il genere ”rock su vinile”

Kalopedia 27
Chi diamine? Afghan whigs
Che diamine? Do to the beast
Ma quando? 2014
Allora? Nella seconda metà dei ’90 stava già andando tutto a puttane. Qualcuno con le lacrime agli occhi le tasche piene di verdoni scriveva la parola grunge sulla lapide di quel suono incredibile e nichilistico esploso e subito imploso a Seattle. L’indie rock diventava un genere (che è come dire che il “rock su vinile” è un genere, o il “rock fatto dai chitarristi mancini”, o il “rock di tutti e soli i dischi che costano diciannovemila lire”), Jack Frusciante, lo sanno tutti, era uscito dal gruppo, Layne Stayley e Kurt Cobain già “dormivano con gli angeli”. Gli Afghan whigs invece facevano dischi della madonna. Parlare ancora di quella roba oggi non ha neanche più senso. L’unica cosa che ha senso è che nel 2014 gli Afghan whigs saranno affaticati, saranno disorientati, saranno senza Rick McCollum, saranno quello che cazzo vuoi ma comunque hanno fatto un altro disco della madonna. Quando parte These sticks mettete la rotella del volume a fondoscala.
Sì ma allora? • • • •
Però almeno cosa sento? These sticks; Algiers
Chi diamine? Social distortion
Che diamine? Hard times and nursery rhymes
Ma quando? 2011
Allora? Liquidi riffoni hard-seger-southern, giubbotti, occhiali da sole, lo scintillio di una marmitta cromata e il sole a picco che brucia la pellicola. Hard times è la colonna sonora di un musical diretto da Tarantino, di un romanzo di biker scritto da Edward Bunker, Hard times è un graffito di Banksy sull’asfalto della Ruote 66. Undici pezzi, dall’incendiaria Road zombie alla toccamaroni Still alive, undici colpi nella canna di una semiautomatica per impallinare Springsteen, gli Stones, Johnny Cash, Seger, i Ramones, perlomeno quelli rimasti, e tutti quelli che cianciano di cow-punk senza aver prima sentito questo disco. Alone and forsaken (Hank Williams sr.) è una delle migliori cover di tutti i tempi.
Sì ma allora? • • • • •
Però almeno cosa sento? Alone and forsaken; Machine gun blues
Chi diamine? The Human instinct
Che diamine? Pins in it
Ma quando? 1971
Allora? Sonorità hard-psichedeliche d’oltreoceano (Pacifico, però) con lancinazioni hendrixiane proto-metalliche (l’intro di The vanishing song, il bridge di Pinzinet) alternate a tentennamenti blues (Duchess of Montrose, Play my guitar), morbidate folk-pop (il singolo Rainbow world e il suo retro Highway). Desta curiosità la sonnolenta cover della floydiana The Nile song. Niente di nuovo, insomma, eppure il terzo album della più importante rock band neozelandese degli anni settanta è un travolgente gorgo psych-rock-blues che vi catturerà è ingoierà, rigorosamente in senso orario. Ascoltatelo ogni volta che qualche sapientino insiste per spiegarvi cosa diavolo è la forza di Coriolis.
Sì ma allora? • • •
Però almeno cosa sento? Pinzinet; The Nile song
Chi diamine? Cheap wine
Che diamine? Mystic crow
Ma quando? 2013
Allora? Il portone si apre in un sinistro cigolio di cardini. Bastano pochi secondi per capire che tutti i fantasmi della cripta indossano lenzuoli a zampa di elefante. Un theremin spettrale introduce la sulfurea e sabbatianissima Gravestone smoke. Aleggiano spettri heavy blues alla Canned heat (I come back from tomorrow), spiriti psych-southern (Demon with a cat head), poltergeist Ledzep-1 (Stay strange express), ectoplasmi grateful-desertici nella chiusura strumentale Mystic crow. Ascoltate questo album ogni volta che vi appare davanti il doppelganger di Jerry Garcia.
Sì ma allora? • • • •
Però almeno cosa sento? Gravestone smoke
Chi diamine? Pavlov’s dog
Che diamine? Echo & Boo
Ma quando? 2010
Allora? Trentacinque anni più tardi la voce di Paperino-Surkamp è mutata nella voce di Paperone-Surkamp ma il Pavlov sound è sempre quello: magari un po’ meno temerario negli arrangiamenti, magari meno convincente nelle melodie, ma è quello. L’anima progressive permane nelle poche, incerte, divagazioni strumentali Lambonbrodadwayesche (Echo and boo, soprattutto, ma anche We all die alone e Jubilation). Imbarazzante il modo in cui la suite The death of North American industry deflora i traditional Oh Susanna e Dixie. Si osa qualcosina in più nelle convincenti tre tracce finali. Mettete su questo disco quando vi accorgete che per un errore di stampa mancano le ultime pagine del romanzo che state leggendo.
Sì ma allora? • •
Però almeno cosa sento? Angels twilight jump; Jubilation; We all die alone
Chi diamine? Hardline
Che diamine? Danger zone
Ma quando? 2012
Allora? Per apprezzare l’ultimo album della band fondata dai due fratelli Giovanni Giuseppe Gioeli e Giuseppe Giovanni Gioeli (sic) non dovete per forza essere uno di quei rimastoni che tutti i giorni cantano sotto la doccia “It’s my life and it’s now or never” e hanno chiamato “Carrie” la loro figlioletta. Basta perdersi nella campagna umbra alla ricerca di un ristorante fantasma e incrociare uno di quei truck americani fuoriusciti direttamente dal film Duel. Per la recensione cedo il microfono alle sublimi parole di www.melodicrock.it: “Se nell’esordio ci trovavamo di fronte ad un hard rock dai tratti melodici qui possiamo dire di trovarci di fronte ad un rock melodico dai tratti hard rock”. E vaffanculo a Copernico.
Sì ma allora? • • •
Però almeno cosa sento? What I’d like; Look at you now