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david gilmour non si lava il culo

Kalopedia 18

Chi diamine? Pink floyd
Che diamine? The endless river
Ma quando? 2014
Allora? David Gilmour dice alla stampa che questo “E’ un album molto ambient germinato nelle session di Division bell. E’ il canto del cigno dei Pink floyd, un affettuoso omaggio al talento di Richard Wright”. Bene. Il giorno dell’intervista io sono entrato in casa sua arrampicandomi su per la catena dell’ancora, ho aperto il cestone della roba sporca e ho fregato un paio di mutandoni di David Gilmour poi l’ho venduto su ebay a 999 sterline. Nel commento ho scritto che si tratta di “Un indumento molto ambient dal momento che David Gilmour non si lava il culo dai tempi di Divison bell. Si tratta dell’ultima sgommata marrone del Nostro, un affettuoso omaggio al suo flaccido culone inglese”. E credetemi, prendere in mano le mutande di Gilmour mi è costato un bel po’. L’ho fatto solo per insegnargli la differenza che c’è tra un affettuoso omaggio e lo sciacallaggio più becero. High hopes entra di diritto nel Guinness del chicazzosenefrega quale unica canzone i cui versi hanno dato il titolo a due differenti album in studio mentre la traccia 2, intitolata Shine on troia d’un stùpid, è dedicata a tutti coloro che hanno acquistato l’album.   
Sì ma allora?
Però almeno cosa sento? It’s what we do

Chi diamine? Brain donor
Che diamine? Love, peace and fuck
Ma quando? 2001
Allora? Il trio costituito da Julian Cope ai rantoli e martello pneumatico assieme agli Spiritualized Doggen Foster alla motosega e Kevin Bales al tornio saluta in nuovo millennio sbattendogli in faccia questa session di lavori in corso che suona come quando metti l’orecchio contro la parte di un’autobotte al cui interno gli Stooges stanno facendo una jam ispirata a Everybody knows this is nowhere. Qualora non fosse chiara nelle altre traccie, la devozione psichedelica della band è testimoniata nel deliquio catartico di She’s gotta have it. Sfiorate le cinque stelline.
Sì ma allora? ••••
Però almeno cosa sento? Get off your pretty face; Lughnasad

Chi diamine? The 101’ers
Che diamine? Elgin avenue breakdown (revisited)
Ma quando? 2005
Allora? La storia racconta che il tipico locale londinese che piaceva a Joe Strummer e ai suoi 101’ers nel 1975 puzzava di fumo, di vomito o ancor meglio di entrambi, era oltremodo chiassoso e aveva i cessi possibilmente non troppo lontani dal palco. La storia dice anche che il pub rock che andava in quei posti era una grumosa miscela di rockabilly, roots, primi Stones, ciuffi, risse, Bo Diddley e birra balorda. Quello che la storia però finge di dimenticare è che da quell’humus particolarmente fecondo germineranno le due più importanti (e opposte) rock band del decennio successivo: i Clash e i Dire straits.
Sì ma allora? ••
Però almeno cosa sento? Steamgauge 99; Hideaway

Chi diamine? Atlee
Che diamine? Flying ahead
Ma quando? 1970
Allora? Presente quella barzelletta della cimice che si nasconde nelle mutandine di una verginella per svernare al caldo e dopo un po’ si ritrova su baffi di un motociclista? Bene, i baffi del motociclista sono senz’altro quelli di Atley Yeager, vistoso cantante-bassista-compositore morfologicamente identico al tipico bevitore rissaiolo texano. L’unico album della sua band è una manciata di sorprendenti pezzi hard rock con incursioni nel roots alla Creedence (Dirty old man), nel motor-rock alla Steppenwolf (il singolo Rip it up) con venature quasi funky-soul (Swamp rythm), gospel (l’irriverente Jesus people) o persino hippy-ballad (Will get together). L’album perfetto da ascoltare in cuffia mentre la vostra morosa vi spiega col mattarello in mano le ragioni per cui non potete andare a Tallinn a celebrare l’addio al celibato del vostro migliore amico.
Sì ma allora? •••
Però almeno cosa sento? Jesus people; Painted ladies

Chi diamine? Cut
Che diamine? Annihilation road
Ma quando? 2010
Allora? I bolognesi Cut, insoliti ignoti in patria eppure al loro decimo tour in UK devono aver fatto i famigerati saltoni di gioia sapendo che il loro Annihilation road sarebbe stato prodotto in US da un chitarrista pazzo amico di Jon Spencer. Il risultato è un misconosciuto (in Italia) capolavoro di liofilia rock caldo di suggestioni Cali-sixties: surf, garage ma soprattutto psichedelia: Electric prunes, Doors (ingombrante la citazione di Peace frog in Awesome), fino ai primi nebbiosi Pink floyd (l’intro di She gave me water pare venir fuori dritta da Obscured by clouds) il tutto dilaniato da una efferata Blues explosion. Trentuno minuti in tutto, quattordici schiaffi sul muso di quelli, direbbe mio nonno, ben dati.
Sì ma allora? ••••
Però almeno cosa sento? Awesome; She gave me water

Chi diamine? Judas priest
Che diamine? Redeemer of souls
Ma quando? 2014
Allora? E’ inutile girarci intorno. Da un po’ di anni la voce di Halford ha assunto la stessa timbrica di un benzinaio di Gallarate, di tanto in tanto lacerata da acuti tipo benzinaio di Gallarate inseguito da uno sciame di api. Per il resto la band fa il suo dovere. Quello che deve pestare, pesta. Quelli che devono schitarrare, schitarrano e quello col basso fa bene quella cosa che si fa di solito col basso. La dichiarazione di Tipton secondo il quale il disco “non è tra i più sperimentali dei J-P” è una litote meravigliosa almeno quanto lo sarebbe un Presidente del Consiglio che scrivesse in una delle sue slide la frase “in effetti un po’ cialtrone lo sono”.
Sì ma allora? ••
Però almeno cosa sento? Halls of Valhalla

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