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batteri progressive nella saliva di thom yorke

Kalopedia 23

Chi diamine? Alt-J
Che diamine? This is all yours
Ma quando? 2014
Allora? OK, OK: l’idea è dondolare in alto sul filo in bilico voyeuristico tra sento e non-sento spintonati dalla programmatica Intro, quasi Realworld nel corpo ma ruffianamente indo-cino-coreo-giappa-beat nel riff. E poi Hunger of the pine è progressive almeno quanto uno starnuto di Thom Yorke, Nara è diametrale tra O-lay-ale-loya dei Sacred spirits e Time it’s time dei Talk talk, il mistificatorio southern ovattato di Left hand free sgraffigna i migliori momenti di Digging in the grave di Gabriel e la chiusura di Choice kingdom a sentire bene olezza di sottosuolo di Broadway. Sì, certi la-la-la infastidiscono i penultimi Beatles, quelli di Sgt. Pepper e Yellow submarine per intenderci, sì, certi vocalizzi bluegrass-arenbì (Every other frekie) sbruffoneggiano oltre misura e i passaggi tipo coltello-sul-bicchiere fanno venire in mente certi irritanti Deus tardonovanta, sì, sì, sì, ma alla fine l’album mi piace. E adesso come glielo spiego a Chiara?
Sì ma allora? •••
Però almeno cosa sento? Intro; Nara ; Hunger to the pine

Chi diamine? The Marbles
Che diamine? The Marbles
Ma quando? 1970
Allora? Sono sicuro che Graham Bonnett oggi si vergogna di questo album almeno quanto Al Jourgensen si vergogna di With sympathy. Le sonorità orchestrate nientemeno che dai fratelli Gibb mirano a Bee gees e Aphrodite’s child ma impallinano gli incolpevoli Cugini di campagna e risultano talmente melliflue e barocche e ridondanti che a confronto gli Air supply sono i Sepultura, Paul Anka è GG Allin e Il meraviglioso mondo di Amelie è uno snuff-porno. Ascoltate pure questo album ogni volta che vi capita di sognare di fare bondage con la Bella Addormentata.
Sì ma allora?
Però almeno cosa sento? Stay with me baby

Chi diamine? Vintage trouble
Che diamine? The bomb shelter sessions
Ma quando? 2011
Allora? L’odore di vernice fresca nell’operazione Vintage trouble è intenso già annusando quella parola nel nome così di moda che rende di moda una cosa fuori moda, ancor più intenso annusando i vestiti e le movenze del quartetto californiano, intensissimo annusando i suoni bourbon-fighetto-soul ideati dal produttore di James Brown e Motley crue e realizzati in combutta con Brian May. E considerando il numero di macchine parcheggiate davanti al Forum il giorno del concerto di Nutini direi la miscela funziona e il botto sarà bello grosso. Sta di fatto che in Blues hand me down ci sono stuzzicanti particelle di Cream/Yardbirds/Ledzep e nella splendida Run outta you ci sono distillati il Cocker di With a little help from my friend e il Plant di Since I’ve been loving you. Serve altro?
Sì ma allora? ••••
Però almeno cosa sento? Run outta you; Blues hand me down; Jezzebella

Chi diamine? God bless
Che diamine? Cermin
Ma quando? 1980
Allora? Il secondo album dei God bless (ma il nome non è ironico) testimonia la presenza di un fervido humus progressive indonesiano capace di recepire meglio che altrove (Tonga? Nauru?) la lezione Canterburese. Oltre a Camel e Yes, divagazioni alla Genesis periodo Hackett (Cermin, Insan sesat), Caravan (le barockestrazioni di Balada sejuta wajah) ma soprattutto E-L-P (Ingat, Musisi). Nella mini-suite Anak Adam il talentuoso Abadi Soesman mescola tastierate alla Emerson, gamelan e melodie mangaottanta (potete cercare di individuare il riff di Shooting star, la sigla di coda di Atlas ufo robot). L’ultima traccia è una specie di Fat bottom girl a cappella cadenzata da pernacchie e scorregge. Esattamente.
Sì ma allora? •••
Però almeno cosa sento? Ingat; Cermin; Tuan tanah

Chi diamine? Neil Young
Che diamine? Storytone
Ma quando? 2014
Allora? ••
Sì ma allora? Se siete il Kalo e vi viene in mente di fare una serenata a una tipa che vi piace il meglio che vi può capitare è rinsavire e lasciar perdere prima che vi arrivi un secchio di piscio. Il peggio è, appunto, il secchio di piscio. Se siete Neil Young e vi viene in mente di fare una serenata a Daryl Hannah potete comperarvi un’orchestra e farle registrare una spanciata di canzonette infarcite delle consuete pipponate ecologiche (Who’s gonna stand up), macchine elettriche che salveranno il pianeta (I want to drive my car), romantiche passeggiate sulla riva del fiume (Plastic flowers), sciocchezzuole senilescenziali (I’m glad I found you) e tanto, tanto mestiere. Ogni volta che mentite dicendo che Splash, una sirena a Manhattan vi ha fatto cagare non ascoltate questo disco, non tutto perlomeno. Bastano i pezzi con la big band.
Però almeno cosa sento? Like you used to do; Who’s gonna stand up

Chi diamine? Genocid
Che diamine? Beyond the mask
Ma quando? 1982
Allora? Ogni volta che sento questo 45 giri che costituito da due outtakes tirate fuori dal cassetto dei primi Van der Graaf generator e (pessimamente) suonate dai Rockets che fanno l’imitazione dei Judas priest di Screaming for vengeance mi viene in mente che nella mia preadolescenza ero sessualmente attratto da Viola Valentino e più precisamente da Viola Valentino a Sanremo che canta Romantici avvolta in un vestitino bianco lucido somigliante a una divisa di Star trek. Devo preoccuparmi o capita anche a voi?
Sì ma allora? ••••
Però almeno cosa sento? Beyond the mask

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