Zumba•Blog

Se esiste l’ineluttabilità  positiva

– Rogerwi.
– Come?
– Puoi chiamarmi Rogerwi.
– Che starebbe per Rogerwinner?
– Esatto.
– Ah!

Granny Smith si rialza dal letto di biada, rimette le mutande provviste di doppio alone  beige/marron e scoreggia sorridendo a Roger.

– Ti piacerebbe, stallone.
– Non sono uno stallone, sono un merdosissimo pony unicorno di ultima generazione.
– Se è per questo non sei neanche un winner.
– Come lo sai?
– Tutti lo sanno a Equestria. Tutti.
– Tutti?
– Tutti. Persino Big Macintosh. Persino Spike. Tutti.
– Oh. E cosa dicono?
– In che senso?
– Di me, della partita, del serbo. Cosa dicono?

Granny comincia a raschiare il pavimento di carbon fossile con gli zoccoli fosforescenti e si soffia via dal muso rade ciocche di criniera stopposa.

– Sicuro di volerlo sapere?
– Sicuro? Ah, non chiedermelo. In questo momento non sono sicuro di niente. Hai visto come ho giocato il quarto set? Ti sembra il modo di giocare di un pony sicuro di qualcosa?
– Non ho visto il quarto set.
– E il terzo?
– Nemmeno il terzo.
– Il secondo?
– No, nemmeno il secondo.
– Il primo? Il primo l’hai visto?
– No.
– Allora di sicuro avrai visto il quinto.
– Coglione, non ho visto la partita ma so che quest’anno è finita in quattro set. Per chi cazzo mi hai preso, per quella troietta di Scootaloo?

Roger non si decide ad alzarsi. Si rotola nella biada grattandosi la schiena rasata e guarda verso nord ovest dove campeggia il frutteto di Applejack, che Roger associa a teneri ricordi di crostate e pissing coprolalico. Che zoccolaccia quella Applejack, non riesce a impedirsi di pensare Roger prima di scuotersi, asciugarsi le guance sudate con le cavigliere di spugna e rivolgersi nuovamente alla sua attempata concubina.

– Granny, perché non hai visto la partita?
– Davvero non l’hai capito?
– No.
– Prova a pensarci, Roger.
– Ci ho pensato, credimi, ma non lo capisco.
– Fai uno sforzo.
– Ne ho già fatti troppi ieri in finale. Dimmelo e basta.
– Cosa ti dice l’intuito, Roger?
– L’intuito mi dice solo che se non mi rispondi entro tre secondi potresti fare una brutta fine. Porca puttana, Granny, perché cazzo non hai visto la mia partita?

Granny prende a singhiozzare girando in tondo per la stalla. Soffia, si dimena e lascia uscire dal buco posteriore incontrollabili gocce di urina al gusto di orzata.

– Perché piangi, Granny?
– Secondo te perché piango, Roger?
– Mi sembrava di aver già chiarito che non sono intuitivo e che non voglio esserlo. Nel mio mondo ideale quando faccio una domanda ricevo subito una risposta.
– Questo non è il mondo ideale, Roger.
– Certo che lo è. Siamo a Ponyville, cazzo.

Granny sorride sarcastica titillandosi lo sfintere con un forcale di gomma arabica dal manico vibrante che qualche burlone deve aver lasciato nella stalla.

– Roger, Roger, hai una visione così ingenua del reame di Equestria.
– Dimostramelo.
– Lo sapevi che Princess Celestia ha lasciato che a dorare il suo corno fosse un nuovo artigiano di Canterlot, senza prima indire un referendum consultivo tra noi pony?

Roger, sbalordito, si mette tutti e quattro gli zoccoli davanti alla bocca.

– Ecco, vedi che non è il mondo ideale?
– Scusa, Granny, non avevo idea di questa deriva autoritaria di Princess Celestia.
– La prossima volta pensaci bene prima di esprimere certi giudizi.
– Senz’altro. Adesso però me lo dici perché piangevi?
– Non per te, Roger. Non piangevo per te.
– E per chi allora?
– Per lui.

Granny punta lo zoccolo lontano, oltre la stalla, oltre il frutteto di Applejack, oltre la boutique di Rarity, oltre il castello di Princess Cadence, oltre i confini del reame di Equestria, e poi ancora oltre, oltre i possedimenti del diabolico Discord, e poi ancora oltre, oltre il mondo immaginario in cui pony e unicorni si trovano a condurre una vita tutta fatta di scaramucce, risate ultrasoniche e merda a pallettoni, fino a raggiugere chi sta scrivendo questo post.

– Oh, lui.
– Sì, lui.
– Perché piangi per lui e non per me?
– Già, perché? Perché, Roger?
– Granny, vaccatroia, saltiamo la fase in cui mi chiedi il perché, almeno questa volta, e rispondimi, porca la merda.

