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geoff dyer – paris trance

La cosa che più di tutte mi infastidisce in un film sono le scene amici-a-cena-tipo-film-di-woody-allen dove gli attori blaterano tutti assieme in una conversazione che deve apparire al contempo brillante e spontanea, ma che finisce coll’essere né l’una né l’altra. Dove i protagonisti hanno lo stesso gradiente intellettual-mondano, sono dotati dello stesso senso dell’umorismo, fanno lo stesso tipo di battute e hanno letto esattamente gli stessi romanzi. Quelli, appunto, che ha letto l’autore della sceneggiatura. E i comprimari invece sono rigorosamente una delle seguenti tre: 1) ragazzina stupidotta ma molto-molto-fica che finisce per farsi fottere dall’intellettualino magrolino e simpatico epperò dotato di un enorme uccello 2) marito palestrato e/o in carriera che finisce per farsi fottere la moglie dall’intellettualino magrolino e simpatico epperò dotato di un enorme uccello 3) intellettuale umbratile e autolesionista che si sbronza in silenzio finché non è talmente cotto che confessa alla tavolata che il suo più grande desiderio sarebbe quello di fottersi l’intellettualino magrolino e simpatico epperò dotato di un enorme uccello.
La cosa che più di tutte mi infastidisce in un libro sono le scene di sesso. Vi sorprende? Nel 99% dei libri (e io non arrivo ad averne letti un centinaio) le scene di sesso appaiono statiche, legnose, ridicole. Cose tipo “Amore permettimi di suggere il nettare del tuo Segreto” al posto di un più verosimile “Voglio leccarti la figa immediatamente”. Rendo l’idea? Quel geniaccio di Bukowski, per dirne una, non ha mai descritto una scena di sesso. Controllate. Tutta la sua letteratura è intrisa di sesso, ma nessuna descrizione. Si limitava a cose del tipo: “A un certo punto glielo misi dentro e dopo un po’ sborrai”. Mi spiegate che altro c’è da raccontare in una scena di sesso?

Ebbene, all’interno di questo romanzo fastidiosamente infarcito di citazioni cinematografiche (e ancor più fastidiosamente imbottito di note esplicative ad opera dello sciagurato traduttore, un essere capace di tradurre con ‘ristorante cinese a portar via’ un’espressione che suppongo suonasse ‘chinese takeaway restaurant’ in lingua originale) c’è poco altro: brillanti chiacchierate tra amici a cena o a delle feste e qualche scopatina dei due protagonisti. Vi prego di osservare che le scene di sesso, quattro in tutto se non ricordo male, sono canoniche persino nella sequenza: prima volta figa, seconda volta bocca, terza volta culo, quarta volta sado-maso. A essere precisi, la scena sado-maso non viene descritta ma soltanto lasciata intuire. Posso immaginarmi il motivo.
Sarei disonesto se non ammettessi che il libro è tutto sommato carino, avvincente e si legge in una sera (se hai un piede rotto e fuori nevica). Detesto i confronti ma… tanto per collocare: diciamo un Nick Hornby poco ispirato – ciò che peraltro accade piuttosto spesso anche allo stesso Nick Hornby.

Un estratto, tanto per dare un’idea. Concorderete che la comicità involontaria è giusto dietro l’angolo.
Ai fini della comprensione può essere utile sapere che i due tengono in camera un vecchio specchio che talvolta riflette le immagini con qualche secondo di ritardo. Ah, aggiungo che solo un inglese può davvero pensare di pisciare nel lavandino e farla franca quando la sua donna capita di essere nei paraggi.

———————-

(…)
Luke si mosse verso di lei, cominciando a spingere delicatamente. Nello specchio lei gli stava ancora spalmando la crema. Il pene scivolò tra le natiche. Lei allungò una mano dietro di sé per guidarlo. Lui spinse. Lei ansimò.
– Fa male?
– Sì.
– Scusa, vuoi che smetta?
– No, continua.
Si aprì le natiche. Luke vedeva il buco, scuro, imbrattato di crema bianca. Lei si piegò in avanti, spinse.
– Sì, così… no, così, sì.
Sentì che le entrava dentro.
– Ah, fai piano. Aspetta, aspetta.
Ora l’uccello era dentro di lei.
– Così!
Lui spinse un altro po’, sentiva la punta dentro di lei, stretta in una morsa. Nello specchio Nicole lo vide che spingeva, non ancora dentro di lei.
– Sì.
– Ti piace?
– Sì, sì. Spingi più forte, di più – disse lei toccandosi.
– Sto per venire.
– Aspetta – gemette lei – aspetta!
– Vengo, vengo, ecco.
– Sì, adesso, sì.
Luke le franò addosso. Nello specchio erano ancora allacciati, irrigiditi sull’orlo dell’orgasmo. Rimasero stesi così, senza parlare, poi Luke si girò su un fianco.
– E’… è pulito? – domandò Nicole. Luke si guardò il pene.
– Sì.
– Meno male.
– Se era sporco non importava – rispose Luke – ma vado a lavarmi lo stesso.
Luke si sciacquò e pisciò nel lavandino mentre Nicole si sedeva sulla tazza. Le accarezzò la testa e uscì dal bagno. Diluviava. Luke aprì la porta finestra, impressionato dallo scroscio. Si misero a letto ad ascoltare la pioggia, a guardarla riversarsi, scivolare e schizzare via dal pavimento del balcone. Le luci sul lato opposto della strada erano sfocate e striate.
– Ti è piaciuto?
– Cosa?
– Che ti entrassi nel culo?
– Sì. Sei così dolce, Lukey. Eri nel mio nucleo. E’ così che si dice?
– Sì
– Era… non so, primitivo.
– Lo avevi già fatto?
– Perché?
– Così.
– Sì l’avevo fatto, e tu? No, non dirmelo. Se l’hai fatto non voglio saperlo.
(…)

