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arrestate UosdwiS ‘f JewoH – parte 1

sempre più spesso qualcuno mi chiede l'origine del mio bizzarro (e scomodo) nickname. naturalmente nacque par caso, come il panettone, come la penicillina, come il post-it. al pari – generalizzando – della maggior parte di noi. nacque per caso in una serata di niente trascorsa con il sacco (che qui saluto) davanti al suo pc. ecco, più o meno, come andarono le cose.

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Alla quinta puntata consecutiva dei Simpson spensi annoiato il televisore. Non sapevo che cazzo fare. Chiamai il Sacco. “Che stai facendo?” chiesi.
“Sto chattando”.
“Stai… che?”
“Chattando. Sai quella cosa…”
“Sì, sì, so cos’è. Tu che chatti?!? OK, allora, ci vediamo lì fra dieci minuti”.
“Ma…”
Riattaccai. Era evidente che anche il Sacco non sapeva che cazzo fare. Gli serviva supporto.
Poco più tardi salii da lui e mi sedetti davanti al computer. Di fronte a me una finestrella colorata grande quasi quanto il monitor. E frasi che scorrazzavano dappertutto, in assoluta libertà. Quest’affare farebbe la gioia di Marinetti, pensai. Era come se lì dentro ci fossero centinaia di persone che parlavano tutte assieme, senza che mai nessuno ascoltasse.
In basso, una cornice rossa racchiudeva la scritta ‘drago72’ ed un cursore lampeggiante.
Diteggiai la tastiera: “Ora li mando tutti quanti affanculo” esclamai, e digitai qualcosa di ingiurioso.
“Aspetta!” Il Sacco afferrò il mouse e cliccò su un grosso rettangolo anch’esso rosso con la parola ‘logout’. La finestrella piccola scomparve. Quella più grande continuò ad eruttare vocaboli: la sceneggiatura virtuale di una nuova perniciosissima forma di idiozia umana.
“Beh?” chiesi sorpreso.
“Non si può scrivere insulti qui dentro” spiegò.
“No? E perché?”
“Mai sentito parlare di netiquette?”
In effetti no, ma la parola mi suonò autoesplicativa. “Ma che ti frega? Lì sei soltanto un soprannome, chi ti conosce? Sei indistinguibile. Sarebbe come se ti vietassero di scorreggiare in ascensore. Voglio dire: è il suo bello, non trovi?”
“Sì ma… mi conoscono in molti, lì dentro, con quel nickname e…”
Non terminò la frase. Guardò in basso. Gli chiesi se per caso stava scherzando. Mi rispose che no, non stava affatto scherzando. “Comunque possiamo crearne un altro – aggiunse – ci vuole un istante”.
Trafficò qualche secondo. S’aprì un’impertinente finestrella che non la smetteva più di farsi i cazzi miei: nome, cognome, titolo di studio, occupazione, età e sesso. Eccoli, dunque: Milena Bertolini, diploma superiore, studentessa, 21 anni, femmina. Finito? Macché: domande sui miei hobby, letture, viaggi, amicizie, film canzoni libri e sport preferiti, perfino gusti sessuali. Infine mi chiese di inserire il nickname. Scrissi la prima cosa che mi passò per la testa: ‘UosdwiS ’f JewoH’.
“Che razza di nick del cazzo è?” chiese il Sacco.
“Taci, va’, ‘drago72’”.
C’erano centinaia di stanze di conversazione divise per argomenti. Scelsi la più popolosa: 246 utenti. Argomento: ‘sesso’.
La testa si sovraffollò immediatamente di soprannomi che spaziavano dai banalotti ‘sperminator’, ‘ingooooooio’ e ‘il quarto porcellino’ per arrivare a vere e proprie genialate come ‘cappuccetto rotto’ e ‘mary pompins’. C’era persino uno che si firmava… vediamo se riesco a… qualcosa come ‘8=====Ð~’. Mi domandai quanto doveva esserci stato su a pensare.
La maggior parte degli utenti era intenta a dettagliare in che modo, quanto a lungo e soprattutto dove di preciso avrebbero fatto degna festa all’una o all’altra soubrette, attricetta, velina o pornostar. Uno sosteneva di essersi masturbato dodici volte in un’ora e tre quarti davanti ad una foto di Alessia Merz. Un altro diceva che con cinquecentomila lire era possibile scoparsi P***. Effettivamente questo l’avevo sentito dire pure io. ‘Com’è?’ chiese qualcuno. ‘Dà anche il culo’ fu la laconica risposta. Un tizio di Fucecchio sosteneva di aver elargito un passaggio in auto a Brianna Banks. Chiaramente Brianna lo aveva ringraziato con un pompino. Seguiva descrizione. Nessuna spiegazione di cosa diamine ci facesse Brianna Banks a Fucecchio. Un altro, infine, era certo di avere fatto sesso su un divanetto in discoteca con Cameron Diaz prima che diventasse celebre. E via di questo passo: le scritte scorrevano verso l’alto simili a scontrini della spesa, le conversazioni si intrecciavano superficiali come volute di fumo. La finestra intera ribolliva di un borbottante magma di fonemi.
