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piccola storia di piccolo paese

Alle ultime elezioni quelli hanno sostituito questi.
Come primo atto di buona volontà e di impegno per il bene comune hanno cambiato tutte le serrature degli uffici comunali. Il sindaco è un agricoltore, ma si sa molti sindaci d’oggi hanno i fili appesi alle maniche. Il vero capo è un palazzinaro, il quale riveste la carica di assessore ai lavori pubblici.
Questa mattina, in comune, l’ex sindaco, che ora guida la minoranza, ritira le fotocopie di pubblici atti. “Vado di là” dice. Di là, immagino, ci sarà una stanza, un tavolo, un po’ di quiete.
L’impiegato, desolato: “Mi hanno detto che di là non può più andare”. E già immaginavo una stanza piena di bottoni preziosi per i destini del mondo.
L’ex sindaco fa una quasi impercettibile smorfia di sorpresa e disappunto. “Va bene” dice e manovra per un po’ questi atti pubblici che deve infilare in una busta troppo piccola, su un ripiano di formica largo come un perizoma, fra cittadini che vanno e vengono per carte di identità e stati di famiglia.
Il nostro vorrebbe tacere, ma dopo un po’ riprova: “Datemi almeno un tavolo”.
“L’impiegato, impietosito:  “Vediamo cosa si può fare”.
Di là, fra i corridoi misteriosi – accessi a sagrestie o stanze ovali? – transitavano poliziotti e manganelli.
Sono uscito di lì con la paura addosso.

A proposito, il palazzinaro a gennaio mi aveva chiesto di entrare in lista. “E ora di cambiare – mi confidò – l’altro giorno abbiamo scoperto che gli amministratori che ci sono adesso rubano”. Ah, ecco spiegato il discorso delle serrature.

2 commenti

  1. a paperopoli, quando ti davano le chiavi della città, nessuno pensava mai che un giorno il sindaco avrebbe potuto cambiare le serrature.
    quelle erano vere città.
    e quelli erano tempi, quando ancora pensavo che una chiave fosse un’ambita onorificenza e non uno strumento per chiudersi dietro una porta.

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