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Aldo Nove: si parla troppo di silenzio

Questa sera a Cremona Aldo Nove presentava il suo ultimo libro, "Si parla troppo di silenzio".
Nel libro fa incontrare lo scrittore Carver e il pittore Hopper.
Carver l'ho sul comodino, sto leggendo tutti i suoi racconti in un unico volume. Hopper l'ho cercato sulle mie pareti, ma non l'ho trovato. 
La sala sarebbe stata gremita, come nelle migliori occasioni. Nove più brillante che mai, al fianco di un tavolino ricolmo di copie pronte per l'autografo.
Avrei fatto così, ne avrei acquistata una, avrei trovato il modo di avvicinarlo, gli avrei aperto la prima pagina bianca e gli avrei detto: "Mi scriva questa dedica: provaci ancora, Robirobi".
Ho finito di lavorare alle sette, non ci sono andato. Il libro è rimasto sul tavolino, la dedica è rimasta nelle intenzioni, però sono riuscito ugualmente a scrivere la mia recensione.  

Un commento

  1. L’altra sera a Parma Nicolò Ammaniti presentava il suo ultimo libro: “Che la festa cominci”. Mi ero preso un’ora di permesso per arrivare in anticipo. Davanti al cinema D’Azeglio c’era un bel crocchietto di gente. Almeno un centinaio di persone. Molti erano giovanissimi, diciotto o giù di lì. Qualche giovane professore mio coetaneo e una manciata di vecchie babbione. Quando doveva iniziare le porte erano ancora chiuse, quindi non potevo fare altro che fumare sigarette e aspettare. FInalmente i portoni si aprirono e la gente lentamente iniziò a fluire dentro. A un certo punto, più o meno quando ero all’altezza della cassa, la coda si arrestò. Ci dissero che la sala era tutta piena. C’era un tizio piuttosto alto e parecchio incazzato che continuava a sbraitare
    “Aprite la porta! Aprite la porta! Fateci vedere la sala!” Le maschere andavano e venivano furtivamente, attraverso le fessure, senza mai spalancare la porta. Lo fece uno degli spettatori, un vecchietto che improvvisamente s’era ricordato che doveva pisciare. Non sono alto come il tipo incazzato ma non feci fatica a vedere la sala semivuota.
    Dovesse capitare che Nicolò Ammaniti frequenti mai questo blog, e nella fattispecie legga questo commento, ebbene, sappia che in sala non c’erano i suoi fan ma bensì un centinaio di raccomandati della parma-bene, entrati su invito chissà come e chissà quando. Forse a Ammaniti questo non interessa. O forse sì.
    Di fianco a me c’era un gruppetto di diciotto-ventenni. Una di loro disse: “Be’, a questo punto: vasca, e poi da Walter per un panino”. Mi parve un’ottima idea. Farmi un panino da Walter, intendo.
    M’incamminai verso il centro contemplando i posteriori delle giovincelle. A un certo punto m’arrestai. Walter è chiuso di giovedì pomeriggio. Tornai sui miei passi. Quando passai nuovamente davanti al D’Azeglio la folla si era dispersa. Dentro, Ammaniti presentava il suo libro. Walter era chiuso. In alto, il cielo era molto scuro e prometteva pioggia. Mi affrettai verso casa.

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