Granny sospira, scuote la testa, poi parla.

– Roger, tu hai trentatré anni, una moglie che ti adora, quattro figli che stravedono per te e quella puledra di Lindsay V. che non vede l’ora di farsi infiocinare, sei così ricco che se ti compri un miliardo di selle hasbro deluxe al giorno potrai continuare a comprarti un miliardo di selle hasbro deluxe al giorno fino al giorno in cui quella lorda di Pinkie Pie tornerà vergine, sei tuttora il numero due della classifica e nessuno ti può togliere il titolo di più forte giocatore della storia di questo sport, hai giocato una semifinale contro il pegaso inglese che ci ha fatto tutti sbrodolare di goduria, quel passante di rovescio tutto polso a due punti dalla fine è una roba che resterà per sempre negli annali, l’unicorno serbo forse vincerà ancora quattro o cinque titoli ma non arriverà mai a diciassette, e se anche ci arriverà, ma non ci arriverà, ci arriverà senza essere considerato da nessuno, neanche da sua moglie, neanche dal suo allenatore, neanche da se stesso, cazzo, alla tua altezza, in sostanza hai tutto di tutto tranne il diritto di piangerti addosso, quindi io per te non ci piango, no, vaffanculo, piango per lui, perché lui ieri girava come un coglione per il centro di Bologna, in bici, da solo, al sole, pensando alla tua partita e già pregustando il post che avrebbe scritto su di te, un post che sarebbe stato ben diverso da quello di un anno fa perché stavolta tu avresti vinto, era certo, non c’era dubbio che stavolta tu avresti vinto e il coglione serbo avrebbe perso, e lui mentre girava per piazza delle sette chiese e quel cazzo di pavé gli faceva vibrare il culo e il sudore scendeva a torrenti fin dentro le mutande pensava a quanto fosse giusto rispolverare noi cazzo di little pony, capisci?, noi cazzo di little pony, forse per l’ultima volta, e anche dopo il giro in bici quando è andato al cinema al solo scopo di far passare del tempo e arrivare a casa dopo le sei quando ormai la partita doveva per forza essere finita con la tua vittoria, mentre guardava il film pensava un po’ alla partita ma soprattutto al taglio da dare al post, un post che avrebbe dovuto prendere il via da Rogerwi come l’altro aveva preso il via da Rogerlù, due post analoghi ma opposti come opposte sono vittoria e sconfitta, era giusto così, pensava dentro il cinema, di più, era necessario, era inevitabile, e tutte queste riflessioni, questo senso di ineluttabilità positiva, se esiste l’ineluttabilità positiva, questo presagio di ultima occasione colta e non lasciata andare affanculo l’hanno accompagnato per tutto il film con la dolcezza che hanno le carezze che a volte gli fa Nora prima di tirargli delle martellate nella testa, e questa dolcezza, questa sensazione o quasi percezione dell’imminente scoperta che le cose sono andate bene perché stavolta non potevano che andare bene, questa sensazione o quasi percezione è durata anche dopo, mentre lui tornava a casa percorrendo per la prima volta la cosiddetta tangenziale delle bici che passa tra i viali di Bologna, e poi mentre apriva la cantina e ci infilava dentro la bici, e poi mentre saliva le scale con appena troppa fretta per chi dovrebbe avere dalla sua la forza dell’ineluttabilità positiva, e poi mentre entrava in casa e accendeva il computer, e poi mentre si stava aprendo il sito tennisworlditalia che offre la cronaca punto per punto delle partite finali di quel torneo, e quella dolcezza è finita dopo pochissimo, perché quando si è aperto il sito e lui ha cliccato sul link della diretta della finale è apparsa la scritta che il serbo stava vincendo 2 set a 1 e il punteggio nel quarto era di 5-3 sempre a favore del serbo, e dopo nemmeno un minuto il serbo come sai bene ha vinto anche quel game, la partita e il torneo, quindi per te, Roger, io non ci piango nemmeno scannata, mentre per lui sì, altroché se piango, sì, per lui sì, sì.

Roger sposta gli occhi nuovamente a nord ovest. Adesso il frutteto di Applejack gli sembra tristissimo, le mele hanno l’aria di essere tutte marce e non è più sicuro di quel pissing coprolalico. Forse l’ha solo immaginato tra un allenamento e l’altro.

– Dimmi un’ultima cosa, Granny. Perché non hai guardato la partita?
– Avevo di meglio di fare.
– Di meglio? Cosa c’è di meglio della finale?
– Prova a pensarci, stavolta è facile. Persino un cazzone antiintuitivo come te può farcela. Addio Roger.
– Addio Granny, sei stata la scopata più bella della mia vita.
– Tu no.

Granny Smith trotta fuori dalla stalla senza girarsi mentre Rogerwinner comincia a riflettere.

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *