Ufj

brontolii mattutini sulla panchina del parco

Kalopedia 03: 29/7-4/8

Chi diamine? Lou Reed & Metallica
Che diamine? Lulu
Ma quando? 2011
Allora? Ormai prossimo ai settant’anni e afflitto da una senile strabordante incontinenza musicale, Lou Reed mette assieme un lungo concept interamente dedicato alla sua badante sovraincidendo i suoi brontolii mattutini sulla panchina del parco a una session scaldamuscoli dei Metallica. Il risultato è un distopico monumento all’inutilità che Woody Allen avrebbe intitolato “Tutto ciò che sarebbe potuto accadere al rock se per fortuna non fosse morto giovane”. Il secondo pallino è un premio all’impegno personale di Hetfield.
Sì ma allora? XX
Però almeno cosa sento? Iced honey

Chi diamine? Glenn Hughes
Che diamine? First underground nuclear kitchen
Ma quando? 2008
Allora? Abituato a buttar fuori album rock con venature funky Glenn Hughes perpetua la sua personale rivoluzione copernicana producendo un album funky con venature rock. E che crepi la fottuta avarizia. Lontano nell’ispirazione ma non nelle sonorità da quel Come taste the band unico album Deep purple a trazione Hughes, questo è il disco giusto da mettere su in macchina di ritorno da una deludente serata a Bologna.
Sì ma allora? XXX
Però almeno cosa sento? Never say never; Oil and water

Chi diamine? Bakerloo
Che diamine? Bakerloo
Ma quando? 1969
Allora? Piacevoli cavalcate psichedeliche in aroma di blues. I riferimenti sono chiari: il blues di This was, il rock di Led zeppelin I e certo jazz di In the court of the Crimson king. Mica melanzane. Son of moonshine è un funzionale Bignami per chi ha fretta. Pregevole la cover di Bring it on home perlatro ammazzata pochi mesi più tardi dalla stratosferica versione dei Led zeppelin. Drivin bachwards (il titolo è geniale) strapazza la Suite per liuto BWV996 di Bach un mese, no dico, un mese soltanto prima della Tulliana Bourée.
Sì ma allora? XXX
Però almeno cosa sento? Driving Bachwards; Son of moonshine

Chi diamine? Swans
Che diamine? To be kind
Ma quando? 2014
Allora? Rumoroso, dilatato, minimale, oscuro, ciclico, grandioso, estenuante, ossessivo, ridondante, autocompiacente nel negarsi alla quasi totalità delle orecchie umane. Voluminosi ammiccamenti ai primissimi Pink floyd, quelli di Barrett, di Ummagumma e di Come in no. 51 your time is up. Ma anche i cosi, i Comecazzende sichiamanauten. Uno di quegli album che devi sentire almeno trenta volte prima di capirci qualcosa. Il rischio è che ti passi la voglia prima.
Sì ma allora? XXXX
Però almeno cosa sento? Screen shot; A little God in my hands

Chi diamine? Paul McCartney
Che diamine? Off the ground
Ma quando? 1993
Allora? Nelle imbarazzanti orchestrazioni di C’mon people si comprime un’intera stagione musicale, collocata a cavallo tra gli ’80 e i ’90, che di lì a breve sarebbe stata spazzata via da Nevermind, Dirt, Superunknown e compagnia bella, lei, quelle stupide tastiere e tutti quegli archetti del cazzo. Nessuno poteva immaginare che una manciata di anni più tardi sarebbero arrivati i Verve e gli Oasis col loro multimilionario carico di tastiere ancor più stupide e archetti ancor più del cazzo.
Sì ma allora? X
Però almeno cosa sento? Biker like an icon; C’mon people

Chi diamine? Ian Anderson
Che diamine? Homo erraticus
Ma quando? 2014
Allora? E’ chiaro che il percorso artistico del vulcanico Ian intende richiudersi nella produzione di concept album dalle sonorità marcatamente progressive come già accadeva coi J-T negli anni 1972 e 1973, ma è altrettanto chiaro che la perfezione gradevolmente ridondante dei suoni assieme all’arguzia dei testi (qui mi fido di chi sostiene di averli ascoltati) non possono mascherare una visibile stanchezza compositiva. Di sicuro avrei tormentato un po’ meno buon J.S. Bach (Meliora sequamur e parecchie altre). Fossi una donna gliela darei comunque, al vecchio volpone.
Sì ma allora? XX
Però almeno cosa sento? After these wars

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *