiene due iati oltre a viavai.
(…)
D’accordo. La lingua italiana ha tantissime parole che contengono due iati. E con questo?
(…)
Veramente il tempo sarebbe scaduto.
(…)
OK, OK. Ma che sia l’ultima.
(…)
Ma come, dico io! MA COME CAZZO FAI A NON SAPERE CHI E’ ALBERTO CALOROSI?!?
secondo me viavai ha uno iato e un dittongo, ma è stato comunque un bel concerto.