Senza se ma con qualche ma
L’altro giorno ho rivisto un amico che non vedevo da un po’. Stava salendo su una bici. Non l’ho visto bene. Occhiaie, barba a chiazze, la camicia non stirata. Come va? Gli ho detto. Eh, così. Mi ha detto lui. Mi spiace, gli ho detto io. Non ti devi mica dispiacere, mi ha detto lui. Non va male. Ha aggiunto. Ah, allora bene. Gli ho detto io. Bene cosa? Mi ha detto lui guardandomi con aria sospettosa. Bene che non va male. Gli ho detto.
Stavo per andare via, poi mi sono ricordato che tempo fa gli avevo prestato venti euro. Ero indeciso se chiederglieli indietro. A me non è che piaccia tantissimo chiedere indietro i soldi, però non ne avevo, non avevo nemmeno il bancomat, e poi lui aveva detto che le cose non gli andavano male come sembrava.
Lui deve aver capito che avevo un dubbio in testa, per cui mi ha anticipato e mi ha chiesto: cos’è? Cosa vuoi? Che ti serve? Ci sarebbe una cosa, gli ho detto io vergognandomi un po’. Una cosa cosa? Mi ha detto lui. Quei venti euro, ti ricordi? Gli ho detto io. Quali venti euro? Mi ha detto lui. Quelli che ti ho prestato una volta, sarà stato il mese scorso o quello prima, quella volta che dovevi andare a mangiare la pizza. Gli ho detto io. Ah, quelli. Mi ha detto lui con una specie di noia indispettita sulla faccia. Erano venti? Sei sicuro? Ha aggiunto. Mi sembra di sì. Ho detto io. Quindi non sei sicuro. Ha detto lui. Sì, mi sembra proprio di sì. Ho detto io. Ti sembra o sei sicuro? Ha detto lui. Sono sicuro. Ho detto io. Una banconota da dieci e due da cinque. Una delle due banconote da cinque aveva un’orecchia nell’angolo. Ho aggiunto io inventandomi un dettaglio. Venti euro, può darsi. Ha detto lui sempre con quella noia indispettita sulla faccia. Poi ha cominciato a fare cenno di sì con la testa e dopo mi ha salutato dicendomi: allora ciao eh, ciao.
Scusa, ma come rimaniamo d’accordo? Gli ho chiesto. In che senso? Mi ha chiesto lui. Quei venti euro, quando pensi di darmeli? Gli ho chiesto io. Lui ha alzato la testa, ha guardato le nuvole nel cielo con un’aria filosofica e dopo una pausa abbastanza lunga ha detto: tu credi nella democrazia, vero? Io non sapevo cosa rispondere. Tu credi nella democrazia? Ci credi o non ci credi? Ha insistito lui. Io sì, ci credo. Ho detto io poco convinto. Ci credi senza se e senza ma? Ha chiesto lui. Guarda, non mi piacciono molto queste espressioni. Ho detto io timidamente. Quali espressioni? Ha detto lui accigliandosi. Senza se e senza ma. Ho detto io. O ci credo o non ci credo. O magari ci credo senza se ma con qualche ma. Comunque sì, alla democrazia ci credo. Ho aggiunto.
Lui ha cominciato a scuotere la testa, ha ripreso a guardare il cielo e mi ha detto: beh, se ci credi non puoi non essere d’accordo con me sul fatto che non posso decidere da solo se darti o non darti quei soldi. Non posso non essere d’accordo se devi darmi o non darmi quei soldi. Ho mormorato io, stordito da tutte quelle negazioni. Bene, vedo che siamo d’accordo. Ha detto lui risalendo sulla bici.
E quindi cosa vuoi fare? Gli ho chiesto dopo un attimo. Chiederò il parere del mio popolo. Ha detto lui spingendo in fuori il petto. Tu hai un popolo? Gli ho chiesto io. Si chiama democrazia: potere al popolo. Ha detto lui. Tu hai un popolo? Gli ho chiesto di nuovo. Se per esempio il mio popolo mi dicesse che il mio debito è da rinegoziare, io dovrei tenerne conto, non credi? Mi ha chiesto lui. Tu hai un popolo? Gli ho chiesto per la terza volta. Se il mio popolo mi dicesse che ti devo dare solo dieci euro, e in monetine da un centesimo, cosa dovrei fare? Chi sono io per voltare le spalle al mio popolo, con tutto quello che il popolo ha fatto per me? Si chiama democrazia, sai? Democrazia. Ha detto lui partendo con la bici in direzione periferia.
Ma pensa, ha un popolo. Ho detto tra me guardandolo allontanarsi.
mi stavo domandando come sarebbe andata a finire la conversazione se a un certo punto avessi scoperto che i venti euro non te li avesse chiesti lui ma un altro che gli somigliava un po’ e che aveva la stessa bicicletta. sono pronto a scommettere che ti saresti sentito immotivatamente imbarazzato. no?