il metodo zakk wylde per cariatidi del metal

Kalopedia 29
Chi diamine? Sebastian Bach
Che diamine? Give ‘em hell
Ma quando? 2014
Allora? Il metodo Zakk Wylde fu inventato per il buon vecchio Ozzy ai tempi di No more tears. Applicatelo se vi capita di produrre il nuovo disco di una vecchia cariatide del metal con la timbrica disneyana e non avete nessuna idea per la testa. Innanzitutto mettete in evidenza un muro portante di chitarra opportunamente armato di basso e batteria. Procuratevi strumentisti robusti e possibilmente stupidi. Servono muscoli, non cervello. Se il lavoro è fatto bene i gemiti disneyani della cariatide in sottofondo sembreranno urla ferine e i pochi spunti melodici emergeranno lentamente simili a magmatiche bolle sludge-pop. Anche se vi fa incazzare non prendete mai la cariatide a calci nei maroni. Potrebbe mettersi a cantare in falsetto (Push away). Se poi avete previsto un tour, allora, be’, in bocca al lupo.
Sì ma allora? • •
Però almeno cosa sento? Push away; Harmony; Rock n’ roll is a vicious game
Chi diamine? Highway robbery
Che diamine? For love or money
Ma quando? 1972
Allora?
Gli Highway robbery sono un power trio costituito da tre netturbini
addetti a spaccare gli strumenti dei Grand funk dopo i concerti
nordamericani. Il loro unico album è una eccellente session a microfoni
accesi della summenzionata attività. Inspiegabile la decisione del
produttore di incastonare due irritanti singoli cali-pop
stracciatesticoli (All I need, Bells) senza i quali le stelline
sarebbero quattro. Ignorato da critica e pubblico, l’album sarà
rivalutato successivamente dai cultori del proto-metal e, scopro, da
Julian Cope. Ascoltatelo ogni volta che il cane del vicino va a pisciare
proprio sulla vostra pianticella preferita di marijuana.
Sì ma allora? • • •
Però almeno cosa sento? Lazy woman; Mystery rider
Chi diamine? Simple minds
Che diamine? Big music
Ma quando? 2014
Allora? Tra testurizzazioni elettropop al cui confronto i Pet shop boys sono pura avanguardia e volonterosi muggiti new-romantic l’album carezza le molli emozioni del new-nostalgic over-40 scivolando gradevole e malinconico come una lacrimuccia su una guancia. Proprio il genere di cose che solitamente aborro. Ma stavolta c’è dell’altro. Stavolta ci sono dei buoni pezzi, alcuni molto buoni (per esempio la cover di Dancing barefoot). Big music è il termine con cui i Waterboys definirono quel sound mid-80 collocato tra folk e new wave, ma Kerr sostiene di aver scritto il testo dopo un concerto di Prince. Ascoltate questo disco ogni volta che in una recensione trovate una notizia di cui non vi frega un cazzo.
Sì ma allora? • • •
Però almeno cosa sento? Honest town; Imagination; Spirited away
Chi diamine? Patti Smith
Che diamine? Banga
Ma quando? 2012
Allora? Patti Smith si aggira torva tra i personaggi reali o letterari che popolano la sua mente (cercate su allmusic un esaustivo compendio), ma voi non riuscite a distogliere l’attenzione da quel cappellino di lana nero intriso di sostanze organiche ignote ai biologi. Poi, mentre osservate la copertina, sentite il caldo del cioccolato, scoppi in lontananza e una sensazione come di crepitio di legna. Intanto la voce di Patti accarezza ondulazioni pop (Amerigo, April fool, Maria), poi s’impenna, solenne ed elegiaca (Fuji-san), si espande lisergica (Constantine’s dream), diventa nulla e tutto nella cover definitiva di After the gold rush. Ascoltate questo album soltanto se, al pari del sottoscritto, ritenete che la foto sulla copertina di Easter sia sconsideratamente sexy.
Sì ma allora? • • • •
Però almeno cosa sento? Banga; Fuji-san; Constantine’s dream
Chi diamine? Martin Barre
Che diamine? Stage left
Ma quando? 2003
Allora? Più che l’attenzione (sedicente) per melodie complesse e armonizzazioni inusuali si osserva una continua alternanza di rocchettoni-satriani-filanti e progressive-plin-plin-quasi-newage. Più che il disinteresse (sedicente) per l’assolone-guitar-hero-a-tutti-i-costi si ascoltano traballanti architetture sonore e fiacchi arrangiamenti tardissimo-tulliani. Più che la dimostrazione che Barre non è soltanto il contraltare musicale di Anderson questo disco è l’evidenza dell’esatto opposto. Celestial servings è una porcheria celestiale; l’unico pezzo cantato Don’t say a word avrebbe fatto meglio a darsi retta.
Sì ma allora? •
Però almeno cosa sento? Spanish tears
Chi diamine? Rebel meets rebel
Che diamine? Rebel meets rebel
Ma quando? 2006
Allora? Quando sul palco del Titty Twister salgono i Rebel meets rebel in sala c’è odore di tabacco, risse, polvere da sparo, birra digerita e genitali femminili depilati. La band costituita dalla sezione ritmica dei Pantera (che poi vuol dire tutti i Pantera meno il cantante) e da quel vecchio figlio di puttana di David Allan Coe fa traballare il soffitto con il suo thrash country che rimbalza dal blues al vetriolo (Cowboys do more dope) al Pantera sound (Get outta my life, No compromise) magari addizionato di violini e tastiere (la divertente Rebel meets rebel) alla southern ballad (Heart worm highway) fino ad approdare al trip Planet-caravan-esco tanto caro ai Pantera (Arizona rivers). Se chiedete ad Andrea Gualandri un parere su questo disco vi risponderà “Il tasso di ignoranza è tutt’altro che in letargo”.
Sì ma allora? • • •
Però almeno cosa sento? Rebel metts rebel; Heat worn highway; N.Y.C. streets