arrestate UosdwiS ‘f JewoH – parte 2

quel pomeriggio avevo giusto comperato il mio primo modem. un aggeggio grosso così e caro come l'accidente, che sudai sette camicie per incastrare dentro il pc (dovetti segar via un pezzetto di pcb) e che scomodai l'intero valhalla per far funzionare. il giorno successivo – era una domenica – mi misi in testa di crearmi un account di posta elettronica. scartai subito i tristi alberto72, alberto.calorosi, calorosi.a e simlia. digitai iwillfuckyoursister ma, che ci crediate oppure no iwillfuckyoursister@libero.it esisteva già. mentre la testa vagolava alla ricerca di qualcosa di carino mi sovvenne la scenetta della sera prima e…
links:
la puntata – una tra le più belle, a mio avviso – è questa http://en.wikipedia.org/wiki/Mother_Simpson
la storia della foto è anch'essa disponibile su wikipedia http://en.wikipedia.org/wiki/Cerne_Abbas_giant
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(…)
AF >> MILENA, SEI FIDANZATA?
Era giunto il momento di scaldarlo un po’.
UfJ >> SONO LA PECORA SONO LA VACCA CHE AGLI ANIMALI SI VUOL GIOCARE SONO LA FEMMINA CAMICIA APERTA GROSSE TETTE DA SUCCHIARE.
AF >> PICCOLE TETTE…
UfJ >> GROSSE, GROSSE, FIDATI. E AL DIO DEGLI INGLESI NON CREDERE MAI.
AF >> COSA DAREI PER VEDERLE…
Si stava arrapando.
UfJ >> VEDERLE? PERCHÉ INVECE NON CAREZZARE QUESTO MIO PRESENTE DI SENI ENORMI?
Niente, poi:
AF >> DAI… DIMMI COME SEI FATTA FISICAMENTE.
La bava sgocciolava dal monitor.
UfJ >> TUTTI S’ACCORGONO CON UNO SGUARDO CHE NON SI TRATTA D’UN MISSIONARIO.
Non ci stava più dentro: ancora qualche scambio così dopodichè si fece avanti.
AF >> SEI LA RAGAZZA PIÙ STRAORDINARIA CHE IO ABBIA MAI INCONTRATO. DEVO CONOSCERTI ASSOLUTAMENTE…
UfJ >> REGINA SENZA CORONA E SENZA SCORTA BUSSERÒ UN GIORNO ALLA TUA PORTA.
AF >> TI PREGO SII PRESTO QUELLA REGINA. TI SEGUIRÒ SENZA UNA RAGIONE COME UN RAGAZZO SEGUE L’AQUILONE.
Finalmente una scintilla. Era ora.
UfJ >> CORRI. QUEL CHE ANCOR NON SAI TU LO IMPARERAI SOLO QUI FRA LE MIE BRACCIA.
Insomma, per farla breve quello salutò e lesto si catapultò in auto. Ravenna-Parma: partenza ore 1:00, arrivo previsto ore 3:00. Appuntamento in piazza Garibaldi, sotto al monumento. Non una sciarpa né un giubbotto di un certo colore: per farsi riconoscere avrebbe tenuto in mano una foto di De André. Era una mia idea, naturalmente. Un poco bastardo, nevvero?
Il Sacco disattivò la connessione e chiacchierammo d’altro. La valenza delle comunità virtuali, il loro moltiplicarsi sotto la spinta di una sempre più impellente necessità di aggregazione; di trovare un senso di appartenenza, ancorché simulato, in questa nuova società solipsistica composta esclusivamente di schermi giganti e minuscoli cubicoli, da una borbogliante moltitudine di indistinte solitudini: milioni e milioni di Raffaeli Cervetti. Dappertutto.
Improvvisamente tornò alla carica: “Ma che cazzo di nick è ‘UosdwiS ’f JewoH?” chiese.
“E dàgli”.
“No, davvero: non ho mai sentito un…”
“Una delle puntate dei Simpsons che mi sono visto oggi. Quella in cui Homer incontra la madre. Beh, per qualche ragione Patty e Selma sono convinte che Homer sia morto e, raggianti, fanno subito fare una bella lapide con scritto ‘Homer J. Simpson’. Poi salta fuori che quello è ancora vivo e deluse trasformano la stele in un tavolino da salotto. Winchester si trova lì perché deve arrestare Homer. Ma Homer non c’è. Winchester parla poi nel portatile, impartisce qualche ordine. ‘Arrestate… arrestate…’ dice tentennante. E a Selma ‘Chi è che devo arrestare?’ Selma: ‘E’ scritto lì’. Winchester guarda sul tavolino e legge la scritta, ma è dall’altro lato. Dice: ‘Arrestate UosdwiS ’f JewoH. Sì, sì… e cominciate dal quartiere greco’. ‘Commissario sta parlando nel suo portafogli’ fa l’appuntato. Si guarda in mano. Lo rimette all’orecchio ‘Sì, e sequestrate anche mezzo chilo di olive’ Poi gli cascano tutte le carte di credito”.
