rivoluzioni
"Si introducevano nei negozi calandosi dai tetti con le funi, ed erano abili nell'arrampicarsi usando elementi di fortuna, come le grondaie e i davanzali".
"Sgominata banda di funamboli" titola un quotidiano nazionale.
Io prima di arrestarli li premierei, e titolerei "Premiata banda di funamboli (prima dell’arresto)".
Perché è bello sapere che in un mondo così fiacco, così adiposo, privo di scintille di vita e di sussulti cerebrali, piatto come un encefalogramma, fascinoso come una minestra riscaldata, qualcuno ancora ha la forza di amare la matura, di rispettarla e dedicarle le proprie gesta, riconoscente per i doni che essa ha sparso un po’ qui un po’ là, a casaccio.
Così riconoscente da utilizzarli di notte per svaligiare negozi.
E’ l’ora di riesumare il gesto fisico, di rinnegare chi va a messa con il bmw familiare, risparmiando ben trentacinque metri di cammino.
E’ l’ora di osannare chi sfida il gelo con la moto, di santificare il pedone di medio e lungo raggio.
Fratelli, è l’ora del riciclo. Buttate le vecchie idee, i logori mezzi di locomozione, lussuosi quanto preistorici, usate il corpo per le sfide della natura, nuotate a pelle nuda nella nebbia gelida come antidoto ai vaccini malefici, nel bene e nel male, che siate topi di appartamento o rispettabili capo tribù con attico in pieno centro, imparate il valore delle cose e del corpo che con esse si sposa.
E’ così che cominciano le vere rivoluzioni. E senza una goccia di sangue.