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gli echi dei versi delle anatre

Kalopedia 09: 17set2014-22set2014

Chi diamine? Wolfango
Che diamine? Wolfango
Ma quando? 1997
Allora? Primo lavoro di un duo composto da un tizio con una faccia non troppo furba che suona (male) un basso molto distorto mentre col piede aziona (fuori tempo) una grancassa sfondata e intanto canta (stonato) melodie sguaiate, e da una tizia non troppo carina che per quanto ne so canta (stonata) e nient’altro. L’attitudine sonora minimalista e trasandata, seppure vecchia di vent’anni, ha il merito, se di merito si tratta, di anticipare al fotofinish i White stripes, mentre i testi, infarciti di gemme del tipo “Le vostre strade sono lastricate di vermi e lamponi, i nostri sogni sono diventati dei grossi finestroni”, “Ai confini con il Lazio c’è un tizio che sta in ozio” e “Non mi piace la Citrosodina che se la prendo stavo meglio prima” sono tristemente allineati ai tempi che correvano (Ustmamo, Prozac+ e compagnia blaterante). Giovanni Lindo Ferretti li definì i nuovi CCCP ma io credo che Freak Antoni li considerasse soltanto degli Skiantos tristi.
Sì ma allora? X
Però almeno cosa sento? Augustin

Chi diamine? Uriah heep
Che diamine? The outsider
Ma quando? 2014
Allora? Da qualche parte ho letto che Mick Box e Phil Lanzon scrivono musica come se ascoltassero da trent’anni esclusivamente il back catalogue degli Uriah heep. Non fa eccezione questo The outsider, confortevole scendiletto musicale senza pretese buono per tutte le stagioni. I riff di Box e le stastierate di Lanzon non mancano. Le idee stavolta sì. Ma il disco è fatto con mestiere e suona davvero come uno dei gloriosi album U-H. Il tutto, si badi bene, fatto in casa o quasi, senza ricorrere a Rick Klone Rubin o simili strapagati paleontologi del rock.
Sì ma allora? XX
Però almeno cosa sento? Senti il disco precedente che era parecchio più fico.

Chi diamine? Seether
Che diamine? Holding on to strings better left to fray
Ma quando? 2011
Allora? Shaun Morgan è un tipaccio talmente grunge che indossa le mutande di flanella a quadrettoni tutto l’anno, anche in estate, ha chiamato sua figlia Seattle e nell’eroina ci intinge i biscotti al mattino (OK questa potevo risparmiarmela, d’accordo). Le sue canzoni sono talmente grunge che al confronto i Foo fighters sono i King crimson, i Puddle of mudd sono i Pengouin café orchestra e gli Stone temple pilots non sono niente perché non sono mai stati niente, neanche quando erano qualcuno. Shaun Morgan è uno che quando fa una cosa la fa come si deve e questo album è talmente solido che ci si potrebbero lastricare i viali di Seattle, e magari sarebbe persino meglio.
Sì ma allora? XX
Però almeno cosa sento? Fur cue; Roses; Country song

Chi diamine? Triggerfinger
Che diamine? All this dancin’ around
Ma quando? 2012
Allora? Nel florilegio micologico di band recentemente emerse dall’humus zeppeliniano i Triggerfinger si distinguono per un certo numero di caratteristiche. 1) Vengono dal Belgio e vi ricordo che l’unica cosa in cui ha primeggiato il Belgio in questi ultimi cento anni è il numero di vittorie ai campionati mondiali di ciclismo su strada. 2) Sono l’unica rock band al mondo che non fa sesso con le groupies, e vi basterà vedere come sono vestiti nella copertina del disco per capire perché. 3) L’album è semplicemente un capolavoro. Questi sono gente che conosce i Led zeppelin come il centro di Antwerp, gli Afghan whigs come la periferia di Antwerp e hanno frustato la cassetta di Dusk dei The the a furia di girare in macchina per i dintorni di Antwerp.
Sì ma allora? XXXXX
Però almeno cosa sento? Ascoltalo tutto, ma soprattutto Love lost in love; My baby’s got a gun; I follow rivers

Chi diamine? Tear gas
Che diamine? Tear gas
Ma quando? 1971
Allora? Io dico sempre che se entri in un negozio di dischi e vai davanti allo scaffale 1967-1973 e dai un calcio allo scaffale il disco che ti casca in mano lo puoi comperare perché è un bel disco. Non fa eccezione questo ruvidissimo Tear gas pubblicato dalla backing band di Alex Harvey prima di diventare la backing band di Alex Harvey, cucinato a base di ingredienti ben consolidati come certi riffoni marca Black sabbath, certe cavalcate marca Judas priest e poi i soliti Rush, Hawkwind, forse i Nazareth (ante litteram però) e compagnia strillante. Da ascoltare durante una lunga coda in posta per pagare una multa per eccesso di velocità.
Sì ma allora? XXXX
Però almeno cosa sento? Love story; Where is my answer

Chi diamine? Mostly autumn
Che diamine? Glass shadows
Ma quando? 2008
Allora? Meno psicastenico degli ultimi Porcupine tree (Tearing at the faerytale), meno gelotofobico dei primi Blackfield (The second hand), meno acromegaliaco dei Pink floyd a trazione Gilmour (Paper angels), meno anuptafobico degli ultimi Anathema (Unoriginal sin), meno metereopatico dei Clannad di mezzo (Until the story ends), questo gentile piumaccio musicale imbevuto di indovinate melodie pop e rassicuranti orchestrazioni potrebbe fornire conforto musicale a qualunque anima, a partire da Frida Lyngstad per arrivare a Varg Vikernes. Per chi ha fretta, la epica title track è un efficace compendio di tutto ciò, a tratti scintillante come un pazzo diamante, a tratti frustrante come gli echi dei versi delle anatre.
Sì ma allora? XXX
Però almeno cosa sento? Glass shadows; A different sky

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