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il rumore delle ossa degli alice in chains

Kalopedia 10: 23set2014-29set2014

Chi diamine? Creature with the atom brain
Che diamine? The birds fly low
Ma quando? 2012
Allora? Hit the sky sono i calcinacci sonori che ricadono su una spiaggia durante l’amplesso di due corpi dello stesso sesso. Wolf eye è il gioco di luci stroboscopiche collocate nella Death valley da Ian Brown in persona. The dusk of time è il grido di aiuto di Beck seppellito nottetempo nella sabbia fino alla testa in un canyon nei pressi di un termitaio. Nightlife è il rumore delle ossa degli Alice in chains rinchiusi nel Titty Twister poco prima del tramonto. The beauty of the rain è in respiro di Nick Cave nel deserto mentre cerca Jim Morrison. Slide è lo stridere dei copertoni del furgone dei Creatures with the atom brain mentre si schianta contro l’auto dei Triggerfinger nel trafficatissimo centro di Antwerp.
Sì ma allora? XXXX
Però almeno cosa sento? Hit the sky; Wolf eye; Red river

Chi diamine? Black widow
Che diamine? Black widow
Ma quando? 1971
Allora? Sovente ma immotivatamente paragonati ai Black sabbath solo perché il nome somiglia, il look è il medesimo e i testi parlano anch’essi di satanismo, questi Black widow si collocano invece dalle parti del hard-progressive-soft con corettoni ooo-oooh e divagazioni Hammond-chitarra. Quindi Uriah heep un po’ dappertutto, con palpabili sensazioni Deep purple (su tutte l’intro di Poser), Hawkwind (Wait until tomorrow) e persino Cali-folk alla Buffalo springfield (When my mind was young) irrorate con un paio di quelle buffe virate boogie. Album gradevole ma poco coeso. Nel 1971 si è sentito di meglio. Oggi è difficile.
Sì ma allora? XXX
Però almeno cosa sento? Legend of creation; Tears and wine

Chi diamine? Il Genio
Che diamine? Vivere negli anni X
Ma quando? 2010
Allora? Album talmente vintage che sono vintage non solo i generi di riferimento ma pure i loro nomi: Elettropop, Eurodance, Battiato ai tempi di Giusto Pio, Krisma. Ma anche il pop eighties francese lolitofilo (Lio, Stephanie, Alizée) ed eunucocentrico (Plastic Bertrand), fino ad arrivare (ma è una perversione esclusivamente mia) alla sfolgorante Diana Est di Le Louvre. Stavolta i due leccesi impartiscono una lezione agli ultrablasonati e iperantipatici Baustelle e pure al sottoscritto che li pigliava per il culo non più tardi di un mese fa. Tutto questo nelle prime quattro tracce. Il resto, ancora una volta, scivola via come una saponetta in una doccia di froci. Vuoi vedere che la cosa sta cominciando a piacermi?
Sì ma allora? XXX
Però almeno cosa sento? Fumo negli occhi; Cosa dubiti

Chi diamine? Ace Frehley
Che diamine? Space invader
Ma quando? 2014
Allora? L’album si apre con un ruvido pezzo di antiquato rock and roll. Sorprendentemente, le tracce successive sono invece una manciata di ruvidi pezzi di antiquato rock and roll. Nella parte centrale dell’album il registro cambia completamente e troviamo una inaspettata sequenza di ruvidi pezzi di antiquato rock and roll. L’album si chiude in modo piuttosto atipico, per un album del genere, con un paio di ruvidi pezzi di antiquato rock and roll.
Sì ma allora? XX
Però almeno cosa sento? Space invader; Inside the vortex; Starship

Chi diamine? Deep purple
Che diamine? Now what?!
Ma quando? 2013
Allora? Il terzo album a trazione Morse dalla fuoriuscita di Jon Lord nel 2002 appare il più compatto dei tre. Il merito non è certo di “Sosia di Bernie Shaw” Morse, o di “Ipertricosi” Airey, o di “Margherita Hack” Paice, o di “Capitan Uncino” Glover”, o di “Voce da Paperino” Gillan. Il merito semmai è in primo luogo di Bob “Photokop” Ezrin, produttore, autore degli arrangiamenti e fornitore di marijuana ufficiale della band. Facile immaginarsi l’atmosfera pacatamente euforica tipo casa di riposo la domenica pomeriggio che si doveva respirare in studio. Ne è uscito un album incapace di smarcarsi dai consolidati cliché D-P ma che sulla distanza intorpidisce più o meno quanto una canna fumata su una panchina ombreggiata in un pomeriggio di inizio maggio. L’assolo di chitarra di Hell to pay è imbarazzante. Piazzare un singolo come Vincent Price invece è un colpaccio da maestri.
Sì ma allora? XXX
Però almeno cosa sento? Vincent Price; All the time in the world; Apres vous

Chi diamine? Tom Petty & the Heartbreakers
Che diamine? Hypnotic eye
Ma quando? 2014
Allora? “Ciao Tom Petty”. “Ciao Calo, dimmi”. “Volevo sapere perché hai cucinato la solita minestra”. “Che vuoi dire?”. “Be’, i soliti riffoni hard rock, un po’ di blues morbido, una timida spruzzatina di vocal jazz a luci soffuse, un po’ di roots, tanto Neil Young e tantissimo Dylan”. ”E quindi?”. “Un disco uguale a tutti gli altri”. “E come sono tutti gli altri?” “Direi molto belli”. “E non ce n’è neanche uno diverso, secondo te?” “Be’, sì. The last DJ. Oh, anche Mojo, un po’”. “E ti piacciono?” “Mi fanno cagare”. “Bene, hai altre domande?” “No, direi di no”. “Allora stammi bene, Calo”. “Ciao Tom Petty, avanti così, eh, mi raccomando”.
Sì ma allora? XXXX
Però almeno cosa sento? Fault lines; Red river

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