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fratello randello

Quando sotto gli occhi mi esplose un lampo mi ero appena addormentato. Un vetro rotto, un botto, che so. Tastai sotto il letto. Eccolo, fratello randello. Mi sentii subito forte, mi tremavano le gambe ma ero forte. Scesi le scale nere, tenendo il fiato fino a far scoppiare i polmoni e all’ultimo gradino lo vidi, in fondo all’atrio, il topone di monolocale. Mi buttai a terra supino, pronto a parare il colpo, le gambe all'aria come un insetto rovesciato. Cosa sperasse di trovare non so. Di sicuro se ne sarebbe andato con una legnata in mezzo alle scapole.

Il colpo non arrivò. Mi rialzai. Fatti forza, sei un lottatore di sumo, sei un samurai, il tuo bastone è un’arma mortale. Quando colpirai lo aprirai in due, sei un’arma di carne. La cosa mi fece ridere dentro. Arma di carne.

Avanzai così piano che nemmeno io mi sentivo. Mi chiesi se c’ero. Sì. Mi chiesi se era tutto vero. Sì. Tornai alle scale dopo un metro di eternità, ed eccolo di nuovo, il topone, pronto a colpire. Illuminato dalla luce di strada che passava il vetro della porta, era il mostro, l’alieno, il babau di tutte le nostre notti. Era armato e pericoloso.

Proteggimi, fratello randello. Avanzai con un urlo e calai il colpo. Un botto e un turbinio di schegge, e lui non c’era più.

Accesi la luce. Avevo distrutto lo specchio, ma lui non c’era più.

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