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Recensioni

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Una cornice un pittore – viaggio tra poetiche e libertà 


" Ventiquattro artisti parmigiani, alcuni conosciuti ed affermati, altri giovanissimi ma altrettanto promettenti, come […] Compiani, portano in galleria  un pezzo della loro arte, un'opera realizzata nel linguaggio loro più congeniale, in un interessante confronto-scontro con il passato e con la storicità latente di una cornice antica, i cui ricordi, polverosamente indorati, rivivono tra i meandri vibranti della ricerca contemporanea."  

Chiara Serri, Cornici in primo piano, il colore dentro e intorno, L’Informazione, 4 gennaio 2007

“[…] efficace […] la “Donna con mele” di Luca Compiani (un giovane autore che andrebbe rivisto magari con una personale) …” 

Tiziano Marcheselli, Collettiva dentro la cornice, Gazzetta di Parma, 9 gennaio 2007 

Las galerías del alma


“Sarebbe bello scrivere che non conosco l’autore di questi quadri. Che una sera, passeggiando per la città, li abbia visti per prima volta dietro una luccicante vetrina. Che la sera seguente mi venissero recapitati a casa dal pittore ignoto, con la preghiera di apporre poche lievi note a margine di ogni opera.

Sarebbe bello scrivere che il mondo dell’arte è come un lieve sogno che passa e se ne va: invece, conosco, ahimè, l’autore e so cosa significa esporre per la prima volta le proprie creazioni; so che dietro a tutto questo c’è sudore, fatica, applicazione, studio, rabbia … Talvolta anche una percezione del mondo e della realtà molto lucida e sofferta: perché è innegabile che l’arte nasca proprio dalla solitudine e muoia in un silenzio che valica ogni confine, come una pace raggiunta alla fine di un viaggio.

Nei suoi quadri, che abbracciano diversi stili, dal figurativo all’astratto, il senso del reale, percepito, riprodotto o immaginato, è sempre molto nitido. Anche nelle sue opere astratte si scorge una precisa idea di fondo che permea l’insieme; malgrado la difficoltà, talvolta, di capire il quadro, l’occhio è sempre molto preciso, chiaro, scarnificato, a volte anche in maniera angosciante. Il suo sguardo è fotografico, senza veli o filtri, e questo trasmette un senso di estraneità completa portandoci al cuore dell’oggetto, mostrandoci la sua vera essenza che si rivela per quella che  è. La visione del suo mondo non è certo idilliaca, ma in un certo modo malinconica, di quella consapevolezza che regala un mesto sorriso in attesa di tempi migliori. O di una bella giornata di sole.

Frequenti sono i paesaggi e le nature morte, ritoccate secondo l’occhio del pittore o abbandonate ad una luce che non può essere; mentre le figure femminili hanno quasi sempre lunghi capelli che si confondono col mondo circostante in una sorta di simbiosi ombelicale.

Non mi soffermerò su un quadro particolare perché credo che ogni opera abbia il suo tassello all’interno del percorso creativo dell’artista, ma suggerisco di osservare l’intera mostra come il viaggio di un viandante: “non è la via / che le tue orme, nient’altro; / viandante, non ci son vie / la via si fa camminando.”  (A. Machado).


Jacopo di Noto Marrella , introduzione al catalogo della mostra Las Galerias del alma.   


 “In tutte le opere, comprese quelle astratte, si coglie un’accurata precisione, spesso addirittura angosciante per le situazioni indecifrabili, perché la realtà contiene concreti motivi indecifrabili di alienante ostilità. Il suo sguardo rivela una visione del mondo non certo idilliaca, ma piuttosto malinconica come si evidenzia dal titolo della mostra “Las galerías del alma”  espressione che il grande poeta spagnolo Antonio Machado utilizzava per definire il labirinto dei mondi sotterranei e irregolari. Un concetto espresso chiaramente dallo stesso poeta […] e che il Luca fa proprio, indagando tramite il colore sul mondo interiore, come “il viaggio di un viandante”. 

Rino Tamani, Il mondo “faticoso” di Luca Compiani, Gazzetta di Parma, 24 aprile 2007  

Animalarte e dintorni …


“Di piacevole effetto il vasto campionario zoologico: dal pavone di Fiorenza Battistini al pesce scolpito da Daniele Bedulli, dal pappagallo di Ivo Bertini,  al gatto di “neve” di Luca Compiani, al raffinato grifone ad acquerello di Nicolò Costa”. 

