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daniel cavanaugh – monochrome (2017)

Daniel Cavanaugh – Monochrome (2017)

Costruita su un arpeggio intrinseco nelle corde ma soprattutto nei martelletti emotivi di D-mollatodallamorosa-C e modulata in un crescendo emozionale archetipico di certi Anathema anni-10, però più dilatato e meno immanente di, per esempio, The lost child, la introduttiva The exorcist conferma e al contempo nega ciò che era evidente già guardando la copertina. Uno. Che la morosa di D-C è ufficiale, ha un altro. Due. Che questo album è una monocromatica cazzuolata di scarti che nessuno si è preso la briga di terminare realmente. Nei testi, elementari e goffi e imbarazzanti al punto da fornire il comunque mediocre meglio di sé nei momenti, diciamo così, dadaisti (“Aaa aaa / aaa aaa”, Oceans of time, “Uuu uuu / uuu uuu” Some dreams come true laddove tutto il pochissimo resto è invece una sorta di anagramma semantico di “I feel you / You feel me”) e ancora prima nei titoli (Oceans of time, Cristo santo, Some dreams come true, Vaccamaremma, qualcuno si ricorda le tracklist di Mandy Smith e Debbie Gibson?). E lo si sente nei suoni dilataaaaaati, quarantotto minuti tirati e tirati e tirati col mattarello fino renderli sottilissimi. This music, brumosa, pedante, il ritaglio della parte due di una delle canzoni fichissime divise in due parti che introducevano gli album fichissimi degli A-anni-10 (ricordate Untouchables? Bene, dimenticatela) con una spaesata Anneke van Giersbargen al posto di Lee D.. E poi Oceans of time (ma voi vi spazientirete parecchio prima), ancora più brumosa, ancora più pedante, il ritaglio del ritaglio della p.d.d.u.d.c.f.d.i.d.p.c.i.g.a.f.d.A.a.10, e ancora, Some dreams come true, la ancora più interminabile chiusura della interminabile canzone precedente. Il crescendo di Soho, sforzato, trattenuto, tutto tranne che tumultuoso (ricordate The calm before the storm? Bene, dimenticatela). Impudicamente celtico, il violino di Dawn rappresenta l’unico sussulto, assieme alla eccellente progressione pianistica di The silent flight of the raven winged hours, capace di ergersi al di sopra di questa sconfinata noia sinestetica e monocromatica (il titolo dell’album è involontariamente impietoso). Troppo poco per chiunque. Ma soprattutto per D-mollatod.m.-C.

Highlights: Dawn / The silent flight of the raven winged hours

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