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Un affarone

Le cose sono cambiate. Non mi vengono in mente altri modi per spiegare la cosa.

Io e Camilla portiamo a letto le bimbe a giorni alterni. Prima, il giorno che toccava a me portare a letto le bimbe, già dalla mattina io avevo un’ansia addosso che non mi dava tregua. Mi svegliavo e pensavo: che due maroni, stasera è il mio turno. Lavoravo e pensavo: che due maroni, stasera è il mio turno. Facevo la pausa pranzo e pensavo: che due maroni, stasera è il mio turno. Tornavo a casa e pensavo: che due maroni, stasera è il mio turno. Arrivava la sera, le portavo a letto e pensavo: che figata, domani non è il mio turno.

Adesso invece il giorno che le porto a letto mi sveglio e penso: che figata, stasera le porto a letto, ho una scusa per non scrivere il romanzo. Questa faccenda del romanzo in effetti procede così: mi sono fissato che devo scrivere un romanzo, ma non ho voglia di scriverlo. Me lo sono imposto, pur non essendo legato da un contratto capestro che mi obbliga, pena una multa, a finire un romanzo entro un mese come successe a Dostoevskij per il romanzo ‘il giocatore’. Nessun contratto capestro, nessuna possibile multa, nessuna voglia di scrivere il romanzo, nessuna affinità con Dostoevskij, nessuna.

Il primo problema di quando scrivi un romanzo e non hai voglia di scriverlo è che non hai molta spinta, e infatti in due mesi ho scritto sì e no diciotto pagine. Sarebbero meno, in realtà, forse una decina, ma visto che ci ho messo molte ripetizioni che hanno fatto aumentare il numero di pagine sono arrivato a diciotto, ma quando il romanzo sarà finito, se continuo di questo passo non prima di ottobre 2019, le ripetizioni forse le toglierò, quindi il conto di diciotto pagine è fasullo. La mia totale assenza di spinta si capisce anche dal fatto che quando la sera mi metto lì col computer acceso ogni scusa è buona per non scrivere il romanzo ma fare altro. Per fare un esempio, questo post da un lato è una specie di confessione che il romanzo che sto scrivendo non voglio scriverlo, dall’altro è solo un modo per non scrivere il romanzo che non voglio scrivere. Per fare un altro esempio, adesso sta per cominciare l’importante torneo di tennis ATP 1000 indian wells, torneo che l’anno scorso ha visto federer arrivare in finale guadagnando 600 punti che quest’anno è bene che confermi arrivando di nuovo in finale, o meglio ancora incrementi vincendo il torneo, e l’idea di scrivere il romanzo che non voglio scrivere quando potrei andare sul sito tennisworlditalia e leggere qualche nuova intervista a federer mi sembra inaccettabile. Per cui quando avrò finito questo post che è per metà una confessione e per metà un trucco, ma forse più trucco che confessione, non credo che scriverò qualche pagina del romanzo che non voglio scrivere, ma credo che leggerò le interviste a federer e a nadal alla vigilia di indian wells.

Il secondo problema di quando scrivi un romanzo e non hai voglia di scriverlo è che difficilmente quello che scrivi ha un valore. In teoria, dal momento che scrivo poco, si potrebbe supporre che le poche frasi che scrivo siano molto meditate quindi in un certo senso molto buone, o almeno buone, e invece no. Fanno schifo. In sostanza, mi trovo nella strana condizione di chi si obbliga a scrivere un libro che non vuole scrivere, che lo scrive lentamente, lo scrive di merda e sa di scriverlo lentamente e di merda, quindi prepara le cose in modo da infliggersi questa punizione a lungo. Un affarone.

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