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Quanto conta tutto questo

Ci sono di quei libri, così penso io, che è giusto disprezzare senza leggerli e anche senza saperne niente. Per esempio ‘donne che amano troppo’. L’ho letto, io, ‘donne che amano troppo’? No. Ne so qualcosa? Niente. Questo mi impedisce di discuterne con cognizione di causa? Macché.
Il libro ‘donne che amano troppo’ lo odio un po’ perché lo associo a tutta una serie di altre cose che per me rappresentano l’apice della merderia – una galassia popolata da epifenomeni come il the verde, la capoeira, lo yoga, i ristoranti etnici, il giainismo, la profezia di Celestino, il terzo occhio, la passiflora, il saluto al sole, i vegani, le tisane rilassanti, i fiori di Bach e altri orrori di questo tenore -, e un po’ perché ‘donne che amano troppo’ appartiene a quel sottobosco di pubblicazioni che più o meno servono a trasmettere il messaggio che le donne amano troppo in quanto amano molto, e amano molto in quanto sono molto sensibili, e sono molto sensibili in quanto naturalmente a contatto col proprio lato emotivo, cosa che non si può dire degli uomini.
Queste sono cazzate, è chiaro, lo sapete voi e lo so io, esattamente come è una cazzata che le persone omosessuali sono più sensibili di quelle non omosessuali. Osservazione quest’ultima forse non direttamente collegata col libro ‘donne che amano troppo’ ma che mi dà modo di esprimere una volta di più un’omofobia strisciante che se ho ben capito non è legalmente punibile se espressa su blog con formula dubitativa, e io, perché no?, dubito, diciamo che dubito, dubito su tante cose, facciamo che dubito anche sulle cose su cui dubito di dubitare, ma forse sbaglio.
La strategia che adotto quando mi capita di pensare a un libro che secondo me è una merda è provare a immaginare che il libro non sia la merda che so che è anche se non l’ho letto né ne ho sentito parlare granché, ma sia un’altra cosa molto migliore e ovviamente scollegata dalle merdate new age. L’ho fatto anche con ‘donne che amano troppo’, che potrebbe essere la storia di un gruppo di donne caratterizzate da una serie di elementi che le accomunano, tra cui:
1. Estrema resistenza all’introspezione.
2. Misantropia, misoginia e odio profondo per la misandria e per l’omofilia.
3. Passione smodata per i soffoconi.
4. Visione compulsiva di filmati tennistici al computer.
5. Attrazione insana per Anthony Troppo, uomo cattivo, sporco, sospettoso, a sua volta caratterizzato dalle medesime succitate cinque caratteristiche (la quinta più che le altre quattro) e buon amico di Steve Buscemi, Vinnie Colaiuta, il principe Giovannelli e Lee Tuttobene.

Un altro di quei libri è ‘i no che aiutano a crescere’. Non lo associo alle stesse cagate di ‘donne che amano troppo’ ma ad altre non meno perniciose (comitati dei genitori dei bimbi delle scuole materne e degli asili nido, rapporto numerico tra bambini e maestre, assemblee straordinarie, pedagogiste di quartiere con la passione del the verde, ASP, referendum sui fondi alle scuole private e su tutto sindacati che organizzano gli scioperi di venerdì, sempre di venerdì oppure magari di lunedì se poi martedì è festa, chissà come mai non di mercoledì, direi quasi che sono delle facce di merda quelli dei sindacati, seppur fingendo con discreta convinzione di dubitarne a scopi autoconservativi), e anche con ‘i no che aiutano a crescere’ ho trovato un modo per farmelo piacere anche se so senza saperlo che si tratta di una merda di libro.
I no che aiutano a crescere non sono quelli che i genitori dicono ai figli. Sono quelli che i figli dicono ai genitori. E’ così.
A costo di dire una merdata più grossa di quelle scritte nei libri che non leggo per ottimi motivi, non posso far finta di non sapere, e di non sapere che è giusto che lo sappiate anche voi se ancora non lo sapete, che sono più io a imparare dalle mie figlie che viceversa, sono più loro a insegnare a me che viceversa, sono più obbligato io a crescere grazie ai loro no, i loro rifiuti, le loro cazzo di opposizioni e provocazioni, che viceversa. E non credo che questo cambierà mai. Né, se posso permettermi, che riguardi solo me.
In ogni caso, per quanto sia importante tutto ciò (lo scivoloso ruolo di padre, il pendolo tra autorevolezza e narcisismo, le inversioni di ruolo, la paura mascherata e la spavalderia sbandierata), e che sia importante come si fa a dubitarlo?, è chiaro che conta un po’ meno di un cazzo di niente rispetto al fatto che questo pomeriggio Roger Federer ha perso con Rafael Nadal per la quarta volta su quattro nel 2013 e per la ventiduesima volta su trentadue totali.

2 commenti

  1. Li ho, li ho! Li ho entrambi! Banalmente pallosi e ovviamente non li avrei mai acquistati, dono di chi non sa cosa regalarti a Natale e pensa a qualcosa di pseudo-intellettuale e magari adatto ad una madre, moglie, donna in generale. No comment. Se vuoi ti regalo anche le 100 cose da fare a Milano (o qualunque altro posto al mondo). Ah, e poi immancabili: ci sono i bellissimi manuali di problem solving e marketing avanzato vicino ai volumi di cucina (che son tutti uguali, che palle).

  2. piuttosto DFW-iano il pentalogo relativo a “donne che amano troppo”. DFW-WHO? aggiungerebbe il buon WR2 se leggesse questo post e se avesse qualcosa da aggiungere.

    forse non c’entra niente ma ti interesserà sapere che io sto leggendo “il linguaggio segreto dei neonati”. un libro la cui lettura definirei impegnativo, più impegnativo, per esempio, di quel libro con poca punteggiatura riassumibile in sei parole il cui protagonista ha una moglie irlandese un po’ zoccola di nome molly.

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