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Ken Follett e il sesso

Ken Follet, MONDO SENZA FINE se avete già letto tutto, ma proprio tutto.

Lui, Ken, in foto assomiglia un po’ al direttore di un’azienda prossima alla chiusura, più che a uno scrittore.

Il dubbio mi è venuto quando alla seconda pagina compare frate Goldwin, descritto come "giovane e bello". Cioè, Ken, potevi metterci tutti gli aggettivi che volevi, ce ne sono tanti al mondo, e poi, metterli insieme è come scrivere "ho l’amore nel cuore": sta malissimo.

Apro una pagina a caso.

Lui le carezzò i capelli e rimase in silenzio.

Dopo un po’ [dopo un po’ quanto? Cosa significa dopo un po’?] cominciarono a baciarsi. Caris provò un desiderio più forte quel giorno [perché tutti i giorni provava un desiderio]: voleva le sue mani su di sé, la sua lingue nella bocca, le sue dita dentro di lei. Voleva Merthin, e lo voleva in modo diverso [uh, quante cose che vuoi!].

"Spogliamoci" disse. Non erano mai stati nudi insieme [solo separantemente, nelle rispettive dimore, oppure uno nudo e uno vestito, chi lo sa].

Merthin sorrise felice [idiota!]. "Ma se arriva qualcuno?" [doppio idiota!].

"Il banchetto durerà ore. E poi possiamo andare di sopra".

Lo condusse in camera da letto e si tolse le scarpe. Di colpo, era intimidita: che cosa avrebbe pensato Merthin, vedendola nuda per la prima volta? [eh, già, perché nudi, insieme, non ci erano mai stati]. Sapeva di piacergli, sapeva che amava il suo seno, le sue gambe, il suo collo e il suo sesso: glielo diceva sempre quando l’accarezzava [logorroico!]. Adesso, però, avrebbe notato che aveva i fianchi troppo larghi, le gambe un po’ corte, il seno piuttosto piccolo… [no comment].

Merthin non sembrava avere le stesse inibizioni. Si tolse la camicia, si calò le brache e le si mise di fronte disinvolto. Era magro ma forte e sembrava pieno di energia e vigore, come un giovane cervo [!!!]. Caris notò che aveva i peli pubici del colore delle foglie in autunno [qui mi sono fermato dieci minuti, piangevo come un vitello, ma dal ridere. Per la conaca, ho controllato i miei peli pubici, sono del colore della strada sterrata che fiancheggia casa mia, diciamo a fine settebre quando è un po’ che non piove].

(…)

"Sei bellissima" sussurrò Merthin.

"Anche tu" [cosa doveva rispondere? Invece tu mi fai schifo? Ormai, giunti a quel punto, anche se invece che un giovane cervo fosse apparso un vecchio muflone…].

(…)

"Voglio fare l’amore" sussurrò.

"Vuoi dire…sino in fondo?".

Le venne in mente che sarebbe potuta rimanere incinta [accidenti, si stava scordando che a fare l’amore fino in fondo può succedere proprio così] ma scacciò quel pensiero. Era troppo eccitata per pensare alle conseguenze. "Sì" bisbigliò.

"Lo voglio anch’io".

(…)

"Scusami" sussurrò lui.

"Aspetta solo un momento".

(…)

A un certo punto [bisogna sempre specificare che è dopo un po’, o a un certo punto, altrimenti il lettore non capisce bene quanto tempo è passato] le disse, ansimando [pensa, aveva il fiatone]: "Non riesco più a fermarmi".

"Non ti fermare, non ti fermare".

(…)

"Allora è questo ciò di cui si fa tanto parlare" disse dopo un po’ [giustamente deve aspettare un po’ e dirlo a un certo punto].

Altra pagina a caso, ormai avete capito il gioco, è inutile che commenti.

"Mi si spezza il cuore, Merthin. Ma mi sentirei una donnaccia se facessi l’amore con te sapendo che tornerò da Ralph. E non perché siete fratelli, anche se questo peggiora le cose".

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Era alta e fatta come sua madre, prosperosa e tonda sui fianchi. "Sembri più grande" osservò guardandole il seno.