“E allora?”
“E allora… niente, ti ho semplicemente risposto. Non fa ridere la scenetta?”
“Forse, ma raccontata da te…”
Il Sacco da sempre misconosce le mie indiscusse doti di affabulatore. Fatto sta che erano le tre passate e io ero lì in bici. Mi congedai.
Svoltai in via Repubblica diretto verso casa. Guardai l’ora: le 3:39. Un pensiero: aspetta, chissà che… Invertii la marcia. Destinazione: beh… sono sempre stato uno di quelli che devono per forza scrivere un finale in tutte le storie.
Avvolta nella foschia, una sagoma scura percorreva con nervose falcate la piazza deserta. In mano stringeva un pezzo di carta. Una foto, probabilmente. Appoggiai la bici lì vicino e mi comprai un pacchetto di sigarette all’automatico dietro la statua. Poi m’avvicinai al tizio e gli chiesi da accendere.
“NON FUMO” barrì.
“Scusa… non volevo…”
“No, scusa tu. E’ che…”
“Che?”
“Che… che… che puttane! Che le donne sono tutte puttane, ecco! PUTTANE!”
Inutile precisare che aveva in mano una foto di De André. La infilò rapido in tasca.
“Perché, che ti è successo? Sempre se non sono troppo… indiscreto”.
Mi soppesò con lo sguardo. Aprì la bocca. La richiuse. La riaprì: “Niente… niente, lasciamo perdere. Senti… non è che avresti una sigaretta?”
“Hai mica detto che non fumi?” e gliela allungai. Accesi la sua e pure la mia. Inspirò. Tossì. “TROIE MALEDETTE! Tutte le donne!” ringhiò. Sospirò.
Espirai una densa nuvoletta di fumo. Annuii: “Eh, già, come darti torto? Ma non solo loro – commentai – eh, no, credimi, non solo loro”.
Non disse più nulla: continuava a camminare su e giù per la piazza vuota fendendo la nebbia come un tergicristallo, scuotendo il capo, fumando e tossendo.
“Beh… ciao”. Mi allontanai verso la bici fischiettando la melodia di ‘La ballata dell’amore cieco’.
Mi sentì. Pochi secondi, poi: “Ehi, EHI!” disse.
Flapp, flappp: rumore di passi sul lastricato bagnato. Salii lesto in bici. “Ehiii!!!” Mi girai a guardarlo: correva verso di me. Mi issai sui pedali e presi a mulinare più forte che potevo.
Il rumore dei piedi che sbattevano al suolo. La bici prendeva velocità. I passi più vicini: stava guadagnando terreno.
“Ehi, EHIIII, brutto pezzo di merda! Vieni qui!”
Schiaffeggiò l’aria varie volte. Non riuscì ad afferrarmi per pochi centimetri.
“VIENI QUI! Grandissimo figlio di PUTTANAAAAA…AAAA…AA…A…A…A…!”
Il grido strozzato dalla rabbia risuonò alto lungo la strada deserta, incanalandosi veloce tra le mura dei palazzi, rimbalzando contro le saracinesche dei negozi, le persiane serrate, gli usci chiusi, fino ad avvilupparmi completamente mediante invisibili dita sonore.
Arrivai a casa madido di sudore. Erano le 4:06. Lacrimavo dal ridere.
Estemporaneamente, così come avevo cominciato, quel giorno smisi per sempre di chattare.
Ho fondati motivi per credere che Raffaele Cervetto, oggi quarantaduenne, abbia fatto altrettanto.
la tua fortuna e’ che non ti ha preso..
forse oggi ervamo qui a commentare la tua dipartita..
comunque sei veramente stato bastardo dentro.e’ questo l’alby che conosco
Finalmente ti ho trovato…. BASTARDO!
Ma davvero sei stato così stronzo? E lui davvero è stato così fesso?
è con immensa riluttanza che rivelo come realmente andarono le cose. il malcapitato si ingrifò veramente, ed altrettanto veramente decise di venire a conoscermi. purtroppo, mosso da pietà, gli rivelai la mia identità poco prima che spegnesse il pc. dico purtroppo perché oggi, naturalmente, mi comporterei in ben altro modo…