il gual, il phante e il kalo fanno un tributo

Kalopedia 17: 24nov2014-02dic2014
Chi diamine? Mostly autumn
Che diamine? Pink floyd revisited
Ma quando? 2004
Allora? Ipotizziamo che il Gual, il Phante e il Kalo decidano di suonare un tributo ai Pink floyd. I casi sono due: o hanno in mente la perfezione (è il caso dei Musical box quando replicano i Genesis di Gabriel), o sono convinti di avere qualcosa di assolutamente nuovo da dire (E’ il caso dei The the alle prese con Hank Williams). Altrimenti è un contarsela su, un po’ come di solito se la contano su i tre quando si trovano in studio dal Gual a parlare di cinema, figa e musica rock. Di sicuro i Mostly autumn suonano meglio dei G-P-K e l’entusiasmo è palpabile ma purtroppo qui c’è in ballo l’annoso teorema della grande truffa del rock and roll che, al pari del secondo principio della termodinamica, ha molteplici formulazioni. Eccone una: il maschio bianco adulto prova imbarazzo se viene scoperto a canticchiare sotto la doccia. Brick in the wall è imbarazzante, Sheep fa ultraschifo, Run like hell è da Bar Gianni e il duetto vocale maschio-femmina in Comfortably numb è a dir poco mestruazionale. Meglio Fat old sun e bene Julia dream. La triste verità è che nessuno può suonare la musica dei Pink floyd. A cominciare dai Pink floyd.
Sì ma allora? X
Però almeno cosa sento? Julia dream
Chi diamine? CWT
Che diamine? The hundredweight
Ma quando? 1973
Allora? Se nel 1973 per incidere Sabbath bloody sabbath i B-S avessero assoldato il Sig. Cy Paine invece di Rick Wakeman probabilmente S-B-S suonerebbe come questo Hundredweight: una bizzarra miscela di riffoni funerei, trombette alla Chicago e un urlatore con la timbrica identica a quella del gatto di Robert Plant. Il composto chimico è altamente instabile: esplosivo nei primi episodi (Widow woman, Take it slow) ma immediatamente dissociato in improbabili orchestrazioni filo-hendrixiane con tanto di idiofoni grattugianti (Rory poly), feline lamentazioni Solitude-eggianti con malinconia di flauti (Signed D.S.) e altro ancora. In chiusura Mephistophales è uno schizofrenico omaggio ai Deep purple rimbalzante da Wring that neck (l’incipit) neck a Child in time (al quarto minuto). Ascoltatevi questo disco ogni volta che un turista tedesco vi chiede dove diavolo è il duomo.
Sì ma allora? XXX
Però almeno cosa sento? Take it slow; Widow woman; Mephistophales
Chi diamine? Bruce Springsteen
Che diamine? High hopes
Ma quando? 2014
Allora? Un collage di vecchi scarti, cover di pezzi misconosciuti e una manciata di inediti, dodici pezzi cui Tom Morello ha incollato tette finte, trucco e tacchi a spillo per poi deflorarli col suo arrembante chitarrismo laser (specialmente High hopes e The ghost of Tom Joad). Dylan dice di non avere più un cazzo da dire, Bono replica che gli U2 sono solo quattro vecchi miliardari annoiati. E Bruce Springsteen non ne può più. E’ depresso e sta bene soltanto quando è sul palco a fare le sue cose. Hanno ammazzato il rock. E il rock è vivo.
Sì ma allora? XXXX
Però almeno cosa sento? The ghost of Tom Joad; Dream baby dream; American skin
Chi diamine? Pax
Che diamine? May God and your will land you and your love miles away from evil
Ma quando? 1972
Allora? Io non so praticamente nulla del Perù, e neanche del 1972. So solo che il Perù è il primo produttore mondiale di cocaina e che l’8 agosto del 1972 mentre nascevo io i Deep purple erano in tournée in Giappone. Ora so anche che nel 1972 la più grande (e unica) rock band peruviana incideva questo tributo alla psichedelia californiana grezzo come una foglia di coca ancora sulla pianta con tanto di escursioni garage e roots rock (Rock an’ ball) per non parlare dell’imprescindibile Jimi H. (Sitting on my head), e che tra le interessanti bonus track della ristampa qualcuno ha pensato di inserire un paio di sonore prese per il culo di Bob Marley (Exorcism) e James Brown (Dark rose) oltre a una squinternatissima Smoke on the water. Pensa un po’.
Sì ma allora? XX
Però almeno cosa sento? Deep death; Exorcism
Chi diamine? Claudio Rocchi
Che diamine? Volo magico n. 1
Ma quando? 1971
Allora? Finalmente ho capito che il mio problema con la musica italiana è che capisco i testi delle canzoni. Quelli di Claudio Rocchi per esempio sono puerili divagazioni attorno ai termini musica, dio, libertà, amore, corpo, prati verdi, correre su un cavallo e simili irritanti stupidaggini. Fa eccezione La realtà non esiste che evidentemente elude la dogana del cervello e arriva diritto a destinazione. Se riuscite a non ascoltare il testo, la suite Volo magico è un inarrestabile crescendo di suggestioni orientali, fraseggi di pianoforte alla Genesis (più precisamente alla Firth of fifth), schitarraus quasi southern e orchestrazioni in grado di fornire un bel matassone di filo da torcere alla coeva Echoes. Il voto tiene conto però anche del fiacco lato B.
Sì ma allora? XXX
Però almeno cosa sento? Volo magico; La realtà non esiste.
Chi diamine? Roky Erickson with Okkervil river
Che diamine? True love cast out all evil
Ma quando? 2010
Allora? Avete letto questa recensione e state ascoltando per l’ennesima volta l’album che contiene la più bella canzone degli anni duemila (John Lawman) e la seconda più bella canzone degli anni duemila (Goodbye sweet dreams) e vi domandate quando succederà e se mai succederà. Poi a un certo punto succede. Semplicemente succede. E non ha niente a che vedere con la musica di cui non vi ho parlato, né coi i testi di cui qui s’è detto quasi niente, né con la storia personale di Roky Erikson che avrete preventivamente letto su Wikipedia. Succede e basta, e non c’è niente da capire, e non ci sarà modo di raccontarlo. Senza accorgervene ripeterete cinque volte la frase “I kill people all day long, I sing my song” e sarete dentro Roky Erickson. Tutto qua.
Sì ma allora? XXXXX
Però almeno cosa sento? Tutto l’album in religioso silenzio