11 commenti

  1. Per nessuna ragione in particolare, desidero riportare qui uno scambio di opinioni su Dyer che ho avuto quest’oggi col Maffo.

    MAFFO
    su Dyer ti sbagli … e’ solo piu’ Calvino che Bukowsky ed ha scritto un paio dei migliori saggi mai scritti: Natura morta con custodia di sax (sul jazz) e un altro di cui non mi ricordo il titolo, cazzo, sulla fotografia

    IO
    Vuoi davvero dire che calvino scrive così male??? Non posso crederci.
    La scena di sesso che ho ritagliato e messo qui è davvero ridicola.
    E sai cosa? A parte lo stile a tratti traballante, ci sono troppi passaggi alla per-caso-vi-interessano-i-cazzacci-miei? Anche se il romanzo è autobiografico (cosa in realtà non lo è?), secondo me quando scrivi una storia devi essere consapevole parola dopo parola che stai scrivendo una cazzo di storia. Deve combaciare tutto. Non ci deve essere una parola di troppo.
    Bah, non mi ascoltare.

    MAFFO
    Sull’autobiografico di Dyer, di autobiografico non c’e’ niente. E’ un esercizio di stile. Forse sterile, forse la traduzione non aiuta e forse non e’ il sesso che conta nel romanzo e forse ogni parola e’ davvero importante per anestetizzare ogni singolo rapporto, per sterilizzarlo e farlo sparire nel nulla. L’ho letto secoli fa e sull’onda della mia adorazione per lui come saggista e per la Instar come casa editrice (editore che poi mi e’ morto giovane e quindi non ha piu’ la possibilita’ di tradire) quello che mi e’ rimasto e’ stato una premonizione; quando si consuma tutto nella bolla di un rapporto a due, si hanno solo due possibilita’. Mollare o fingere. o ricostruire il castello di sabbia e andare avanti fino alla prossima marea.

    IO
    Continuo a dissentire su Dyer. Se non è il sesso che conta allora non metterlo, no? Tra l’altro c’è un narratore invasivo: è l’amico. Che ne sa lui del sesso dei due? Eppoi sì, l’autore intende raccontare questo rapporto a due consumato in una bolla, ma non ci riesce. I due protagonisti sono felici per tutto il romanzo. E poi il protagonista, come dici tu, alla fine molla. Ma perché? Non si capisce. Non fraintendermi. Non sto dicendo che l’autore doveva per forza raccontarmi il declino. Non sono così rigido. Sto dicendo che l’autore mi fa aspettare che arrivi il declino e poi non arriva. Certo, sorprende. Intenzionalmente? Ma c’è sorpresa e sorpresa. Un classico esempio di evento sorprendente è pestare una merda mentre cammini. Capito cosa intendo?

    MAFFO
    E’ proprio questo il senso del racconto. Non e’ un declino, la bolla scoppia… troppa tensione e nessun altro posto dove andare. E forse dissento perche’ mi e’ capitato. Il sesso e’ importante come potrebbe esserlo stato una passione in comune (i concerti?), una sola passione in comune. Solo quello e poi? poi il nulla.
    E devi pensare che e’ sesso descritto da un inglese; iniziano a scopare a 11 anni ma non si infilerebbero una supposta nel culo neanche a pagarli, i ginecologi non esistono ma le ragazze madri che vanno ancora alla medie si’
    A me e’ piaciuto, a te no, e’ un caso di “Land of confusion” come per il Maino; ricordi?

    IO
    Ricordo che al Maino non piace “Land of confusion” per via di un brutto sogno. Non credo che tu ti riferisci a questo. O si?

    MAFFO
    Sì mi riferisco a questo… ognuno vede nelle parole di un autore quello che vuole vedere o quello che puo’ vedere e a volte non c’e’ possibilita’ di cambiare la prima impressione. Per me Manzoni rimarra’ sempre un coglione e Benni un bravo autore.

  2. bravo robirobi. io ricambierò con “Il senso delle stagioni di Star Trek nelle giornate di uno scrittore temporaneamente disabile”. manterrò la promessa, vedrai.

  3. robirobi … manzoni l’ho letto e personalmente mi ha sempre fatto cagare.
    Calvino, che adoro, l’ho letto anche da destra a sinistra; comunque grazie per il consiglio.

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