Rino Tamani, In 25 per “AnimalArte e dintorni…”, Gazzetta di Parma, 22 maggio 2007.


 

Due volti della Pittura

La Pittura non ha piu' senso nella contemporaneità? E' una voce frequente che circola in molti ambienti dell'arte. Particolare e' anche come questo punto di vista si sia diffuso a partire dalle Università e dalle Accademie, luoghi che storicamente sono sempre stati, a posteriori, riconosciuti come ''resistenti al cambiamento'', in altre parole conservatori e tradizionalisti. Non a caso la parola ''accademico'' e' tutt'ora sinonimo di ''legato alla tradizione'' (ad esempio pittorica) in senso deteriore.

Ora alcuni ''prodotti'' di questa scolarizzazione di base vanno in giro disdegnando la parola stessa Pittura e, molto spesso, senza alcuna competenza a consentir loro di riconoscerne la ''grammatica'' e la ''sintassi'' specifica.

A prescindere dalla scottante questione di chi forma chi, nei nostri Atenei, piu' in generale l'errore principale sta, a mio parere, nel confondere, ancora una volta, i mezzi potenzialmente espressivi, con l'Arte che se ne puo' ricavare. Dobbiamo dar ragione ad un noto critico che in un suo libro stigmatizza l'assurdità di confondere una qualsiasi tela dipinta, definendola ''quadro'', con un'opera d'arte. Ma non possiamo cadere nell'errore di misconoscere il processo creativo del dipingere per il solo fatto che qualunque citrullo puo' colorare una tela e definirla ''quadro''!

Il discorso vale anche per la fotografia come per ogni altra forma d'espressione, ovviamente.
Ma in un'epoca dove impera un ''giovanilismo'' retorico insopportabile (ma non il rispetto per i bisogni dei piu' giovani, che e' ben altra cosa), cosi' come parole pateticamente ''moderniste'' (quindi sempre datate) come ''trendy'' negli anni '90 e ''cool'' in questi, riportare l'Arte alla sua ''essenza'' pare una scommessa decisamente improbabile.

Ci provano, comunque, Luca Compiani e Roberto Pinetti, artista trentenne il primo, con un bel talento pittorico che dialoga con l'astratto e l'informale del '900 come a riprendere un discorso sospeso, e 46enne l'altro, una storia di ricerca visiva alimentata da una mano felice per il disegno ma che si e' nutrita, oltre che di pittura, di installazioni, fotografia, grafica, video-animazione e quant'altro.

Diceva Egon Schiele: ''l'Arte non puo' essere moderna, l'Arte e' atavica''.
Credo possano riconoscersi in questo motto Pinetti e Compiani poiche', pur per strade diverse, convergono ad un'idea della Pittura che trova la sua autentica valenza spirituale non nelle spiegazioni a posteriori o nei titoli delle opere ma nel riconoscere al proprio lavoro la qualità di trascendere spazio e tempo. Infatti, proprio la sua bidimensionalità e la sua sincreticità percettiva (nel senso della possibilità d'essere racchiusa in un unico sguardo e non in un percorso narrativo lineare come, ad esempio, quello tracciato da un film) collocano la Pittura fuori dai paradigmi spazio-temporali che costituiscono l'impalcatura della nostra quotidianità. Uscire da questo schema e' una forma di ''trascendenza'' affine alla spiritualità e, in definitiva, l'atto piu' autenticamente rivoluzionario che sia dato compiere ad un ''mortale''.

Bruno Neumann ,  saggio introduttivo alla mostra "Due volti della pittura".

Cittadelle assediate

Cittadelle assediate, è questa l’immagine che le “uova” di Luca Compiani mi hanno immediatamente trasmesso, cittadelle assediate dal vuoto del non essere.Diceva Parmenide: “Cio che è è, ciò che non è non è ed è necessario che non sia”.Ciò che Luca Compiani ha fatto è stato chiudere la porta al non essere che sta soffocando il mondo, chiudere la porta a chi pensa, per esempio, che basti ripetere una menzogna all’infinito perché questa diventi realtà, chiudere la porta anche a chi la menzogna la crede, a chi scambia visibilità con esistenza, vendibilità con creatività, servilismo con coraggio.La necessità di cercare esistenza all’interno di una forma compiuta e il coraggio di negare l’entrata ad un vuoto, apparentemente pieno di significati, segnano, in questo momento, il lavoro di Luca, ma segnano anche la vita di molte persone alle quali l’artista rende testimonianza con il suo lavoro. G. Trevanco

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