Dopo pochi minuti ne avevo già a sufficienza: decisi di cambiare stanza. Scelsi ‘amici tra amici’: 19 utenti soltanto. Entrai. Per qualche minuto rimasi ad ascoltare le chiacchiere degli altri. Esiste anche un termine apposta: lurkare.
Si parlava di amicizia, sentimenti, amore, dolore, morte, il tutto corredato da una folta coltre di micragnosa pedanteria, le parole pesanti come macigni, i concetti solenni come piramidi. Neanche un briciolo di ironia.
C’era un tizio, un certo ‘amico fragile’ che starnazzava della sua insopportabile solitudine. Sosteneva di essere talmente solo da non trovare nessuno con cui chiacchierare neppure in chat. In effetti era proprio così. Mi feci avanti.
UfJ >> CIAO AMICO FRAGILE, SE VUOI POTRÒ OCCUPARMI UN’ORA AL MESE DI TE.
AF >> IL TUO SALUTO È UN’EMOZIONE INTENSA CARO UOSDWIS ’F JEWOH. A PROPOSITO: CARO O CARA?
UfJ >> PUOI LEGGERE I MIEI DATI ANAGRAFICI: NON SONO RISERVATI.
Qualche secondo, poi:
AF >> ALLORA… CIAO, MILENA, IO SONO RAFFAELE.
Raffaele. Guarda il caso: mi balenò un’idea.
UfJ >> UN SALUTO A TE PURE… UOMO SCELTISSIMO E IMMENSO…
AF >> UOMO SCELTISSIMO E IMMENSO? NON CAPISCO…
UfJ >> …A QUELL’UOMO SCELTISSIMO E IMMENSO IO CHIEDO CONSENSO: A DON RAFFAÈ.
Altro silenzio: me lo immaginai pensoso davanti al monitor.
AF >> AH! ANCHE TU DEVOTA AL GRANDE FABER?
UfJ >> IN MANIERA OSTINATA E CONTRARIA: SÌ.
AF >> STAI… HO CAPITO! QUESTA È… È… SMISURATA PREGHIERA!
Mi guardai il suo profilo: Raffaele Cervetto, geometra, rappresentante di laterizi, 36 anni, maschio. Interessi: il calcio, il bricolage, pescare, la musica, i film di Spielberg e i libri di Richard Bach. Eterosessuale.
Chiaro che se Milena Bertolini, 21 anni, in realtà era Alberto C., anni 28, allora poteva benissimo darsi che Raffaele Cervetto, 36, fosse una qualunque Eleonora X, quindicenne, intenta a divertirsi nel medesimo modo. Ci riflettei: da come si poneva mi parve improbabile. Ritenni la cosa insignificante per i miei scopi.
Attaccò piagnucolando della moglie che lo aveva lasciato. Scrissi: ‘ILLUDITI ANCORA CHE LEI RITORNI, LIBRO DI DOLCI SOGNI D’AMORE, APRI LE PAGINE SUL SUO DOLORE’.
La solitudine: ora, senza di lei, era dura… Ed io: ‘TU VEDRAI UNA DONNA IN FIAMME E UN UOMO SOLO, E UNA LETTERA VERA DI NOTTE FALSA DI GIORNO’
L’alienazione, il lavoro, nessuna soddisfazione. Tagliai corto: ‘QUELLO CHE NON HO È QUEL CHE NON MI MANCA’ .
Insomma, credo d’aver reso l’idea. Quando non mi veniva in mente un cazzo piazzavo una strofa a caso tratta da ‘Via della povertà’ o da ‘Via Paolo Fabbri 43’ di Guccini: si equivalgono. Funzionava comunque.
Gli diedi tutta la corda di cui ero capace: in breve tempo ‘amico fragile’ si rivelò l’essere più noioso, pesante e superficialmente pessimista che avessi mai avuto la ventura di conoscere.
AF >> MILENA, SEI FIDANZATA?
Era giunto il momento di scaldarlo un po’.

(continua)

Un commento

  1. avevo sempre pensato che tu potessi avere una doppia personalita’di giorno alberto la notte milena,pero’devo dire che ti vedo meglio come Milena.A parte gli scherzi penso tu sia molto bravo a scrivere,in realta’l’ho sempre saputo,io non riesco a mettere su carta una frase sensata,penso che le tazzate o le golate di kapriol(premetto che ho trovato una bottiglia del 1980 con tappo originale con le corna)al sasso ti abbiano fatto molto bene.
    in fede “un compagno di merende”

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