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il famigerato filk

Kalopedia 25

Chi diamine? Robert Plant
Che diamine? Lullaby and… the ceaseless roar
Ma quando? 2014
Allora? Di un album registrato alla Real world che si apre con la nebbiosa cover di uno standard bluegrass intessuta di banjo e violini tradizionali africani (il ritti di un certo Juldeh Camara, del Gambia) duellanti su educate testurizzazioni Bristol-trance è difficile parlare con leggerezza. Altrove, rarefatte melodie di chiara derivazione Achtung-baby-Lanois-iana (Rainbow), ammiccamenti zeppeliniani (Pocketful of golden) o ruggenti nuvoloni Clannad-chitarristici (Embrace another fall). Con questo album Robert Plant ha definitivamente tirato fuori i coglioni (ma io se ricordate ve l’avevo anticipato). Ascoltatelo ogni volta che scrivete una recensione e chi la legge solo per mera cortesia non vi domanda che cosa cazzo state svanverando.
Sì ma allora? • • • • •
Però almeno cosa sento? Little Maggie; House of love; Arbaden (Maggie’s baby)

Chi diamine? Kazimierz lux
Che diamine? C.S.
Ma quando? 1972
Allora? Se pensate di fare compagnia al vecchio Kaz Lux mentre si spara un personal di black widow e sentire sulla schiena il caldo tepore delle dorate spiagge della West Coast olandese, be’ sappiate che lui è lì spaparanzato che si ascolta in un vecchio mangiacassette i soliti lamentini similfolk alla Leon Russell (Pictures of youth) e Gram Parsons (Brown crystals). A un certo punto però la vedova fetente comincia a entrare in circolo e partono sferragliate a vapore alla Doobie brothers (Companion) per chiudere in un crescendo acido e psicabluesico (The change, Graveyard, i due pezzi più ispirati). Ascoltate questo album ogni volta che qualcuno insiste che in Olanda c’è un casino di tulipani.
Sì ma allora? • • •
Però almeno cosa sento? The change; Graveyard

Chi diamine? Barbra Streisand
Che diamine? Partners
Ma quando? 2014
Allora? Datevi il tempo di trovare il numero di telefono di qualche chilata di vecchie glorie del pop (sia vive che morte), un po’ come si raccolgono le prugne mature da terra per fare la marmellata. Cottura lenta a fuoco basso. Suoni tenui. Abbondare col cerone. Per nascondere l’odore di carogna suggerisco di aggiugnere molti chili di zuccherosi arrangiamenti orchestrali. Confezionare a caldo e sigillare perché altrimenti si formerà subito della muffa. Se volete cimentarvi, l’ultimo gastroenterico album della starlette americana settantaduenne che ha venduto settantadue milioni di dischi sono negli USA è cucinato esattamente così.
Sì ma allora?
Però almeno cosa sento? Riascoltati l’album di Plant

Chi diamine? Private line
Che diamine? Evel Knievel factor
Ma quando? 2006
Allora? Sonorità nu-glam a base di intro tunzetunze, bonjovate melodiche, coretti wou-wou-wou / yea-yea-yea (la title track è un eccellente esempio) e power-pop finlandese alla Stratovarius Vs. Sandra Cretu (Broken promised land). Contenuti? A confronto gli Steel panthers sono i Soft machine, la Pianura Padana è una cordigliera cenozoica e Evel Knievel un esistenzialista col maglione nero. Andrea Gualandri direbbe: “Il nulla. Ma fatto bene”.
Sì ma allora? • •
Però almeno cosa sento? Broken promise land; Alive

Chi diamine? Electric Frankenstein
Che diamine? What me worry
Ma quando? 1976
Allora? Sferraglianti elucubrazioni chitarristiche semiacustiche contrappuntate da una ritmica minimale e qualche pennellata sintetica. I principali riferimenti di Tofani in questo primo album solista inciso nel ’71 sono Hendrix (il bridge di Feeling), i Tangerine dreams (Moon walk), la psichedelia americana (Somebody help me) e soprattutto se stesso (la Califfiana Why don’t you understand). Consolatevi con questo album mentre andate a vedere gli Area da soli dopo che i vostri amici v’han preso per il culo tutta la durata dell’aperitivo.
Sì ma allora? • • •
Però almeno cosa sento? Moon walk; Music man

Chi diamine? Beck
Che diamine? Morning phase
Ma quando? 2014
Allora? Beck apre gli occhi e fa uno sbadiglio mentre i primi raggi di sole indorano la brughiera Newyorchese. Sul davanzale al 43-esimo piano gli uccellini cantano melodie gioiose. Beck si prepara una colazione leggera per via della gastrite. Niente junk-pop ma Beatles pie (la splendida Waking light), psychedelic flakes: coco-Barrett (Morning) e rice-Waters (Heart is a drum), folk-milk (il famigerato filk). Giusto due biscottini di noia-90 nordeuropea marca U2 (Blue moon) e Kings of convenience (Wave). In chiusura uova di Condor Pasa sbattute nel Suono del Silenzio (Turn away) e accompagnate da una bella fettona di CSNY (Blackbird chain). Grammy Award come album dell’anno 2015. Da allora, Beck non si è ancora tolto la mano dai maroni.
Sì ma allora? • • •
Però almeno cosa sento? Heart is a drum; Blackbird chain; Waking light

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