Voleva farle un complimento, sapendo che in generale i giovani ambivano a sembrare più adulti, ma la ragazza arrossì e si voltò dall’altra parte.

Ralph guardò il pane che usava come piatto, poi infilzò un pezzo di maiale con lo zenzero. Masticò perplesso: evidentemente non era molto bravo a corteggiare le donne.

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Merthin la allontanò con forza, tanto che Caris rischiò di perdere l’equilibrio. "Non fare così!" le urlò.

Per Caris fu come se lei l’avesse schiaffeggiata. "Che cosa ti prende?".

"Smettila di toccarmi!".

"Volevo solo…".

"Non mi toccare e basta! Mi hai lasciato nove mesi fa. Ti avevo avvertito che non ci sarebbe stato più niente fra noi".

Caris non capiva perché fosse tanto in collera. "Ti ho solo abbracciato…".

"Non lo fare, per piacere. Non sono più il tuo amante. Non ne hai alcun diritto".

"Non ho il diritto di toccarti?".

"No".

"Non credevo di avere il bisogno del permesso".

"Sì, invece. Tu non ti lasci toccare".

"Da te, sì".

Ken Follet, MONDO SENZA FINE

2 commenti

  1. Esattamente quello che si diceva, no? Descrivere una scena di sesso è cosa davvero complicata, se persino un consumato direttore dazienda come KF finisce per pigliare i suoi granchi. Robirobi, i tuoi commenti sono pertinenti e pure un po Enricocantiniani. Mi permetto di aggiungere:
    – voleva le sue mani su di sé, la sua lingue nella bocca, le sue dita dentro. Mani sopra e dita dentro. Ci vogliono dita belle lunghe. A meno che con le mani sopra non intenda diciamo limboccatura.
    – Lo condusse in camera da letto e si tolse le scarpe. Ossantocielo! Mi figuro la scena. Sandra e Raimondo a confronto mi paiono Peter North e Erika Bella.
    – Sapeva di piacergli, sapeva che amava il suo seno, le sue gambe, il suo collo e il suo sesso. Ma se non lha mai vista nuda come fa a sapere che gli piacerà il suo sesso? Capisco. Intuizione maschile. Ah, no, bastava leggere dopo: Glielo diceva sempre quando laccarezzava. Già. Daltronde è così, nevvero? Anche i cioccolatini, solitamente, si scelgono dalla carta.
    – Merthin non sembrava avere le stesse inibizioni. Si tolse la camicia, si calò le brache e le si mise di fronte disinvolto. Questa si chiama, molto semplicemente voglia di scopare, unattitudine sovente riscontrabile in ogni uomo adulto, sano. E in tutte le commedie sexy con Cannavale, Bombolo, Montagnani, Banfi eccetera. KF farebbe bene a dare unocchiatina. Solo un dubbio: niente mutande? Proprio come nei film porno, quindi.
    – Caris notò che aveva i peli pubici del colore delle foglie in autunno. Robirobi, qui permettimi di bacchettarti. Non hai colto levidente citazione ungarettiana. Comunque non ho resistito. Sono andato in bagno e ho dato unocchiata pure io ai miei, di peli pubici. Hanno il colore del caffé decaffeinato, zuccherato, in tazza larga. E, più o meno, il medesimo fragrante aroma.

  2. Ma Wilbur Smith dove lo mettiamo?
    Ai confini della realtà la scena di “Uccelli da preda”, in cui il giovane Hal Courtney osserva di nascosto, attraverso un foro malandrino praticato nella parete di una cabina di un vascello, una bionda olandesina spogliarsi.
    Hal, eccitato dalla situazione, comincia a masturbarsi, finchè l’olandesina si accorge di essere spiata e ordina al ragazzo al di là della parete di far passare il suo membro attraverso il foro da cui la sta osservando, minacciandolo, in caso contrario, di denunciarlo al capitano della nave, nonchè padre del ragazzo. Io mi fermo qui, ma la descrizione di Wilbur Smith di quello che accade, quando il giovane guardone ubbidisce alla ragazza, va avanti.

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