Tesoretto
La maggior parte della gente non l’ha capito. Pensano si tratti di un’immagine astratta, simbolica, un vezzeggiativo carino in mezzo a una truppa di termini tecnoburocratici come extragettito o introito erariale. Una tendina rosa di tulle alla finestra della stanza dei bottoni. Un serissimo gessato accompagnato da una cravatta con disegnati due orsetti che si inculano su un alveare.
Non è così. Non è astrazione. Non c’è simbolismo.
Subito dopo la cerimonia della campanella, quando a un presidente del consiglio ne succede un altro, il presidente del consiglio uscente, di solito approfittando di un momento di generale distrazione, sussurra al presidente entrante: tra dieci minuti fatti trovare nella stanza con gli arazzi, al secondo piano, subito dopo il bagno con gli affreschi, non fare domande, fatti trovare lì e basta.
Il presidente del consiglio entrante, dopo un attimo di esitazione, comincia a pensare a una buona scusa da fornire a tutti, presidente della repubblica, sottosegretari, giornalisti e maestranze, solitamente la trova – ogni presidente del consiglio entrante ne trova una diversa – dopodiché con aria fintamente disinvolta, osservando quadri, a volte persino fischiettando, fa in modo di trovarsi nella stanza con gli arazzi.
Dopo qualche istante, questa è la prassi, da dietro una colonna appare il presidente del consiglio uscente con un forziere 30 per 20 per 15 centimetri in mano.
Tieni, dice il presidente del consiglio uscente consegnando al suo successore un forziere e una chiave. Cos’è? Dice il presidente del consiglio entrante. E’ il tesoretto, dice il presidente del consiglio uscente. Il tesoretto? Dice il presidente del consiglio entrante. Esatto, il tesoretto, dice il presidente del consiglio uscente. Pensavo fosse un po’ più simbolico, dice il presidente del consiglio entrante. Liberati dalla tirannia dei simbolismi, dice il presidente del consiglio uscente. Ci proverò, dice il presidente del consiglio entrante. Sarà il caso che ci riesci, dice il presidente del consiglio uscente. Allora lo prendo io questo tesoretto? Dice il presidente del consiglio entrante. E’ tuo, tienilo, ma non aprirlo se non quando è realmente necessario. Dice il presidente del consiglio uscente prima di scomparire dietro una statua del Canova.
A quel punto, non succede sempre ma quasi, il presidente del consiglio entrante, dopo aver atteso un attimo per sicurezza, vinto dalla curiosità di capire come è possibile che dentro un forziere 30 per 20 per 15 centimetri ci siano nascosti dei miliardi – saranno assegni? Si chiede. Titoli? Minuscoli diamanti rarissimi? Un disegno di Leonardo? – infila la chiave nel forziere e apre.
Un trionfo di banconote da 5, 10, 20, 50, 100, 200, 500 euro si libera nell’aria come coriandoli a una festa di carnevale, mentre il presidente del consiglio entrante, vergognandosi di sé, si chiede dove trovare un maggiordomo riservato che riesca a rimettere tutto a posto.