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Un post di merda

Un nuovo ufficio, un nuovo percorso casa ufficio da memorizzare, un vecchio percorso casa ufficio da dimenticare, una nuova chiave, una nuova serratura, un vecchio mazzo di chiavi da restituire, un nuovo parcheggio, un nuovo muretto basso a rendere più insidioso il nuovo parcheggio, una nuova scrivania, un vecchio computer nascosto sotto la nuova scrivania, un nuovo open space che sembra un bunker antiatomico, un nuovo orario di lavoro, un nuovo compagno di scrivania, una nuova luce sui concetti di servilismo e autoritarismo, un nuovo autogestito smaltimento rifiuti ospitati nei cestini, una nuova assenza di muri che rende per l’appunto open lo space, una nuova incapacità di gestire le cose difficili che somiglia a quella vecchia, una nuova stanchezza onnicomprensiva, una nuova tristezza onnicomprensiva, un nuovo cesso sporco con una falena morta in un bicchiere, un nuovo ritmo di lavoro che ricorda la Corea del Nord anche a chi non sa niente di Corea del Nord, un non del tutto nuovo senso di infinita e onnicomprensiva sconfitta, una nuova cassettiera dall’aria fragile, un nuovo mobile su cui appoggiare cose vecchie, un nuovo rischio di vedere entrare un tossico con un mattone in mano da una voragine creata ad hoc nella vetrata satinata dell’ufficio, una nuova derelitta tachicardia, una nuova giustificabile misantropia, una nuova macchinetta del caffè e un nuovo distributore dell’acqua, un nuovo evidenziatore fucsia accolto in un vecchio portamatite nero, una nuova seggiola fottuta ad una nuova collega in ferie che quando tornerà dalle ferie rivorrà la sua vecchia seggiola, una vecchia e cronica insonnia, una nuova assenza di un telefono fisso, una nuova immagine di un modulo per la richiesta di mobilità che danza nella mia confusa testa di cazzo, un nuovo pavimento incrostato sotto i piedi, una nuova appartenenza non accompagnata da alcun senso di appartenenza, un vecchio zaino buttato per terra e un attaccapanni che non c’è, una nuova ostinazione a non provare nulla che assomigli a una qualsiasi forma di nostalgia, una nuova certificata inadeguatezza, una per niente nuova sciocca indolenza, un nuovo posacenere che tiene aperta una nuova porta, un nuovo fax con un nuovo numero di fax, una nuova fotocopiatrice con nuove funzioni, una nuova ilare disperazione, un vecchio caricabatterie col filo corto, un nuovo telefonino ancora nella scatola, un andare avanti per pura forza di inerzia e con niente di buono da nessuna parte, uno stare come sto che determina una vecchia o nuova impossibilità di scrivere un post che non sia un post di merda.

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